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L’M-19 assalta il palazzo di giustizia di Bogotà

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Il Comitato Permanente per i Diritti Umani denuncia la scomparsa di 80 prigionieri in un anno, documenta torture verso i prigionieri politici e 300 esecuzioni clandestine. Il totale dei militanti scomparsi arriva a 325.

E’ quindi in un contesto di rinnovate ostilità fra esercito e rivoluzionari che si colloca la decisione dell’M-19 (che deve il suo nome alla frode elettorale del 19 aprile 1970) di assaltare il palazzo di giustizia della capitale.

Trecentocinquanta giudici vengono presi in ostaggio da poco più di trenta guerriglieri. Durante l’assalto di riconquista dell’esercito, perderanno la vita tutti i militanti oltre che una cinquantina di giudici. Le indagini mostrano che ad uccidere i giudici sono stati i proiettili dell’esercito e non quelli dei guerriglieri; i membri dell’M-19 sostengono perciò che l’esercito abbia scelto deliberatamente di uccidere i giudici della corte suprema per screditare l’M-19, e contemporaneamente proteggere gli interessi dei cartelli del narcotraffico.

Guarda “Así fue como el M-19 se tomó la embajada dominicana en Bogotá hace 40 años – El Espectador“:

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