InfoAut
Immagine di copertina per il post

Game Over Italia

Chissà se James Rosenau, autore di uno dei testi pilota sul concetto di governance nella globalizzazione, aveva pensato qualcosa di simile all’attuale caso italiano. Detto in modo sintetico Rosenau aveva infatti concepito un processo, magari non del tutto ordinato ma sicuramente indirizzato, di passaggio di competenze dal governo alla governance. Passaggio che si giocava tutto nel trasferimento di potere dalla sfera delle decisioni prese sotto l’influenza formale ed informale della volontà popolare a quelle prese, in modo formale e con discrezione informale, dai portatori di interesse specie se rappresentati nelle corporation economiche e nei grandi attori finanziari.  Il caso italiano invece è quello di una sfera della volontà popolare paralizzata e di una della governance barocca quanto incapace di innovare. E qui ancora nei livelli di governance, da quella amministrativa alla bancaria e alla corporate governance, si fabbricano decisioni, anche se spesso più per riproduzione di sofisticati dispositivi di potere che per reale efficacia, legandosi a soggetti transnazionali (istituzionali come di mercato). Mentre nella dimensione italiana del governo complessità e paralisi sono pienamente sinonimi. Uno degli attori protagonisti di questa paralisi è sicuramente quell’incrocio tra soggetto mediale oligopolista di mercato che è Mediaset e soggetto politico di rendita di quote di potere elettorale che è Forza Italia (al netto della situazione caotica del centrodestra). L’attuale paralisi della dimensione italiana del governo è provocata, per fermarsi agli ultimi frame di una paralisi di sistema, da questo soggetto ed ha alcune cause evidenti. La prima è legata al problema della successione Mediaset, in una struttura interna di tipo monarchico, che non esprime una catena di comando chiara per il dopo Berlusconi. Giocoforza, i problemi di successione, intuibili dall’apparizione pubblica sfuggente ed incoerente dei vari eredi, fino ad adesso sono stati rovesciati sul governo. L’allargamento delle transizione, sotto forma di caos politico-istituzionale, nella soluzione al caso Berlusconi serve infatti anche a dare tempo ad una lotta per la successione che non esprime per adesso un vincitore certo. Non a caso chi si è appoggiato, vedi La Stampa, sulla vecchia guardia Mediaset e Mediolanum (Confalonieri, Doris) per declamare un processo di “pacificazione” c’è rimasto scottato. Perché mentre il vecchio comando di Mediaset sta declinando non è ancora chiaro il nuovo. Mediaset, insomma, per sopravvivere in questa fase sposta i propri conflitti interni sul governo. Complimenti agli strateghi delle larghe intese.

Seconda causa della paralisi politico-istituzionale attuale è la situazione del titolo Mediaset. Hanno prevalso le interpretazioni che vogliono che Forza Italia, comunque vadano le cose al governo italiano, sia un attore indispensabile a livello istituzionale. Cosi’ alzare il livello della conflittualità politica, come visto durante tutto il 2013 dove il titolo Mediaset ha raggiunto punte di apprezzamento del 130% rispetto al 2012, paga sul piano del dividendo azionario. Si pagano quindi i 2-3 per cento persi in qualche sessione di mercato ma si tiene la barra dritta della conflittualità politica, da parte di Mediaset-Forza Italia, nella convinzione che sostanzialmente paghi sul piano finanziario e, last but not least, su quello del posizionamento politico dell’azienda. Che, deve navigare su un mercato mediale comunque difficile e deve combattere contro la magistratura su sentenze legate a fondi neri e pesanti, mezzo miliardo di euro, sanzioni da pagare. Terza causa della paralisi è, infine, squisitamente legata ai problemi di vero declino politico-elettorale. Il centrodestra rappresentava, fino a pochi anni fa, circa metà dell’elettorato oggi ne rappresenta circa un terzo. Lo scontro interno tra chi vuol far fruttare questo ancora considerevole patrimonio elettorale, entro una dimensione di negoziazione conflittuale sulla revisione costituzionale ed altro, e chi vuol rilanciare l’azione politica alzando il tiro del conflitto è un classico dei partiti in declino. E’ possibile che le posizioni presenti in Forza Italia riflettano anche quelle aziendali. E qui il livello del conflitto in corso, che non è solo rumor speculativo per alzare il valore delle azioni Mediaset, si rispecchia nella profonda crisi e nelle inquietudini legate al futuro del mercato mediale e pubblicitario.

