InfoAut
Immagine di copertina per il post

‘When Maggie Thatcher dies…’. Morta l’Iron Lady del neoliberismo

Alfiere dell’ultraliberismo conservatore, la storia si ricorda di Margaret Thatcher soprattutto per la sua battaglia – sanguinosa – contro i minatori e i loro sindacati impegnati nello sciopero più drammatico della storia moderna inglese, un anno intero di lotta con cui gli operai si opponevano alla chiusura delle miniere di carbone.

MINATORI – Tutto cominciò nel marzo 1984 quando l’ente minerario nazionale, la Ncb, annunciò un piano di chiusura dei pozzi che implicava la riduzione della produzione di 4 milioni di tonnellate e la perdita di 20.000 posti di lavoro. Si apriva un anno di lotte, violenze (dieci persone furono uccise dalle violenze poliziesche, oltre a migliaia di feriti) , arresti, processi, picchetti duri ma anche di straordinaria solidarietà dal basso. La Thatcher, in tutto l’anno di scontro, non indietreggiò un millimetro arrivando a definire i minatori sindacalizzati “il nemico interno”.

La ‘guerra’ delle miniere finì il 3 marzo 1985 con la sconfitta dei minatori e del loro principale sindacato, la Num, che non riuscirono a fermare il piano di chiusure e che ripresero il lavoro in attesa del loro turno di essere definitivamente mandati a casa.  L’opera thatcheriana fu poi proseguita dal suo successore, John Major, che nel 1992 annunciò un altro giro di chiusure di pozzi e nel 1994 privatizzò definitivamente la società pubblica del carbone. La battaglia dei minatori ebbe profonde ripercussioni anche nel partito laburista, che in quegli anni iniziò la sua parabola di avvicinamento alle politiche socialdemocratiche sfociate poi nel cosiddetto “New Labour” di Tony Blair ed epigoni vari.

POLL TAX & HOOLIGANS – Privatizzazione fu anche la parola d’ordine per le aziende pubbliche di vario tipo, mentre mano libera veniva data alle imprese, in particolare in termini di licenziamenti ed assunzioni. Il risultato fu una super-precarietà di tipo ‘reaganiano’ del mercato del lavoro, con pochi eguali in Europa occidentale, e un guadagno tumultuoso per i capitalisti inglesi, tornati ad accumulare dopo una lunga stagnazione.

Oltre all’economia, la Thatcher ha lasciato pesanti tracce di sè nel campo dei diritti civili e politic, oltre che negli stadi di mezza Inghilterra con la cosiddetta “guerra contro glihooligans“, di cui ancora oggi si trovano lasciti nei cori dei supporters del Liverpool, molti dei quali portuali e minatori, prima che tifosi dei Reds (clicca qui). Alla Thatcher gli “hools” attribuiscono inoltre le responsabilità e le azioni di insabbiamento legate al disastro di Hillsborough (1989) nel quale morirono un centinaio di supporter del Liverpool.

Singolarmente, per una conservatrice, la Thatcher vide l’inizio della fine con l’introduzione di una controversa tassa ‘sulla cittadinanza’, la poll tax, che suscitò una violenta opposizione nelle strade con scontri durati mesi che avviarono il suo tramonto politico nel 1990.

FALKLAND E BOBBY SANDS – Disastroso il suo lascito anche in politica estera, dalla guerra per il controllo delle Malvinas – Falkland, al largo delle coste argentine, alla politica criminale tenuta nei confronti dei militanti repubblicani irlandesi.

Non a caso oggi lo Sinn Fein ha sostenuto che “Margaret Thatcher ha fatto un gran male al popolo britannico e irlandese durante il suo mandato da primo ministro”. Proprio la Thatcher era a Downing Street quando Bobby Sands, attivista socialista e repubblicano dell’Ira, morì il 5 maggio del 1981 nella prigione speciale di Long Kesh, dopo un lungo sciopero della fame. Alla Camera dei Comuni la Thatcher dichiarò impunemente: “Bobby Sands era un criminale. Ha scelto di togliersi la vita. Una scelta che l’organizzazione alla quale apparteneva non ha concesso a molte delle sue vittime”, tornando poi a difendere l’infame Emergency Provision Act, che istituiva i tribunali speciali, le Diplock Courts, prive di giuria e costituite da un unico giudice competente per i reati di cosiddetto “terrorismo”. L’Epa prevedeva l’ampliamento dei poteri di arresto e di perquisizione attribuiti alla polizia ed ai militari; il prolungamento del fermo di polizia sino a 72 ore senza l’obbligo di fornire alcuna giustificazione da parte dell’autorità giudiziaria; la presunzione di colpevolezza nel caso di possesso illegale di armi e l’accettazione di testimonianze senza possibilità di interrogatori o confronti. A questi provvedimenti furono affiancate condizioni di detenzione e di interrogatorio durissime, mai viste nell’Europa post-lager. Per questo nel 1981 i prigionieri politici repubblicani iniziarono lo sciopero della fame. La Thatcher fece spallucce e dieci di essi morirono di fame, primo dei quali proprio Bobby Sands. Ci vollero 217 giorni  per far cessare lo sciopero della fame e per far reintegrare alcuni dei diritti dei detenuti.

Il commento di Nicola Montagna, ricercatore alla Middlesex University e nostro corrispondente dall’Inghilterra.

