InfoAut
Immagine di copertina per il post

” Il Male” e Ugo Tognazzi

||||
||||

“Arrestato Ugo Tognazzi. E’ il capo delle BR”. Non pochi italiani si fecero sorprendere da questa sconvolgente notizia che occupava l’intera prima pagina della “Stampa”, del “Paese Sera e del “Giorno”. Caratteri cubitali, foto inequivocabili. C’è chi ci credette per qualche minuto e chi anche per diverse ore, prima di scoprire che quelle prime pagine intraviste sull’autobus, al bar o in edicola erano false. Si trattava di uno scherzo organizzato, con la complicità dello stesso Tognazzi, dalla rivista satirica “Il Male”, fondata meno di due anni prima e che in quei mesi stava avendo un successo straordinario, vendendo fino a centoquarantamila copie. Pubblicati nelle pagine centrali, i falsi potevano essere facilmente esposti dai lettori complici come giornali veri.

Una falsa notizia messa in circolazione da persone che ne conoscevano la falsità e che contavano sulla sua riproduzione virale. Così racconta quell’evento Angelo Pasquini, redattore del “Il Male” in un articolo per “Il Manifesto” :

Una sera di quarant’anni fa facemmo una strana gita ai Castelli Romani. Il nostro era un lavoro curioso: più che con il giornalismo era imparentato con il teatro, con il cinema, naturalmente con il fumetto – allora molto più in voga di adesso- e condito con un pizzico di letteratura e di incoscienza. La chiamavamo satira. La gita di quella sera in particolare aveva a che fare con il cinema. In qualche modo sarebbe stato un omaggio alla commedia all’italiana, alla quale non ci sentivamo particolarmente legati, ma che in fondo faceva parte della nostra mal/educazione giovanile.

Nel portabagagli di una delle auto avevamo alcune divise da carabinieri, prese a noleggio. In quell’epoca di terrorismo e di leggi speciali era come circolare con un carico di armi. Andavamo ad arrestare Ugo Tognazzi. E c’era un fotografo pronto a immortalare l’intera sequenza.

Come tutte le idee che mettevamo in pratica, anche quella era nata appena qualche giorno prima. Il Male era un settimanale, si lavorava sull’attualità, dunque si improvvisava. Era quella la novità, l’invenzione periodica di uno scenario inedito, di un universo falsificato, costruito attorno a una notizia-chiave, a un iperbolico titolo-guida da sparare in prima pagina, che già suggerisse al nostro pubblico una serie di gustose e apocalittiche conseguenze a catena. Calavamo ogni settimana sulla cupa realtà italiana dell’epoca il nostro parodistico fondale, carico di colori pop. E in quel modo mettevamo sistematicamente a soqquadro la lugubre, sonnacchiosa e provincialissima industria dell’informazione, suscitando, salvo rare eccezioni, ostilità, invidie, e querele dai direttori dei giornali falsificati.

In quell’occasione, il numero che stavamo preparando si ispirava a un caso di cronaca giudiziaria. Era trascorso un mese dai primi di aprile del 1979, quando un gruppo di intellettuali legati all’Autonomia operaia, il più famoso dei quali era Toni Negri, erano stati arrestati con l’accusa di essere i capi delle Brigate Rosse. Il mandato di cattura non era fondato su prove, ma su un castello di astrusi sillogismi, eppure costrinse la maggioranza degli arrestati a passare in carcere diversi anni, prima del proscioglimento. Ora che si conoscono i nomi della Direzione strategica delle Brigate Rosse e che è abbastanza chiaro lo svolgimento dei fatti, quella vecchia storia giudiziaria appare risibile. Ma all’epoca la quasi totalità dei mezzi d’informazione salutò quel provvedimento del giudice come giusto e fondato.

Per noi, che ci nutrivamo come parassiti insaziabili della malafede della stampa e dell’ottusità dell’opinione pubblica, era un’occasione da non perdere. Decidemmo di trovare anche noi un mostro da sbattere in prima pagina, un capo delle Brigate Rosse abbastanza incredibile da essere credibile. Ma chi?

Ci concentrammo sulla gente di spettacolo. In fondo, un bravo attore sarebbe risultato più credibile di chiunque altro in un ruolo rischioso come quello del Nemico pubblico numero 1. Da un uomo di cinema vicino alla nostra redazione ci arrivò la «dritta» giusta: Ugo Tognazzi era disponibile a farsi arrestare. Ugo ci aveva sempre seguito con simpatia e l’idea di finire in prima pagina ammanettato solleticava il suo senso dell’umorismo e il suo gusto per le sfide paradossali e anticonformistiche. L’avremmo catturato nascosto nella credenza della sua immensa cucina, dove, come in un prolungamento de La grande abbuffata, trascorreva effettivamente gran parte del tempo davanti ai fornelli.