In questo senso lo schema delle larghe intese pensato sul modello del compromesso storico del ’76, parole testuali di Napolitano la scorsa primavera, si rivela completamente sballato. Mentre al Pd infatti non è mancato il senso di sacrificio, di sé stesso oltre che del proprio elettorato, in nome della santa accumulazione capitalistica, come già accadde al Pci, il Pdl ora Forza Italia è totalmente altra cosa rispetto alla Dc. Partito quest’ultimo che, in una situazione di unità nazionale che richiedeva governo dell’economia oltre che della politica, poteva controllare aziende, finanza e, quando necessario, influenzare la Banca d’Italia. Forza Italia è, al contrario, espressione di una sola azienda che deve cambiare anche velocemente il riflesso politico di decisioni e strategie prese in un mercato globale, e mediale, che richiede flessibilità di comportamento. E nel mezzo di boom azionario ma anche di un travaglio legato a processi di successione e di prospettive insicure del core business televisivo. E qui di sicuro, più delle pastorali di Napolitano (un velenoso relitto politico fuori dal tempo e dallo spazio che solo un partito da operetta degradata come il Pd poteva votare di nuovo come presidente) chez Mediaset contano i pareri degli investitori internazionali che hanno contribuito a alzare anche del 130 per cento il valore delle azioni della azienda-cassaforte di famiglia.

In questo modo una fase tesa e controversa della storia aziendale di Mediaset è la causa del game over della politica istituzionale italiana. E il gioco, a causa della profondità di una crisi politica italiana cominciata ben prima delle caduta del muro di Berlino, non sarà riacceso tanto presto. Siamo quindi ad un prossimo futuro italiano di governance senza governo. Curiosamente a causa di ben altri processi, di dissoluzione critica del potere piuttosto che di esternalizzazione, rispetto a quanto teorizzato dalle teorie estreme della governance. Ma qui la questione non è solo teorica, in fondo il capitalismo oggi è o governance estrema quindi dissoluzione della democrazia o incontra serie difficoltà di funzionamento, ma di immediato destino di questo paese. Probabilmente, nei prossimi mesi, differenti istituti di governance (multilivello Ue, bancaria, finanziaria, corporate governance) e differenti cartelli di interesse occuperanno lo spazio lasciato vuoto dalla paralisi del governo italiano. Ma senza un centro, un livello di governo che tiene coesa o in qualche modo condiziona la società questa occupazione di spazi può risultare effimera. Si pensi alla legge di stabilità, la ex finanziaria: per quanto dettata dai livelli della governance di Bruxelles, nei passaggi definiti dall’accordo Two Pack, ha bisogno di essere ratificata da un governo. La crisi italiana, che è quella di un governo minimo per non dire sottile, è quindi sia una crisi delle istituzioni della volontà popolare che una immissione di forte complessità in quelle dei portatori di interesse, sui quali si struttura la governance, legati all’Italia. L’Ue ha già fatto capire, nel laboratorio greco, di non gradire affatto soluzioni fasciste per il piano legato alla volontà popolare in questo genere di crisi. I recenti arresti ai vertici di Alba dorata ce lo fanno capire. Si cercheranno quindi soluzioni mediatico-plebiscitarie, rivestite di forma democratica, in modo da assemblare decisionismo, consenso e simulacro di democrazia. In questa disciplina però in Italia Mediaset e Berlusconi sono maestri e si dovrà comunque fare i conti con loro. E anche un loro eventuale ridimensionamento non sarà un processo né facile né breve né comunque privo di conseguenze.

Per Senza Soste, nique la police

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Ciao Alex

Diffondiamo l’appuntamento in ricordo di Alex, compagno che ci ha lasciato da poche settimane a Torino.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Houthi alla conquista di Mocha. La situazione nel corridoio energetico globale e il possibile ingresso di nuovi attori

Tra il 9 e il 10 settembre il movimento politico-militare scita libanese Ansar Allah (detti comunemente Houthi Yemeniti) ha preso in controllo di Mocha, una città portuale affacciata su una delle più importanti rotte marittime del pianeta, lo stretto di Bab el-Mandeb.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić

A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Giù le mani dagli Orti Urbani: sulla manifestazione del 5 settembre a Livorno

Lo scorso weekend a Livorno si è tenuto un campeggio e una manifestazione nazionale per difendere l’oasi verde dove sono presenti gli Orti Urbani. Più di 3.000 persone hanno partecipato alla marcia per le vie della città.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Elezioni in Sassonia-Anhalt: una lettura del risultato ottenuto da Afd

Il partito di ultradestra guidato da Alice Weidel ha ottenuto oltre il 44% dei voti nel land della Sassonia-Anhalt alle ultime elezioni.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

“Vietato contestare il Salone dell’auto”: la Questura vieta la biciclettata cittadina nel centro di Torino

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato di Extinction Rebellion Torino, Fridays for Future, Fiab Torino Bike Pride, Toroller Collective, Clacsoon.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Fuori Vannacci da Torino

