11 giugno 1962 : Fuga da Alcatraz

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Quella dell’11 giugno 1962 è una data passata alla storia perché proprio in questo giorno si verificò la prima fuga da Alcatraz.

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Tuttavia, disperati tentativi di evasione non mancarono. Durante i 29 anni di attività del carcere federale si verificarono 14 tentativi di evasione, che coinvolsero un totale di 36 prigionieri.

La rinomata rigidità di Alcatraz era dovuta ai reclusi ritenuti particolarmente pericolosi o che avevano già tentato la fuga da altri centri di detenzione. Per questo motivo le misure adottate dai direttori del carcere e dai secondini – noti anche come «mastini» – erano particolarmente severe.

I primi 137 prigionieri furono trasportati ad Alcatraz da altre prigioni statunitensi l’11 agosto 1934; erano stati scelti prigionieri che avevano dato particolari problemi di disciplina e sicurezza.

Facevano eccezione alla durezza del carcere i pasti: per evitare ribellioni interne la qualità della mensa di Alcatraz era di molto superiore alla media delle altre carceri statunitensi. I detenuti mangiavano tutti insieme in un grande refettorio sotto la supervisione di pochissime guardie, ma le rivolte erano comunque disincentivate dalla presenza di un sistema di sicurezza che, in caso di necessità, avrebbe sprigionato nella stanza un gas letale.

I detenuti venivano rinchiusi in celle singole piuttosto anguste, di circa 4 metri quadri ciascuna, e, se il loro comportamento non era conforme con le norme prescritte dal regolamento, venivano reclusi nelle celle sotterranee, note ai detenuti come The Hole, prive di un letto, luce e pulizia. In totale erano presenti 348 celle nei blocchi principali, 36 celle di segregazione e 6 celle di isolamento.

La vastità della struttura comportava però costi elevatissimi sia dal punto di vista gestionale, sia dal punto di vista economico. Riuscire a coordinare le guardie nei diversi blocchi dell’edificio e garantire un costante approvvigionamento di cibo via mare, comportavano costi eccessivi.

Il primo maldestro tentativo di evasione risale al 27 aprile 1936, quando Joseph Bowers, mentre lavorava all’inceneritore di rifiuti, decise di tentare di scavalcare le diverse recinzioni della prigione. Bowers non obbedì alle guardie che gli ordinarono di tornare indietro e fu così freddato dai colpi di fucile provenienti dalla torretta di sorveglianza.

Il secondo tentativo di evasione corrisponde invece al primo presunto tentativo riuscito. Il 16 dicembre 1937 Theodore «Ted» Cole e Raph Roe, mentre lavoravano nell’officina di Alcatraz, allargarono le sbarre della finestra a tal punto, si pensa, da far passare degli pneumatici. I due approfittarono della nebbia per raggiungere il mare e attraversarlo su una zattera realizzata proprio con gli pneumatici rubati, scomparendo alla vista delle guardie.

Le condizioni burrascose del mare di quella notte fecero presumere che i due fossero affogati fuggendo e furono quindi dichiarati deceduti. Tuttavia, il loro destino rimane sconosciuto, l’incidente però, è stato il primo a intaccare la reputazione di Alcatraz come una prigione a prova di fuga.

Il più sanguinoso tentativo di fuga avvenne il 2 maggio 1946, nell’episodio passato alla storia con il nome Battaglia di Alcatraz. Alle 13:40 Berdnard Coy insieme ad altri 5 prigionieri riuscì rubare un fucile a una guardia, scavare una galleria, allargare le sbarre della prigione e uscire. Durante il tentativo di evasione i prigionieri riuscirono a impossessarsi di altre armi: una pistola e dei bastoni.

Non appena la loro scomparsa fu notata, le guardie tagliarono loro ogni via di fuga. Coy e i suoi compagni, non volendo rinunciare alla possibilità di evadere, diedero inizio a una violenta ribellione nei confronti delle guardie che cercavano di riportarli all’interno del carcere. La rivolta si estese a tutti i prigionieri e furono necessari due giorni per sedarla, fu indispensabile anche il supporto dei Marines, durante la battaglia persero la vita due guardie e tre degli autori della rivolta, tra cui lo stesso Coy.

La fuga rimasta nella leggenda

Il vero genio del piano a quanto pare fu Frank Lee Morris, dotato di un quoziente intellettivo ben al di sopra della media, studiò scrupolosamente la strategia di fuga, durante il primo anno di permanenza ad Alcatraz riuscì a convincere altri tre prigionieri ed amici che aveva già conosciuto ad Atlanta: Allen West, John Anglin e Clarence «Larry» Anglin.

Morris, era stato arrestato per rapina a mano armata, fu poi trasferito ad Alcatraz nel 1960 a causa dei suoi numerosi tentativi di evasione dai penitenziari in cui era recluso (riuscì ad evadere da 8 carceri diversi). I fratelli Anglin erano invece stati arrestati nel 1956, a seguito di una serie di riuscite rapine di banche furono richiusi nel carcere di Atlanta.

Successivamente i fratelli Anglin furono trasferiti ad Alcatraz a causa di una tentata e fallimentare fuga da Atlanta, ideata proprio con l’amico Frank Morris. John arrivò ad Alcatraz il 21 ottobre 1960, mentre suo fratello arrivò più tardi, il 10 gennaio 1961. West invece era finito ad Alcatraz dopo aver tentato di dirottare un aereo.

