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Lo sgombero di Via Tibaldi

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E’ il 6 Giugno del 1971 quando a Milano irrompono violentemente 4000 agenti della polizia all’interno delle case IACP occupate di via Tibaldi.

Durante il brutale sgombero la polizia lancia una massiccia quantità di lacrimogeni. All’interno dell’edificio tra le altre persone si trovava Massimiliano Ferretti; un bimbo di soli sette mesi, malato di cuore ed affetto da bronchite.

A farne le spese della violenza è proprio il bimbo che viene colpito da un lacrimogeno e ricoverato d’urgenza alla clinica Mangiagalli, cesserà di vivere poco dopo.

Nel mentre le famiglie sgomberate vengono accolte alla facoltà di Architettura occupata dagli studenti, nella quale si sta tenendo un’assemblea. Il 9 giugno 1971 le forze di polizia procedono con violenza ad un’ulteriore sgombero, quello della facoltà di Architettura occupata dagli studenti del movimento e dalle famiglie sloggiate da via Tibaldi. Fra gli altri è estromesso anche il preside della facoltà, professor Paolo Portoghesi, che aveva preso le parti degli studenti. Venti studenti vengono arrestati. Intanto anche nelle altre città italiane si organizzano assemblee e cortei di studenti e famiglie senza casa. A Messina, un corteo di famiglie senza casa ed occupanti contesta una manifestazione della sinistra ufficiale che ha per tema la riforma appena varata dal Parlamento, gridando “Milano, Roma, Messina, stessa lotta”. Il 29 giugno dopo un’ulteriore interruzione da parte della polizia all’interno della facoltà di Architettura, il Senato accademico fa sapere, con l’affissione di un comunicato, che sono vietate d’ora innanzi le assemblee nonché tutte le attività non didattiche. L’episodio di via Tibaldi segna da un lato un sempre maggiore impegno di alcune organizzazioni dell’estrema sinistra nella lotta per la casa, dall’altro un sempre maggiore disimpegno del Pci, che si allontana sempre di più dal percorso intrapreso in precedenza negli anni ’60 per il diritto alla casa.

“LA BALLATA DI VIA TIBALDI” – Anton Virgilio Savona

Erano in tanti venuti a Milano

per sopravvivere, e per lavorare:

e si erano accampati in vecchie catapecchie

anche pagando la GESCAL

Ma un giorno seppero che in via Tibaldi

coi contributi pagati da loro

facevano una casa, ma solo per i ricchi

di quelle con i tripli servizi.

Evviva l’Italia! L’Italia dei santi,

dei grandi poeti e dei naviganti.

Quando una voce nei ghetti operai

disse: « Prendiamoci quello che è nostro »

la casa fu occupata in segno di protesta

contro i padroni e la GESCAL

Chiusi lì entro con donne e bambini

dandosi aiuto alla meglio tra loro

provvidero alla mensa dell’ambulatorio

fintanto che scoppiò un pandemonio.

Evviva l’Italia! L’Italia dei santi,

dei grandi poeti e dei naviganti!

Furono presi da circa duemila

baldi ragazzi della polizia

dovettero sloggiare col solito ricatto:

minaccia di foglio di via.

Si ritrovarono in mezzo alla strada

con i più piccoli stretti sul petto,

la pioggia quel mattino veniva giù a dirotto

Si seppe poi che un bimbo era morto.

Evviva l’Italia, …l’Italia dei santi,

dei grandi poeti ..e dei naviganti.

Gli uomini che erano capo famiglia

furono tutti portati in questura

Le donne ed i bambini di quei poveri cristi

dovevano andare agli ospizi

E fu così che i compagni studenti

li accolsero tutti ad Architettura

Ma per i poliziotti non era il luogo adatto,

di nuovo, fu sferrato un assalto.

Evviva l’Italia! L’Italia dei santi!

Dei grandi poeti, e dei naviganti!

Furono tutti “con garbo” scacciati:

donne, bambini, studenti e docenti

trattati con riguardo coi gas e i manganelli

di via Fatebenefratelli

Dopo due giorni tornarono ancora

e la battaglia fu ancora più dura

Braccati per le strade, stipati in cellulari

e poi, uno per uno, schedati.

Evviva l’Italia! L’Italia dei santi

dei grandi poeti, e dei naviganti..

Di quel bambino che era crepato

e all’obitorio tenuto in attesa,

data la notizia che il padre, guarda caso,

era un bandito, un evaso…

Ma dalla stampa fu poi precisato

che quell’evaso in fondo era buono

con lettera firmata aveva dichiarato:

– Dai rossi sono stato incastrato –

Evviva l’Italia! L’Italia dei santi,

dei grandi poeti, e dei naviganti.

Dopo si seppe la giusta versione

che venne dalla controinformazione:

si seppe che il messaggio fu scritto dalla mano

di un prete o di un parrocchiano…

E venne a galla che quel poveretto

fu ricattato e a firmare costretto

gli dissero: « Ti diamo la casa ed il condono

a patto che tu firmi e stai buono »

Evviva l’Italia.. L’Italia dei santi..

dei grandi poeti.. e dei naviganti.

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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