L’ex generale è al centro delle polemiche per aver annunciato di partecipare a un incontro formativo a Torino organizzato dal sindacato di polizia Fsp, un caso che sta facendo emergere dissidi interni alle forze di polizia, questura, Viminale.. Ripubblichiamo il comunicato condiviso da varie realtà cittadine torinesi tra cui il Network Antagonista Torinese.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

(E)lezioni tedesche

Chiamati alle urne gli abitanti del land della Sassonia-Anhalt hanno scelto: oltre il 44% dei voti è andato all’Alternative für Deutschland.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Bologna: salgono a 26 le denunce per la manifestazione “Verità e giustizia per Fakir”

Sono salite a 26 le persone denunciate per la manifestazione del 20 luglio a Bologna, organizzata all’indomani della morte di Abderrahim Fakir, ucciso da due agenti di polizia nel quartiere Pilastro.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Libano: “Israele sta radendo al suolo una fascia del sud del paese”. Il collegamento da Beirut con il giornalista Pasquale Porciello

In Libano, l’esercito di occupazione israeliano continua a intensificare i bombardamenti nel Sud del Paese nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dibattito su Imperialismo digitale @Blackout Fest 2026 con Dario Guarascio

Il saggio di Dario Guarascio “Imperialismo digitale” analizza la forma del capitalismo attuale a partire dalla militarizzazione del paradigma tecnologico. Di seguito ripubblichiamo il podcast del dibattito tenutosi al BlackoutFest 2026 e condiviso da Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Francia, antisemitismo e islamofobia: intervista a un attivista di UFJP

Abbiamo intervistato un attivista de l’UJFP (Union Juive Française Pour La Paix) in merito ad alcuni temi all’ordine del giorno: l’antirazzismo e l’islamofobia, l’antisemitismo e l’antisionismo, per approfondire cosa si muove in Francia sul piano delle mobilitazioni e degli avanzamenti della soggettività organizzata su questo dibattito.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“No NBA Europe”: una campagna necessaria

All’interno di una fase in cui può sembrare difficile distinguere tra potenze in declino o in ristrutturazione, anche dal mondo dello sport arrivano segnali che propendono verso la seconda alternativa.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Genova 2001. Una storia del presente

Riproponiamo questo lungo testo di Emilio Quadrelli, compagno che ci ha lasciati nel 2024 e che con le sue parole ha accompagnato riflessioni preziose per una prospettiva antagonista. A 25 anni da Genova ci aiuta a ricordarci il significato e il carico di quel momento che fu, con tutte le sue contraddizioni, un momento di rottura.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Qualcosa di nuovo sul fronte orientale

Negli ultimi anni, l’Armenia e più in generale i Paesi del Caucaso stanno emergendo come nuovi attori cruciali nel processo di ristrutturazione del capitalismo digitale nato dal boom della Silicon Valley. Mentre Stati Uniti, Israele e Unione Europea costruiscono i presupposti per future capitalizzazioni e posizionamenti strategici nell’area, Russia e Iran  – per ora – prendono nota.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida. Alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega – Parte 1

Faida è una delle parole germaniche che è sopravvissuta nell’italiano odierno. La sua sopravvivenza è dovuta probabilmente al fatto che per lungo tempo ha rappresentato un istituto giuridico preciso nelle culture germaniche. Infatti, mentre noi usiamo comunemente faida come la definizione di uno scontro brutale e prolungato tra due gruppi di persone (si pensi alle “faide familiari”, o quelle tra le cosche mafiose), il suo significato originale indica il diritto, per un privato, di ottenere soddisfazione per un torto subito ricorrendo all’uso della forza. Una sorta di “giustizia privata”.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Astroturfing: accelerare la fascistizzazione delle classi popolari in Gran Bretagna

L’astroturfing è una pratica di comunicazione strategica, che mette tra parentesi i reali promotori e finanziatori di un messaggio o di un’organizzazione, strutturandola in modo che appaia come un movimento spontaneo, autentico e nato dal basso, ovvero di natura grassroots. Il termine evoca l’erba sintetica AstroTurf in contrapposizione al manto erboso naturale, evidenziando la fabbricazione del consenso popolare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Intelligenza Artificiale come «Macchina», «Iperindustrializzazione» e «Combinazione Attiva» alla luce della teoria della mercificazione dell’esperienza di Romano Alquati – di Emiliana Armano

l presente articolo propone una rilettura critica dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale attraverso alcune categorie analitiche elaborate da Romano Alquati (1935-2010), sociologo e intellettuale italiano tra i più originali del secondo Novecento. Alquati si autodefiniva «marxiano» — e non marxista — per distinguersi dai marxismi ortodossi e per indicare un rapporto diretto, critico e non canonizzato con l’opera di Marx: i suoi strumenti concettuali non vanno intesi come dottrina, ma come dispositivi analitici aperti, da ripensare continuamente alla luce delle trasformazioni del capitalismo.