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La rapina del secolo

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LA GRANDE RAPINA AL TRENO [1963]

 Il treno notturno Glasgow-Londra si fermò in piena campagna davanti al segnale di rosso. Erano quasi le tre.

David Whitby, secondo del macchinista, scese dalla locomotiva per andare a chiamare il segnalatore dal telefono posto accanto al semaforo. Trovò, però, i cavi tranciati.

Interdetto, si apprestava a risalire sul treno quando si sentì afferrare per le spalle e gettare all’indietro. Whitby rotolò giù per la scarpata che, in quel punto, costeggiava i binari, finendo in fondo svenuto.

Al suo posto, dalle due parti, salirono sul convoglio alcuni individui con l’intenzione di buttare fuori anche il macchinista, di nome Jack Mills, il quale, però, reagì fino a quando un colpo di bastone in testa non lo lasciò a terra semincosciente.

I malviventi presero possesso del convoglio. Alcuni di loro si occuparono di staccare i primi due vagoni dal resto del convoglio. Altri, nella locomotiva, cercarono di fare manovra. La loro intenzione era quella di portare il treno, o meglio, ciò che ne restava, in un altro posto. Purtroppo per loro, la persona incaricata dell’operazione rimase impotente davanti a comandi che, evidentemente non conosceva.

L’unica soluzione fu quella di rinvenire a suon di schiaffi e carezze il buon macchinista.

Il piccolo convoglio fu alla fine portato presso il Brinego Bridge.

In quel punto, la banda forzò le porte dei due vagoni al rimorchio.

Qualcuno saltò all’interno. Venne organizzata una catena umana. Quelli all’interno delle carrozze cominciarono a tirare fuori sacchi su sacchi e quelli sotto se li passarono di mano in mano fino ad una macchina parcheggiata lì nei pressi.

Prima dell’alba dell’8 agosto del 1963, una delle rapine più grandi del XX secolo, era un fatto compiuto.

Il bottino della banda: 2.595.997,10 sterline (equivalenti, più o meno, a 35 milioni di euro attuali) in banconote di medio e piccolo taglio, destinate alla Banca d’Inghilterra per il macero, ma ancora in corso di validità.

Si trattava, in realtà, di un carico speciale, poiché in Scozia c’erano stati alcuni giorni di festa, per cui il carico abituale, quella notte, era notevolmente più ricco del solito.

Un colpo studiato a lungo, come faceva pensare il luogo e la modalità del delitto.

Una banda di almeno una dozzina di persone. In possesso di informazioni quantomeno riservate.

Un’onta incredibile per le autorità di Sua Maestà. Una macchia da lavare nel più breve tempo possibile e con la massima severità.

La risposta della polizia fu quasi immediata, ma soprattutto massiccia. Vennero messe ad indagare sul caso la polizia delle contee interessate, la polizia nazionale, oltre a quella postale, che aveva subito direttamente il colpo.

La pista giusta venne imboccata inmediatamente con le dichiarazioni del povero macchinista Mills, che raccontò che i rapinatori, prima di lasciare definitivamente la scena del crimine, gli avevano intimato di non fare alcunché per almeno mezz’ora.

Fu così, circoscrivendo il raggio delle ricerche a circa mezz’ora di macchina, che la polizia, il 13 agosto, riuscì a trovare il casolare di Letherslade Farm, nella contea di Oakley Buckinghamshire, dove la banda aveva trovato rifugio per svariato tempo in attesa di effettuare il colpo.

Al suo interno vennero rinvenute scorte alimentari sufficienti per tirare avanti per alcune settimane, coperte sacchi a pelo, involucri di banconote e, cosa che colpì in modo particolare la fantasia dei tanti giornalisti che seguivano il caso da vicino, una confezione del gioco da tavolo Monopoli con cui, sempre secondo i periodici, i malviventi si erano intrattenuti utilizzando soldi veri.

Ma ciò che risultò essere addirittura decisivo ai fini delle indagini fu il rinvenimento di numerose impronte digitali.

