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Dopo Suruc, la lotta degna kurda contro la proxy war di Erdogan

dal nostro corrispondente ad Istanbul – L’attacco al Centro di Cultura di Amara dello scorso lunedi è stato un attacco al principale luogo di organizzazione a Suruc, dove attivisti e giornalisti, rifugiati e volontari si incontravano per confrontarsi e lavorare insieme. Chiunque sia stato a Suruç al fine di partecipare alle iniziative di solidarietà o di aspettare il momento giusto per attraversare il confine con Kobane ha conosciuto l’Amara, che è gestito da una giunta dell’HDP (a Suruç, l’HDP ha preso l’80% dei voti nelle recenti elezioni).

330 persone, per lo più membri della SGDF, la Federazione delle associazioni della gioventù socialista (ala studentesca del Partito Socialista degli Oppressi, ESP) avevano raggiunto Suruç da diverse città della Turchia per attraversare il confine e raggiungere Kobane con lo slogan “Abbiamo difeso Kobane insieme, la ricostruiremo insieme”. 33 di loro hanno perso la vita. Poco prima del viaggio, l’SGDF aveva condiviso un video su Facebook per lanciare la propria campagna di sostegno a Kobane.

Il Co-presidente dell’SGDF Oğuz Yüzgeç spiega nel video: “C’è tanto lavoro da fare per ricostruire ospedali e scuole. Un altro piano che abbiamo è quello di costruire un parco per bambini a Kobane, che battezzeremo col nome di Emre Aslan, morto combattendo per Kobane. Stiamo raccogliendo giocattoli. Procederemo con la costruzione dell’edificio progettato come asilo nido da parte dell’amministrazione del cantone di Kobane. Chiunque possa insegnare ai bambini ci è necessario qui.”
Come membro del Comitato Esecutivo Centrale dell’SGDF, İlke Başak Baydar ha parlato del “bosco della memoria” che si voleva realizzare: “Pianteremo 500 alberi per omaggiare coloro che hanno perso la vita durante la resistenza di Kobane. Vogliamo anche piantare alberi da frutto in memoria di Berkin Elvan. Un museo di guerra era stato costruito, venendo distrutto nell’ultimo attacco: sosterremo la sua ricostruzione. Lavoreremo anche nella costruzione di una biblioteca.”

E’ questa solidarietà ad essere stata presa di mira il 20 luglio; una solidarietà che non riconosceva alcun confine tra la Turchia e il Rojava, tra turchi e curdi, tra rifugiati e solidali internazionali.

In una dichiarazione, il KCK accusa l’AKP di essere il diretto responsabile dell’attacco e sottolinea il ruolo dello Stato turco e del MIT (l’organizzazione nazionale di intelligence turca) nella sua pianificazione. Ricordando gli attacchi arrivati poco prima e poco dopo le recenti elezioni, il KCK ha dichiarato che l’AKP, attraverso l’uso di bande fasciste, sta conducendo una guerra di prossimità (proxy war) contro il popolo curdo, il Movimento per la Libertà e gli alleati di questi.

Il KCK ha invitato il popolo curdo e le forze democratiche ad intensificare la lotta contro il governo dell’AKP, il responsabile del massacro di Suruç: “Dopo la liberazione da parte dell’YPG / YPJ di Tal Abyad dall’ISIS, l’AKP ha reagito come se fosse stata liberata da se stesso, ha minacciato la Rivoluzione del Rojava e continuato ad annunciare che sarebbe intervenuto se l’YPG avesse avuto successo nel liberare la città di Jarablus dall’occupazione dello Stato Islamico.” Mustafa Karasu, membro del Consiglio Esecutivo del KCK, ha affermato in seguito che i guerriglieri non lasceranno mai il popolo curdo indifeso e che l’AKP sta facendo un lavoro sporco che non potrebbe fare alla luce del sole, attraverso bande fasciste.

Il co-presidente dell’HDP Selahattin Demirtaş ha detto in una sua dichiarazione che l’attacco non sarebbe stato organizzativamente possibile senza il sostegno diretto dello Stato turco e, ribadendo le parole del KCK, ha inoltre aggiunto che il governo di transizione è stato direttamente responsabile per l’attacco che ha ucciso circa 30 persone, lasciando inoltre un centinaio di persone ferite. Demirtas si è espresso a favore della costruzione di una manifestazione “per la pace contro l’ISIS” questo fine settimana invitando gli altri paesi a fare altrettanto.

Intanto proteste sociali hanno avuto luogo in molte città di tutto il paese. A Istanbul, migliaia di persone si sono riunite nella zona di Taksim; tutte le organizzazioni erano presenti ma non sventolavano le bandiere dell’HDP o dei sindacati, bensì quelle di Ocalan (al leader curdo non è permesso l’incontro con i visitatori da mesi, periodo di tempo in cui è tenuto in completo isolamento). Due ore di comunicazione mediatica sono state seguite da cannoni ad acqua e lacrimogeni. Gli slogan, pieni di dolore e di rabbia, invocavano una vendetta del PKK e gli scontri sono continuati nelle zone limitrofe ad Istiklal, nel centro di Istanbul.

Nel quartiere di Gazi, non troppo lontano, le organizzazioni armate di sinistra si sono unite, scontrandosi con la polizia per tutta la notte; al mattino una stazione delle forze dell’ordine è stato colpito da 10 proiettili. A Mersin, una manifestazione di circa 1000 persone è stata attaccata dalla polizia con spari che hanno ferito due persone. Grandi manifestazioni si sono tenute anche a Diyarbakir e Izmir; ad Adiyaman, Cizre, Bitlis e in molte altre città tanti giovani curdi si sono scontrati con la polizia. Le azioni e le manifestazioni in Turchia sono state accompagnate da molte città di tutto il mondo dove sono state effettuate dimostrazioni di solidarietà. A Parigi ad esempio è stato simbolicamente occupato l’aeroporto.

E’evidente a tutti ormai come il governo di transizione abbia come nemico politico il movimento curdo e i suoi alleati, non certo l’ISIS. In questi tempi di tensione, la formazione di una coalizione governativa sembra lontana, così che il massacro di ieri potrebbe essere seguito da altri episodi di questo tipo nel percorso verso elezioni anticipate sempre più probabili. Mentre le iniziative di solidarietà immediati provocate dal tragico evento di Suruc erano molte ed importanti, il Kongra-Gel / PKK ha dichiarato che la rabbia deve essere organizzata in modo efficace, e che è sempre più urgente lo sviluppo dell’auto-difesa personale come precauzione contro la subdola pratica della guerra sporca da parte dell’AKP. Il giornalista Amed Dicle, mentre pone domande importanti per quanto riguarda il massacro e il coinvolgimento in esso di forze di polizia e di intelligence, ha cercato di prendere in considerazione l’urgente problema dell’auto-difesa in questo articolo.

Mentre il primo ministro Davutoglu si recava a Parigi per marciare dopo i fatti di Charlie Hebdo, la sua polizia ha violentemente attaccato le manifestazioni per i martiri di Suruc a casa: forse dovrebbe essere l’AKP a deporre le armi, piuttosto che il PKK, per rendere la Turchia un posto più tranquillo..

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