Referendum alla Bertone: che fa la Fiom ?

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Referendum alla Bertone: che fa la Fiom ?

Come volevasi dimostrare l'indicazione di voto pronunciata dalla Fiom ha avuto l'effetto devastante che si temeva: il SI ha vinto largamente, 886 hanno votato sì su 1101 votanti.  Un'involuzione che segna il passo del cammino dei lavoratori e della difesa dei loro diritti. Gioiscono Chiamparino, Fassino, Marchionne e tutta Casa-Fiat.

All'interno della trx 'Metropolis' (in onda ogni merc dalle 10.30 alle 12.30 su Radio Blackout) abbiamo sentito alcuni commenti sulla vicenda e le "ragioni" di questa scelta.

Vincenzo, rsu-cobas a Mirafiori, presente ai cancelli della Bertone lunedì pomeriggio:



Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil a Torino, raggiunto telefonicamente questa mattina. Gli abbiamo chiesto del perché di una scelta così in controtendenza col percorso da Pomigliano a Mirafiori:

 

Giorgio Cremaschi, presidente Fiom nazionale. Intervenuto ieri ad un'assemblea studentesca a Torino di preparazione dello sciopero generale del 6 maggio, ha espresso parole critiche verso la scelta dell'organizzazione:


vedi anche:

- la dichiarazione di Sergio Bellavita (direttivo Fiom/Rete 28 Aprile)dichiarazione di Sergio Bellavita (direttivo Fiom/Rete 28 Aprile)

- i commenti dei lettori del Manifestocommenti dei lettori del Manifesto

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Il commento che scrivemmo a caldo dopo le dichiarazioni della dirigenza Fiom piemontese:

E' con disappunto che ci troviamo a commentare la scelta estremamente grave della Fiom-Cgil relativamente alla vicenda che si sta consumando intorno allo stabilimento Bertone, alle porte di Torino: un migliaio di lavoratori (di cui 300 distaccati in altre aziende) da 6 anni in cassa integrazione a 800 euro al mese.
Sono chiamati a "esprimersi" in un referendum che è la copia esatta di quelli di Pomigliano e Mirafiori: una pistola alla tempia.
Eppure qui la Fiom ha fatto una scelta inversa, invitando gli operai a votare... Sì!
Che cosa è cambiato da Mirafiori e Pomigliano?
Niente! O meglio - la differenza è chiara - cambia il contesto e i tempi in cui la battaglia si svolge: terzo capitolo di una sconfitta già annunciata e con un migliaio di operai che chiedono solo di poter tornare al lavoro per guadagnare qualche centinaio di euro in più al mese con cui mantenere loro e le loro famiglie.

Non giudichiamo né biasimiamo la scelta di questi uomini e di queste donne per nulla liberi di "esprimersi liberamente". Però non vediamo la consequenzialità logica dell'organizzazione-Fiom di accettare di stare in mezzo alla tenaglia del ricatto e della disperazione. Altrimenti, a che diavolo serve un' "organizzazione" ?!
Sarà pur vero che un'ennesima sconfitta non fa bene ma una resa senza battaglia non è più auspicabile. Vale sempre il vecchio adagio di Marx per cui "perdere lottando e meglio di vincere senza lottare"; perché nella sconfitta ottenuta battendosi si impara sempre qualcosa di nuovo e importante che può diventare patrimonio generale per altre  lotte future. Pomigliano e Mirafiori sono state quelle sconfitte che hanno insegnato e potenziato. Ne siamo usciti tutti più forti. Alle porte della Bertone si sta scegliendo di perdere senza lottare!
Cosa ancora più grave, si legittima l'ennesimo capitolo della strategia Marchionniana di trattare separatamente i campi di battaglia per vincere la guerra.  

Mossa del cavallo... o mossa del granchio ?

A contorno di una scelta sindacalmente (e politicamente) perdente ci tocca pure assistere alla ripetizione masochistica del giochetto delle tre carte per cui momenti di arresto, di limite, di difficoltà non vengono neanche analizzati e pensati criticamente come tali ma debbano sempre essere venduti come prodotto politico necessariamente (in quanto prodotto) ben congegnato.
Così oggi ci tocca pure leggere sul Manifesto un'intervista a Giorgio Airaudo in cui il responsabile del settore auto della Fiom (oltreché segretario piemontese e uno dei quattro membri del direttivo centrale) arriva a definire l'abdicazione della battaglia sullo stabilimento Bertone (perché di questo si tratta) esempio di "genialità operaia".
A dargli man forte l'articolo di Loris Campetti in cui si interpreta la suddetta scelta come "mossa del cavallo", quasi a voler indicare la capacità di spiazzamento dell'avversario del sindacato metalmeccanico. La grande strategia avanzata dalla Fiom con i propri delegati consisterebbe nel votare, dimettersi, non firmare e chiedere nuove elezioni delle rsu... per poi "contrastare l'accordo".
Non si capisce facendo leva su quale appiglio?!? A noi ci pare tanto una mossa del granchio.
Saremo forse un po' troppo semplicisti ma ci sembra tanto che in questa società tutto si decida dalla risultante dei rapporti di forza che si sanno mettere in campo, contro padroni che di forza (e intelligenza!) ne hanno da vendere. Sarebbe allora più utile una seria analisi e verifica delle proprie capacità (e dei propri limiti), delle soggettività a disposizione, degli sbagli commessi, del lavoro di crescita soggettiva dei propri delegati che non si fa (e che invece andrebbe fatto). Altrimenti, continueremo a piangere eterne lacrime per quanto sono cattivi (e insensibili) i padroni.

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