Venne costituita una squadra apposita incaricata di individuare ed assicurare alla giustizia i membri dell’audace colpo, denominata Train Robbery Squad, composta da sei elementi e capitanata da Tommy Butler.

Nel frattempo, il 14 agosto, erano scattati i primi arresti, quelli di Roger Cordrey e William Boal, che avevano pagato l’affitto anticipato di un garage tutto con biglietti da dieci scellini. Il fatto che Boal fosse completamente estraneo ai fatti, in seguito, non lo salvò da una condanna a 24 anni di carcere e dalla morte nello stesso nel 1970.

Tra il settembre ed il dicembre successivi, la Train Robbery Squad, grazie alle impronte rinvenute nella fattoria, riuscì a risalire all’identità di undici dei quattordici partecipanti alla rapina, e ad arrestarne, oltre a Cordrey, altri nove.

Tutti loro erano vecchie conoscenze della polizia inglese e, nella maggior parte dei casi, avevano già frequentato le patrie galere.

I nomi degli arrestati erano: Charles Wilson, Roy James, John Daly, Jimmie White, Gordon Goody, Tommy Wisbey, Jim Hussey, Bob Welch e Ronald Biggs.

Tra questi, molti appartenevano alla South West Gang, e proprio due dei capi di questa banda, Bruce Reynolds, detto The Colonel o Napoleon, e Buster Edwards, erano gli altri due identificati che, però, erano riusciti ad eludere l’arresto.

Non vennero mai identificati tre dei presenti sul luogo del delitto – denominati, non proprio originalmente, dalla T.R.S., uomini “1”, “2” e “3” – e, soprattutto, il misterioso informatore della banda, di cui si sapeva solo il luogo in cui era nato, l’Ulster, in Irlanda.

Il 20 gennaio 1964, iniziò il processo per quella che era stata ormai definita come The Grait Robbery Train. I locali del Aylesbury Assizes, in vista del grande evento, vennero appositamente ristrutturati per poter accogliere il gran numero di avvocati e giornalisti.

Dopo 51 giorni di udienza, 613 prove esibite e 240 testimoni ascoltati, il 14 aprile, vennero emesse le sentenze.

Si trattò di condanne tra i 25 e i 30 anni di carcere per tutti i presenti alla rapina, per complotto destinato alla rapina e rapina a mano armata, anche se di armi vere e proprie non ve ne erano state.

La vendetta dello Stato era stata servita. Ma non era ancora completa.

Mancavano ancora Reynolds, Edwards e The Ulsterman e, cosa non da poco, la maggior parte del bottino non era stata recuperata.

Il peggio, però, doveva ancora arrivare.

Il 12 agosto del 1964, evase dal carcere di Birmingham dove era rinchiuso, Charles Wilson, imitato dopo meno di un anno da Ronald Biggs, che evase invece dal carcere di Wandsworth.

Le rispettive latitanze, però, a parte un breve passaggio in Francia, furono ben differenti.

Wilson riuscì a raggiungere il Messico dove visitò Reynolds e Edwards, lì nascosti, per poi proseguire per il Canada.

Credeva di aver fatto perdere le proprie tracce perdendosi nel freddo di un bosco sperduto.

Lo ritrovarono invece, nel gennaio del 1968, a Riguad, nel Quebec. Wilson venne tratto in Inghilterra, dove scontò altri dieci anni di carcere prima di essere rimesso in libertà.

Venne ritrovato morto una mattina d’estate del 1990, sulla spiaggia di Marbella, in Spagna, probabilmente ucciso in un regolamento di conti per il traffico di droga.

Reynolds e Edwards non resistettero molto nel loro esilio volontario.

Reynolds, dopo cinque anni tra Messico e Canada, decise di tornare a vivere in Inghilterra in incognito.

Ma il clamore che c’era stato attorno alla rapina del secolo era ancora troppo grande per sperare di restare inosservato a lungo. Venne infine arrestato e condannato a 25 anni, di cui ne scontò dieci. Rimesso in libertà, visse della sua fama, rilasciando interviste, lavorando come consulente esperto in criminalità per la televisione e scrivendo un libro di memorie.

