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Jean Seberg – Attrice all’ultimo respiro

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“In tempi di “pensiero unico”, dove per definizione indiscutibile l’Occidente è “il buono” e “democratico” e tutti gli altri sono “cattivi” e “dittatori”, dediti solo a reprimere il popolo e perseguitare gli oppositori, è bene ricordare il 30 agosto del 1979.

 

A Parigi muore Jean Seberg, attrice statunitense, probabilmente suicida. Spinta a quel gesto dalla lunghissima persecuzione subita dall’Fbi, il “democratico” servizio di polizia federale degli Stati Uniti, che dedicava (e dedica) una sezione speciale del “servizio” allo spionaggio e “neutralizzazione” di artisti che “disturbano” la linea politica degli States. I metodi usati sono infami come il cervello dei loro utilizzatori.

Jean Seberg è stata il volto della nouvelle vague a partire dal 1960, quando – da protagonista di A bout de souffle (Fino all’ultimo respiro, il primo film di Jean-Luc Godard) – ad appena 22 anni incarna l’inquietudine e il bisogno di “rottura” della generazione del dopoguerra. Di lì al ’68 ci vorrà quasi un decennio perché quell’inquietudine diventi “coscienza di massa” e rivolta sociale.

Come avverrà per molti altri protagonisti del cinema e del teatro, però, Jean Seberg non si limitò ad “interpretare” ruoli da ribelle. Nella stagione dell’”impegno” politico si schierò apertamente a sostegno dei Black Panther e dei nativi americani.

Ci sembra giusto, dunque, ricordarla proprio nei giorni in cui quella rivolta si ripropone negli States. E lo facciamo con la pagina dedicatagli da Mimmo Franzinelli, nel suo libro Rock & servizi segreti, che oggi più di ieri aiuta a spalancare gli occhi sulla realtà di un mondo che non è, e non è mai stato, soltanto business e star system.

 

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Le operazioni contro il Black Panther Party coinvolgono anche gli artisti che simpatizzano per i nazionalisti neri e che vengono pertanto sottoposti a campagne ostili, per neutralizzare l’influenza esercitata attraverso i media. Il termine neutralizzare, ricorrente nei rapporti dell’FBI, maschera manovre illegali e banditesche.

Una vicenda allucinante travolge l’attrice Jean Seberg. Sostenitrice dei diritti delle minoranze etniche, l’attrice finanzia le Pantere Nere e alcuni gruppi di nativi indiani. Nella primavera del 1970 entra nel mirino di Hoover: inclusa nel Security Index, è bersagliata con operazioni di guerra psicologica finalizzate a distruggerne l’immagine.

 

Sposata con l’intellettuale antifascista Romain Gary, è al quinto mese di gravidanza quando dal quartiere generale dell’FBI scatta la trappola, affidata a un funzionario senza scrupoli: Richard W. Held, che imbastisce una lettera anonima destinata a una giornalista compiacente (Joyce Haber, del «Los Angeles Times»), per insinuare che l’imminente maternità sia frutto della relazione clandestina con Raymond Hewit, dirigente delle Black Panthers, e che pertanto il sostegno dell’attrice al movimento sia dettato da motivazioni che con gli ideali hanno poco a che fare.

Held fabbrica contestualmente un documento che indica Hewit come informatore dell’FBI, per attirare sul «traditore» la vendetta dei compagni: è questa una classica operazione prevista dal programma di controintelligence contro i «Gruppi nazionalisti neri dell’odio».

Il rapporto redatto il 6 maggio 1970 dall’agenzia di Los Angeles per il direttore dell’FBI è infatti intestato «Counterintelligence Program – Black Nationalist Hate Groups – Racial Intelligence – Black Panther Party».

La scelta del momento è l’ulteriore riprova della perfidia dei provocatori: «Per proteggere la nostra fonte informativa e per assicurare il successo del piano, il Bureau ritiene preferibile attendere all’incirca un altro paio di mesi, finché la gravidanza della Seberg sia a tutti evidente».

E, a dimostrazione della criminalità dei vertici dell’FBI, nel documento si annota: «Jean Seberg è stata una finanziatrice del BPP e dovrebbe essere neutralizzata».

Il gossip sull’attrice bianca ingravidata dal rivoluzionario nero è amplificato da quotidiani e periodici di mezzo mondo; oltre a compromettere l’immagine della trentunenne attrice, la diffamazione la prostra sul piano psicofisico in un periodo per lei delicatissimo.

Il 23 agosto nasce, con due mesi d’anticipo, la piccola Nina, che non riesce a sopravvivere. Il corpicino è composto in una bara di vetro, a smentire le vociferazioni sulla paternità extraconiugale.

Un rapporto dell’Intelligence registra «la nascita prematura e il decesso della figlia della sostenitrice dell’estremista Black Panther Party, attrice promiscua e sessualmente pervertita».

Jean Seberg ricollega la morte della figlia allo shock provocato dalla campagna-stampa e querela per diffamazione tre giornalisti, condannati a risarcirla con 11.000 dollari.

I mandanti rimangono nell’ombra e ottengono i risultati che si erano ripromessi: colpire l’immagine dell’attrice e distruggerne l’equilibrio. Convinta di essere spiata, assolda due guardie del corpo, nonostante il marito e gli amici la sconsiglino, convinti che si tratti di paranoia.

La squallida vicenda precipita la donna nell’alcool e nella dipendenza da psicofarmaci, Nel primo anniversario della morte di Nina l’angosciata madre tenta il suicidio; salvata in extremis, riproverà altre volte e nel settembre 1979 verrà ritrovata esanime in un’automobile, uccisa da un’overdose di barbiturici.

Romain Gary, che nel frattempo aveva ottenuto il divorzio, sostiene che la moglie sia stata «distrutta dall’FBI» (qualche mese più tardi, anche lui si suiciderà)””.

 

Fonte: Contropiano

 

Guarda “Jean Seberg In Memoriam …died Augustus 30, 1979”:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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