Iniziarono a progettare la fuga nel 1961 cominciando a rubare con pazienza materiali per costruire una zattera per attraversare la Baia e delle teste di cartapesta, per confondere le guardie e guadagnare tempo.

A partire dal maggio del 1962 i quattro cominciarono a scavare a turno nella parete per allargare il condotto di areazione delle celle, che realizzarono poco alla volta utilizzando dei comuni cucchiai da cucina, mentre la griglia che copriva il condotto fu sostituita con una finta di carta.

Da un vecchio aspirapolvere abbandonato tra la spazzatura, avevano recuperato il motorino per forgiare un trapano elettrico, con il quale svitarono le griglie dei condotti di areazione, lavoro che si svolgeva mentre Clarence suonava una piccola fisarmonica, per coprire il rumore, la stessa che sarebbe stata usata poi per gonfiare il gommone costruito cucendo insieme una cinquantina di impermeabili.

L’evasione fu programmata nelle ore notturne e l’11 giugno 1962 il piano fu messo in atto, Morris e i fratelli Anglin, da quel momento, si resero protagonisti di quella che sarebbe stata la leggendaria fuga da Alcatraz. A causa della sua stazza Allen West non riuscì a usufruire del passaggio che aveva scavato nella sua cella, alla fine, dopo vari tentativi, West riuscì a fatica a passare quando ormai i suoi compagni stavano attraversando la Baia di San Francisco.

Frank Morris e i fratelli Anglin raggiunsero invece il tetto dell’edificio scalando il condotto di areazione; dal tetto raggiunsero senza essere visti la spiaggia e, con la zattera di gomma iniziata a costruire due anni prima, scomparvero nella baia.

Il mattino seguente, all’alba del 12 giugno, le guardie si accorsero dell’incredibile assenza di Frank Morris, di Clarence e John Anglin quando, al loro posto, trovarono nei lettini della cella dei fantocci costruiti con cartapesta e capelli.

Dopo aver dato l’allarme, partì una delle più grandi cacce all’uomo nella storia, sulle tracce dei tre fuggiaschi si misero ben 300 uomini dell’FBI, circa 200 militari, la guardia costiera, gli sceriffi della zona e anche un elicottero atto a controllare dall’alto l’intera area, ma nulla, si erano dissolti nella nebbia che in giugno, al mattino e alla sera, spesso copre la baia di San Francisco.

L’intensa ricerca si risolse in un buco nell’acqua: tutto ciò che riuscirono a trovare furono i resti della zattera, una borsetta impermeabile e dei salvagenti sulla spiaggia di Angel Island, altra isola della Baia, indizi che fecero pensare al buon esito dell’evasione. Il piano risultò realmente infallibile, infatti da quell’11 giugno 1962 calò un vero e proprio mistero sul loro destino.

E così, inevitabilmente, quando si diffuse la notizia dell’evasione dei tre detenuti, la vicenda destò un certo scalpore e non poco imbarazzo tra le istituzioni statunitensi.

Nel 1979, dopo ben 17 anni di ricerche infruttuose, l’FBI, per non ammettere il suo fallimento, diede per morti in mare i tre uomini, chiuse il caso e trasferì le indagini alla Polizia Federale.

Qualche anno fa la vicenda della fuga da Alcatraz è ritornata prepotentemente alla ribalta, poiché è stata resa pubblica una (presunta) lettera che sarebbe stata scritta proprio da uno degli evasi, John Anglin, che confermerebbe come i tre siano riusciti a portare a termine il piano ordito da Morris.

La missiva era stata inviata nel 2013 alla polizia di San Francisco, e nel testo l’autore si presenterebbe proprio come uno dei fratelli Anglin, confermando di essere realmente fuggito dal penitenziario nel 1962 e di avercela fatta a sopravvivere «a malapena» insieme agli altri due ricercati.

Nel testo viene spiegato come hanno vissuto in questi anni i tre evasi, e si apprende che sono stati sempre insieme: Frank Morris sarebbe deceduto nel 2005, mentre Clarence Anglin sarebbe morto nel 2008. John, invece, ancora in vita all’epoca della stesura del messaggio, chiedeva ufficialmente di raggiungere un accordo con le istituzioni: avrebbe accettato di scontare non più di un anno di galera, ricevendo una costante assistenza medica, se le autorità avessero annunciato in televisione della buona riuscita dell’evasione. Infine il drammatico annuncio: «Ho 83 anni e sono in cattive condizioni di salute, ho il cancro».

Stando a quanto riportato nella lettera, John Anglin dopo la fuga da Alcatraz ha vissuto a Seattle e nel North Dakota, mentre al momento della stesura della missiva si trovava nella California del Sud. La polizia di San Francisco, dopo aver ricevuto il messaggio, oltre ad indagare sulla sua eventuale autenticità, ha preferito non informare l’opinione pubblica, fino a quando la vicenda non è stata riportata da un’emittente televisiva locale, Kpix 5, che ha subito chiarito di averla ottenuta da una fonte anonima.

David Widner, nipote di John e Clarence Anglin, il quale ha fatto un’altra importante rivelazione, affermando che, in seguito all’evasione dal penitenziario, la nonna ha ricevuto per molti anni delle rose recanti proprio le firme dei due fratelli fuggiti insieme a Morris nel giugno del 1962.

 

Il mistero rimane insoluto.

 

 

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