Edwards, dal canto suo, negoziò il suo ritorno in patria in cambio di “soli” 15 anni di carcere, di cui ne arrivò a scontarne nove.

Ronnie Biggs, che nella rapina aveva avuto un ruolo assolutamente marginale, quello di supervisionare il membro della banda che aveva il compito, poi non assolto, di portare il treno sul ponte di Brinego, divenne così negli anni il più famoso, e ricercato, criminale inglese.

Dopo la sua evasione, realizzata con la classica tecnica delle lenzuola legate, Ronnie era riuscito a raggiungere Parigi insieme a sua moglie Charnian Powell e i figli Nicholas e Chris. Là si era sottoposto ad un intervento di chirurgia plastica. Poi, le sue tracce si erano perse nel nulla.

La Train Robbery Squad riuscì a scovarlo nel 1970 a Melbourne, in Australia, grazie a delle impronte dentali dopo una visita medica. Ma quando Jack Slipper, il detective della squadra incaricato del suo arresto, arrivò sul posto, Biggs si era nuovamente volatilizzato.

Quattro anni dopo, la T.R.S. ricevette una telefonata da parte di Colin MacKenzie, giornalista del Daily Express. Si trovava a Rio de Janeiro ed aveva appena finito di intervistare Ronald “Ronnie” Biggs.

Il detective Slipper prese di nuovo un aereo diretto all’altro capo del mondo per trarre in arresto l’ultimo membro conosciuto della banda rimasto in libertà.

Fu sicuramente un’enorme soddisfazione personale fermare Ronnie nella hall dell’albergo nel quale viveva e sbattergli finalmente in faccia queste parole:

– Long time no see, Ronnie.

La soddisfazione del detective e quella della giustizia inglese, però, fu di molto breve durata.

Venne fuori che Biggs, nel frattempo, si era lasciato con sua moglie e si era risposato con una spogliarellista brasiliana e che questa era rimasta incinta da pochi mesi.

Secondo gli accordi tra Brasile ed Inghilterra in materia di estradizione, nessun cittadino britannico poteva essere riportato nel suo paese contro la propria volontà se questi era padre di un figlio di una cittadina brasiliana.

In base a questo, l’estradizione fu negata e Slipper, ancora una volta, fu costretto a tornare a casa a mani vuote.

Ronnie non era una persona fatta per vivere nella clandestinità. Era un bad boy. Uno della strada.

Nato l’8 agosto del 1929 a Lambeth, un sobborgo di Londra, ben presto orfano di madre, e tirato su dalla nonna materna, il piccolo Ronnie, pur di uscire dalla gabbia familiare aveva deciso, a diciotto anni, di arruolarsi nella R.A.F., che dopo la guerra era al massimo della popolarità.

Non era durato molto. Era stato espulso dopo meno di due anni per diserzione. L’ambiente militare non faceva decisamente per lui.

Si era dato allora al crimine, furti e rapine, per lo più, ed aveva scontato un paio di condanne. E proprio in uno di questi soggiorni aveva conosciuto Bruce Reynolds. The Colonel aveva stretto amicizia con questo criminale da quattro soldi che tutti chiamavano Ronnie, un ladruncolo appassionato di treni, che passava i pomeriggi alla stazione ad ammirare le locomotive ed a parlare con gli addetti ai lavori, uno che, nell’ambiente, godeva della fama di portafortuna.

Reynolds aveva pensato di portarselo con sé nell’impresa che stava architettando: la grande rapina al treno. Il destino gli aveva messo davanti un appassionato di treni e un portafortuna. Perché no?

Era stato così che Ronnie era entrato a far parte, seppur con un ruolo secondario, di uno dei più famosi colpi del secolo.

Il 17 gennaio 1978, la punk bad inglese Sex Pistols si sciolse. Il cantante Johnny Rotten, disgustato da tutto l’andazzo della loro tournée americana, lo fece capire chiaramente con alcune frasi e, infine, tirando il microfono e andandosene dal palco durante quello che doveva essere il loro ultimo concerto, tenuto a San Francisco.