Così facemmo quella sera, una volta arrivati a Velletri, nel «set» della villa di Tognazzi. Come in un servizio di cronaca nera, il fotografo ci immortalò mentre arrestavamo e trascinavamo fuori di casa l’attore, col grembiulone da cucina ancora legato dietro la schiena. Neanche a dirlo, Tognazzi fu perfetto. Lo sguardo obliquo, la smorfia d’incredula ottusità del colpevole colto sul fatto, il pugno chiuso levato davanti all’obiettivo. Noi, i ragazzi del Male, come ci chiamavano allora, con certi baffoni finti da appuntati di una volta e le divise larghe da trovarobato, tutto sommato ce la cavammo. L’unico in borghese era Sergio Saviane, elegante come sempre, forse un po’ troppo snob per il «commissario» che doveva interpretare.

Quello di «Tognazzi capo delle Br» finì per essere il nostro più grande scoop. Vendemmo il doppio della nostra tiratura abituale, anche se, come sempre, il direttore responsabile fu denunciato e il numero abbondantemente sequestrato. (Il Male era il periodico più sequestrato d’Italia, tanto che del nostro caso si interessò anche una speciale commissione del Congresso degli Stati Uniti che si occupava della libertà di stampa nel mondo).

Il trabocchetto era così perfetto che ci caddero in tanti, anche la gente del mestiere. Mi raccontarono la reazione dell’allora direttore di Paese Sera, quando vide esposta in edicola la prima pagina del suo giornale con la notizia dell’arresto di Ugo Tognazzi. «Cazzo! Perché non mi hanno avvertito!», sembra sia stato l’infuriato commento. Salvo accorgersi poi che l’editoriale portava la sua firma.

Tognazzi, che si era prestato simpaticamente a quell’inganno, ne subì anche delle fastidiose conseguenze personali. I dirigenti della Rai, occhiuti censori allora come oggi, lo tennero per un po’ lontano dai teleschermi. In più quella sulfurea fama di brigatista continuò ad aleggiargli intorno per anni, a dimostrazione del fatto che da noi chi le spara più grosse ha sempre un credito speciale.

Guarda “Ugo Tognazzi, il capo delle Brigate Rosse, 1978“:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Milano: oltre 5 mila in corteo nazionale Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo

Il 16 maggio si è tenuto a Milano il corteo nazionale “Ricorda la Nakba. Combatti il sionismo”, in ricordo di quella giornata del 1948 – letteralmente “la catastrofe” – che ha visto più di 700.000 palestinesi cacciati dalla proprie terre per la fondazione dello Stato coloniale e genocida di Israele.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Associazione a delinquere? No! Associazione a resistere / Video verso l’udienza del 18 maggio

Il tentativo della Procura e della Questura di Torino di criminalizzare e silenziare le lotte sul territorio prosegue senza sosta.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Evento cancellato, causa? Abuso di potere

Riceviamo e pubblichiamo volentieri dal Kollettivo Radice un comunicato in merito a un’iniziativa di socialità e musica ostacolata dalle forze dell’ordine locali.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Trieste antifascista. Martedì 19 Maggio manifestazione in contestazione del rito neofascista del Presente

Ripubblichiamo il comunicato dell’Assemblea Antifascista di Trieste dal canale Contro Vecchi e Nuovi Fascismi.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La Fifa e la guerra

Tra l’estate del 2025 e la primavera del 2026 alla Casa Bianca sono passati, nell’ordine, la rosa della Juventus e i due pluripremiati Pallone D’Oro Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, che negli ultimi venti anni hanno dominato la scena del calcio globale.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Aggressione fascista respinta a Vercelli 

Nella serata tra giovedì e venerdi un compagno di Vercelli, insieme a una compagna, è stato aggredito prima verbalmente e poi fisicamente da due giovani, almeno uno autodichiaratosi di Blocco Studentesco. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kyriakos X é salpata verso Gaza

Con il nome dell’anarchico internazionalista Kyriakos Xymitiris, “Kyriakos X”, naviga con Freedom Flotilla Coalition per rompere il blocco genocida che lo stato sionista impone su Gaza da decenni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La  Valsesia e i “nuovi insediamenti” israeliani

Nessuno sembra chiedersi cosa significhi politicamente e simbolicamente che una delle prime comunità straniere a “rilanciare” una zona montana italiana sia composta da cittadini di uno Stato che in questo momento sta perpetrando un genocidio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese

Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dalla Nakba a Gaza, i palestinesi continuano a portare con sé le chiavi delle case che sono stati costretti ad abbandonare

I palestinesi di Gaza portano con sé le chiavi delle loro case distrutte da Israele, un legame tra la guerra genocida e gli sfollamenti odierni e l’eredità ancora viva della Nakba