 

da Radio Onda d’Urto

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

globalizzazioneGran Bretagnaneoliberismotatcher

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dossier: il vero volto del governo nella “gestione dell’ordine”

Abbiamo raccolto una serie di frammenti video che restituiscono il modo in cui il governo affronta il conflitto sociale: uso della violenza da parte delle forze dell’ordine, repressione e gestione dell’ordine pubblico in cui il sopruso e l’abuso sono la prassi.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Minneapolis: le bugie che ti racconteranno

La città ghiacciata è sotto assedio. Nei lunghi e freddi inverni nel cuore del Midwest l’aria può diventare così fredda da rendere doloroso respirare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordina mondiale / 32 – L’ultima Thule tra Nato, petrolio, terre rare e…guano

La pubblicazione della ricerca dell’inglese Peter Apps da parte della Luiss University Press non poteva cascare in un momento migliore, o peggiore a seconda dei punti di vista, per narrare le vicende politiche, militari e ideologiche che hanno portato alla creazione, sviluppo e attuale crisi di una delle alleanze militari multinazionali più longeve della storia. Quella della Nato, per l’appunto, che l’autore paragona alla Lega Delio-Attica, conosciuta anche come lega di Delo, una confederazione marittima costituita da Atene, nel 478-477 a.C. durante la fase conclusiva delle guerre persiane, a cui aderirono dalle 150 alle 173 città-stato greche.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La sollevazione nazionale in Iran e le ondate dell’estrema destra

Secondo Sasan Sedghinia, la sollevazione in corso in Iran può essere definita a pieno titolo come una rivolta dei marginalizzati e dei disoccupati contro il sistematico impoverimento della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Gaza come laboratorio di nuovi imperialismi e l’importanza dei popoli che resistono

Nuovi e vecchi interessi del Nord globale, e in particolare degli Stati Uniti, stanno ridisegnando una geografia del mondo fatta di guerre, furti, e distruzione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le proteste in Iran colpiscono al cuore la legittimità del regime. Riusciranno nel loro intento?

La Repubblica Islamica ha sempre dato prova di creatività nel sopravvivere. Ma questa volta deve affrontare richieste che non possono essere placate con concessioni materiali.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile

L’imperialismo nel XXI secolo va configurandosi sempre più come un incessante conflitto per il controllo delle risorse naturali

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Corollario globale all’attacco in Venezuela

Dopo il rapimento in grande stile del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro si sono scatenate molte reazioni a livello globale

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Repressione di Stato e complicità con il genocidio: colpire i palestinesi per servire Israele

Riprendiamo da Osservatorio repressione Colpire i palestinesi in Italia per coprire il genocidio a Gaza. La criminalizzazione della solidarietà come arma politica al servizio israeliano. Ancora una volta lo Stato italiano colpisce le organizzazioni palestinesi presenti nel nostro Paese. Nove persone arrestate, la solita accusa di “sostegno a Hamas”, il solito copione costruito per criminalizzare […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Combattere la macchina genocidiaria!

Ripensare il due, la divisione, la rivoluzione

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito: sciopero della fame dei detenuti per la Palestina al limite

Prigionieri per la Palestina in sciopero della fame: dopo 64 giorni di digiuno, soffrono di spasmi muscolari incontrollabili e difficoltà respiratorie

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Qesser Zuhrah: la studentessa che potrebbe presto diventare la più giovane persona a morire in uno sciopero della fame nel Regno Unito

Giunta al cinquantesimo giorno di rifiuto del cibo, la manifestante di Palestine Action detenuta in carcere, Qesser Zuhrah, è ora in pericolo di vita

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

«La cosa più importante è salvare il maggior numero possibile di vite umane e infrastrutture in Ucraina»

Maidan illustra quindi i principali dilemmi dei movimenti e delle mobilitazioni globali: la classe operaia ha una capacità molto limitata di organizzarsi, di articolare gli interessi di classe e di fornire almeno una leadership nazionale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Bolivia nel suo labirinto

Con questo risultato, si chiude, per il momento, l’egemonia del Movimento al Socialismo (MAS) di Evo Morales

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Perché Trump vuole “salvare” Milei

Swap multimilionario del Tesoro Usa in cambio dell’impegno a cacciare la Cina dall’Argentina. Sospetti di fuga di fondi speculativi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

To Kill a War Machine. Un documentario su Palestine Action

Palestine Action è un collettivo che da anni porta avanti una campagna di sabotaggi ed iniziative in solidarietà con il popolo palestinese. Di recente il collettivo è stato dichiarato organizzazione terroristica da parte dello stato britannico.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Sono dazi nostri

Non c’è altro modo per definire l’incontro tra Ursula von der Leyen e Trump se non patetico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Mimmo Porcaro – L’Italia al fronte. Destre globali e conflitto sociale nell’era Trump

La tendenza alla guerra delle società capitalistiche è diventato un fatto innegabile, lo vediamo sempre più concretamente; ed è una dinamica che arriva a toccarci sempre più direttamente.

Immagine di copertina per il post
Culture

Leggere la Cina è capire il mondo

Non è semplice, in un periodo di attacco agli atenei e al pensiero non mainstream, trovare studi sulla Cina sottratti al paradigma “noi e loro”.

Immagine di copertina per il post
Culture

Il gruppo rap nordirlandese Kneecap è indagato dall’antiterrorismo inglese per il sostegno alla Palestina

In Irlanda del Nord i Kneecap, gruppo rap di Belfast, sono indagati dall’antiterrorismo britannico per il loro sostegno alla Palestina. Tutto è iniziato quando il trio hip-hop nordirlandese si è esibito sul palco del Coachella, festival annuale seguitissimo negli Stati Uniti. “Israel is committing genocide against the Palestinian people… It is being enabled by the […]