E, mentre Sid Vicious, il nuovo bassista, si lasciava andare al suo famoso e tragico destino, il resto della band, Jones e Cook, insieme al manager Malcolm McLaren progettavano una specie di vacanza-lavoro a Rio de Janeiro, lasciando Rotten da solo e senza un soldo a Los Angeles.

McLaren inseguiva il suo progetto di un film sui Sex Pistols, dopo il primo tentativo di Who Killed Bambi?, ritirato dopo un giorno e mezzo dalle sale perché i musicisti non erano stati pagati.

Questo progetto, in collaborazione con il regista Julian Temple, si sarebbe chiamato The Great Rock’n’Roll Swindle. E quale migliore occasione per suscitare l’ennesimo scandalo, dato che si trovavano a Rio de Janeiro, di andare a trovare, e proporre una parte nel film, al latitante più famoso del Regno Unito.

Ronnie Biggs, oltre a comparire nella pellicola, prestò la sua voce in due canzoni: No One Is Innocent, che uscì anche come singolo, e Belsen Was A Gas, che scatenò un putiferio di polemiche, entrambe firmate con il nome Sex Pistols.

La fama mondiale ormai acquistata dell’ex ladruncolo da quattro soldi, confermata da un florido commercio di gadgets e magliette con impresso il suo nome, spinse le autorità ad optare per il colpo di mano.

Nel 1981, un commando degli Scots Guardsmen rapì Ronnie Biggs dalla sua residenza e lo portò su un’imbarcazione che fece rotta per le isole Barbados.

Ma anche questa volta, Ronnie riuscì a salvare la sua libertà. Le autorità dell’isola si negarono a loro volta a concedere l’estradizione per paura di rimanere coinvolte in un incidente diplomatico internazionale e ai rapitori non restò che riportare Biggs in Brasile.

La vita di Ronnie Biggs continuò così a colpi di interviste in cui, non rinnegando assolutamente niente di ciò che aveva fatto, espresse più volte il rammarico per la sorte del macchinista Jack Mills, morto sette anni dopo la rapina per le conseguenze della botta in testa ricevuta, di collaborazioni con gruppi della scena punk sudamericana, come gli argentini Pilsen, e, ovviamente di eccessi.

All’inizio del 2001, Ronnie Biggs annunciò a sorpresa la volontà di rinunciare ad opporsi ad un’eventuale richiesta di estradizione. Domanda puntualmente presentata dal governo inglese dell’epoca.

Nel maggio dello stesso anno, un jet privato messo a disposizione dall’anico amico e complice Bruce Reynols, riportava Biggs in Inghilterra dopo quasi 36 anni di latitanza.

Ronnie aveva 72 anni quando fece il suo nuovo ingresso in carcere.

Com’era facile da prevedere, l’ambiente della cattività finì per peggiorare notevolmente le sue condizioni di salute. Dopo una serie di colpi e ricoveri, che lo lasciarono su una sedia a rotelle e quasi incapace di parlare, e di domande di scarcerazione puntualmente negate, le autorità lo lasciarono uscire due giorni prima del suo ottantesimo compleanno per “motivi umanitari”.

Ronnie Biggs fece ancora in tempo a dare scandalo un’ultima volta quando, il giorno della presentazione delle sue memorie, si fece immortalare dai fotografi con la lingua di fuori e il dito medio alzato, in perfetto stile punk.

Ronnie Biggs è morto il 18 dicembre del 2013. La sua bara è stata coperta con la Union Jack, la bandiera del Brasile e una sciarpa della squadra di calcio del Charlton Athletic. Una guardia d’onore di Hells Angels britannici ha scortato il suo carro funebre fino al crematorio.

Delle due milioni e mezzo e passa di sterline rubate, la polizia, alla fine, riuscì a recuperarne 400.000.

Fonte: Nikotina72. Blogspot

Guarda “È morto a Londra Ronnie Biggs, autore della rapina del secolo“:

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