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Maggio: l’inizio di una lunga lotta verso un nuovo spazio

 

Oggi più che mai diventa indispensabile alzare la testa e ripartire con le lotte per difendere in primo luogo quei diritti che ci vengono tolti anno dopo anno.

 

Rialzare la testa significa, ad esempio, contrastare la forte mancanza di incisività che caratterizza la Cgil della segreteria Camusso, che di fronte ai numerosi attacchi portati avanti dal governo, dalla CONFINDUSTRIA e dai suoi amici Cisl, Uil e Ugl stenta a parer nostro a mettere in piedi le lotte necessarie per dare un segnale realmente forte e incisivo alla controparte, privilegiando al contrario il solito schema della governabilità e smorzando le possibili iniziative di lotta che partono dal basso.

 

Rialzare la testa significa contrastare anche l’avanzata della riforma gelmini, una riforma che non è stata presa in considerazione dal nuovo governo tecnico. Risulta evidente come quella riforma, che sempre più riduce il soggetto che studia ad un numero utile al capitale, sia parte di una strategia ben precisa che include le riforme del lavoro e delle pensioni. Non bisogna dimenticare le lotte che hanno caratterizzato le stagioni passate nelle scuole, ma si deve continuare a contrastare queste leggi, giorno dopo giorno fino alla loro caduta, per un istruzione libera e che metta al centro non il capitale ma il soggetto che si forma.

 

Ed è proprio dal basso che si devono alzare i cori di protesta, mettendo da parte quella logica della delega, per riprendersi il proprio destino e lottare fino alla vittoria. Qualche piccolo segnale che indichi quella direzione comincia ad arrivare dalle battaglie che i lavoratori della fiat portano avanti con perseveranza; d’altra parte, le lotte della val Susa o gli accadimenti del 15 ottobre a Roma rappresentano segnali ancora più concreti, ai quali è necessario dare continuità. Consapevoli che la nostra controparte non resterà a guardare e che la mano repressiva ci colpirà nuovamente dopo i blitz fatti contro il movimento no tav e i manifestanti del 15 ottobre, senza cadere tuttavia in nessun tipo di vittimismo e nemmeno impostando le nostre battaglie in risposta alla repressione, dobbiamo essere in grado di rilanciare le lotte con determinazione, affermando chiaramente che non faremo alcun passo indietro e che per riprenderci il nostro futuro siamo disposti a tutto.

 

Da qualche tempo ci stiamo ponendo la domanda “Ma cosa sta succedendo a Modena, la nostra città?”

La “rossa” Modena è diventata ormai da anni un vero e proprio laboratorio della “legalità”, nel quale si sperimentano provvedimenti securitari e una forte repressione verso qualsiasi forma di dissenso: ne sono chiari esempi le ordinanze anti-alcool e le pesanti restrizioni imposte agli antifascisti modenesi. E potremmo continuare con l’elenco delle misure liberticide attuate nella Modena “legalitaria”, dove lentamente cominciano a delinearsi i legami tra governance cittadina e criminalità organizzata, nella Modena del lager denominato Cie, nella Modena “rossa” dove ai fascisti viene concesso uno spazio sempre crescente. Quattro antifascisti sono ancora agli arresti domiciliari, dopo aver già subito tre mesi di misure cautelari opprimenti e ingiustificate, immigrati vengono portati ai cie mentre si sposano e nei luoghi di lavoro dilaga l’incertezza sul futuro, grazie a una politica industriale sempre più utilitaristica e inefficiente.

 

E’ proprio il mondo del lavoro modenese che ci lascia perplessi. Anche nella nostra città assistiamo a una delle più grosse contraddizioni che la Cgil si porta dietro da sempre, l’ambiguità. Da un lato la scelta di affiancare Csil e Uil nelle commemorazioni tenutesi a Modena il 9 gennaio e il 1° maggio di quest’anno, nonostante le due organizzazioni sindacali abbiano fatto la scelta di salire sul carro dei più forti accettando quelle imposizioni che comprometteranno pericolosamente il futuro dei lavoratori, ma dall’altro lato la partecipazione con la Fiom alla lotta contro il modello Marchionne negli stabilimenti Fiat, scelta che ha determinato l’esclusione della stessa Cgil dalle trattative. Dunque è evidente come sia necessario che la Cgil, a Modena come nel resto del Paese, prenda una posizione chiara e si ponga inequivocabilmente dalla parte dei lavoratori.

 

Anche il mondo studentesco modenese non è stato risparmiato dall’ondata reazionaria che si sta abbattendo sulla nostra città. Ed abbiamo assistito ad un silenzio assordante di fronte alla mano repressiva che si è abbattuta sugli studenti modenesi dopo le mobilitazioni dell’autunno scorso. Nonostante ciò, i giovani hanno saputo reagire ai vari attacchi, riuscendo a riorganizzarsi e a smontare tutto il teorema messo in piedi per denigrarli e per sminuire il valore politico delle loro rivendicazioni, e giorno dopo giorno hanno continuato a portare avanti le lotte all’interno della scuole.

 

Oltre al mondo del lavoro e a quello della scuola, nel laboratorio “legalitario” modenese anche la socialità dal basso viene colpita in maniera sistematica proprio in nome della “legalità”. A far morire la città stessa sono ordinanze restrittive, ma anche gli sgomberi ripetuti degli spazi sociali. Si è partiti dall’esperienza di Libera a Marzaglia, uno spazio sociale sgomberato per far posto ad un autodromo, inutile per la città ma propagandato da certe istituzioni modenesi come simbolo di “progresso”. Le manovre di silenziamento della socialità a Modena hanno raggiunto l’apice con i cinque sgomberi consecutivi del centro sociale Guernica, un’esperienza quest’ultima che ha portato in città una ventata di aria nuova, dando vita ad una socialità che è partita dal basso e si è articolata fuori dagli schemi imposti alla cittadinanza dalla governance modenese. Nei periodi in cui si potuto tenerlo in piedi, centinaia di persone hanno attraversato lo spazio, attratti dalle numerose attività culturali, oppure per trascorrere semplici momenti ludici o addirittura per pura curiosità, ma sempre rispettando i valori fondamentali dell’antifascismo, dell’antirazzismo e dell’antisessimo.

Proprio su quest’ultimo argomento vogliamo soffermarci, perché riteniamo che la crisi attuale non sia solo di natura finanziaria, ma anche profondamente culturale. Vogliamo quindi ribadire l’importanza di avere uno spazio sociale a Modena, un luogo dove la gente possa riscoprire il piacere di pensare ed agire in modo autonomo, rifiutando l’omologazione che viene imposta dal potere costituito ai cittadini con sempre maggiore violenza.

 

Per questo riteniamo che maggio 2012 debba essere un mese di passaggio tra il mese di aprile, durante il quale come Guernica abbiamo portato avanti una serie di iniziative sul tema dell’antifascismo, e giugno, mese che servirà per rilanciare le nostre lotte e per la realizzazione di un nuovo spazio sociale in città. Riteniamo che sia importante tornare a far sentire la voce di chi lotta nei posti di lavoro contro la riforma che ci vogliono imporre, nelle scuole, nelle piazze e nelle vie, per riappropiarci della nostra vita e per abbattere questo sistema fondato sulle leggi rapaci del capitale e della finanza, un sistema che ha clamorosamente fallito e che vuole scaricare sulle classi subalterne le conseguenze del proprio fallimento. A sarà dura

 

Network Antagonista Modenese

Guernica

C.A.S. Modena

PrendoCasa Modena

C.C.C.P.

 

 

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