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Accenni di rivolta dei migranti rinchiusi a Lampedusa

Dopo giorni di prigionia caratterizzata da sempre più precarie condizioni di sopravvivenza, i magrebini dell’isola si sono presi in una volta sola quello che le autorità regolatrici del traffico di esseri umani hanno da giorni cominciato a razionare.

Le assurde condizioni di vita create dal confinamento dei migranti sull’isola infatti non si “limitano” a notti passate all’addiaccio con coperte di carta, e all’assenza (o assoluta insufficienza) di servizi igienico-sanitari elementari, ma comprendono anche una sempre più elevata scarsezza di viveri e acqua.

Di fronte a queste imposizioni i quasi cinquemila “ospiti” di Lampedusa hanno divelto uno dei meccanismi di regolazione e irreggimentazione delle loro vite acuendo la crisi del folle sistema di gestione dell’“emergenza immigrati” creata ad hoc dal governo sulla loro pelle.

Nonostante le parole rassicuranti del Ministro dell’Interno, il leghista Maroni, sull’imminente apertura del più grande lager europeo (l’ex residence degli aranci di Mineo) e sulla conseguente deportazione lì dei richiedenti asilo, diventa sempre più palese la difficoltà di gestire il flusso di migranti, che i conflitti nord-africani stanno portando in Europa dalle sponde meridionali del Mediterraneo, con il sistema dei CIE e, più in generale, della regolazione delle migrazioni attraverso accessi selettivi e lager di Stato.

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