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Wilkommen, Herr Draghi!

Grida di giubilo sono emesse in questi momenti da Berlusconi e dai partiti tutti per la nomina di Mario Draghi alla presidenza della Bce. Eppure ci sarebbe ben poco da cantar vittoria, visto che l’italiano è ribattezzato spesso “il tedesco” per la sua affinità alle linee di politica economica della BundesBank. Non per niente anche la Merkel ha parlato subito di “buon segnale” per la Germania.

Linee di politica economica, quelle di Herr Draghi e della Germania, spesso contrarie, anche per motivi interni, al salvataggio dei Pigs, ovvero dei paesi della sponda nord del Mediterraneo ad alto rischio di crisi di liquidità e solvibilità. La manovra di Tremonti in arrivo, con il suo carico di tagli (fino a 43 miliardi di euro da qui al 2014) rientrerà in quella politica economica lacrime e sangue che aggiungerà il nostro paese alla lista di quelli a sovranità limitata, costretti nell’abbraccio mortale di agenzie di rating da una parte e istituzioni monetarie internazionali dall’altra, con l’appoggio delle economie “stabili” dell’Ue come appunto quella tedesca. E’ evidente in questi giorni il panico tra le banche in Borsa dopo le uscite delle agenzie di valutazione..e siamo appena all’inizio!

Come lucidamente scritto su Senza Soste, con la nomina di Mario Draghi alla Ue si apre simbolicamente allora una fase in cui il governo del paese sarà in mano alla speculazione internazionale. Eppure l’immagine da tedesco di Draghi si scontra con il suo passato, quando ai servigi della Goldman Sachs ebbe molto probabilmente un ruolo (o quantomeno un difetto di attenzione [sic!]) nel controllare i bilanci truccati della Grecia che hanno portato fino al tracollo ellenico di questi mesi.

Draghi era divenuto dipendente dalla Sachs nel 2000 per occuparsi proprio dei debiti dell’istituto di credito con gli stati europei. Goldman Sachs ha guadagnato circa 300 milioni di dollari per questi «consigli».Non c’è che dire, gli squali della finanza sanno sempre dove muoversi e quando farlo…

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