Welfare sulle spalle dei nuclei familiari: sempre più rinunce

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I dati presentati alla Camera dei Deputati da Mbs Consulting mostrano un quadro tanto noto quanto catastrofico. Il welfare è sulle spalle delle famiglie, ma queste non hanno un reddito sufficiente per permettersi di coprire le spese.

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Le statistiche aprono un quadro abbastanza chiaro sulla situazione in cui riversa il welfare delle famiglie: sempre di più (il 36,7%) sono quelle che nell’ultimo periodo sono costrette a operare tagli su molti degli aspetti convenzionalmente considerati come parte di questa categoria. In ordine, i sacrifici tangono l’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti,la cura dei figli (baby sitter, scuole materne e asili nido, altri servizi) e in ultimo la sanità.
Le famiglie più in difficoltà sono costrette a rinunciare a gran parte del loro reddito (precisamente al 19%) per sostenere delle spese sul welfare, più di quanto non siano costrette a fare le famiglie ad alto reddito (14,5%).

Nel bilancio familiare, la spesa più alta dopo gli alimenti e la casa è proprio il welfare: all’interno di questo, ad incidere maggiormente è la voce salute e a seguire, quando ci sono, si collocano le spese di supporto al lavoro, poi istruzione dei figli, assistenza (cura della casa, dei figli e dei non autosufficienti), e infine altri servizi come previdenza e protezione, cultura e tempo libero.
Tutte queste spese costano ai nuclei familiari 109,3 miliardi di euro all’anno, pari al 6,5% del Pil dello stato.


Ovviamente per la compagnia privata che ha svolto lo studio presentato alla Camera la conclusione a cui porta questa ricerca è la necessità di una maggiore industrializzazione del settore, una maggiore collaborazione fra pubblico e privato e il riconoscimento del valore strategico del welfare.


Insomma, il welfare familiare oggi costituisce un’industria, una forma di produzione.
Solo che le famiglie non si possono permettere di sostenere economicamente il welfare ma sono addirittura costrette a fare tagli su delle spese fondamentali.
I servizi diventano un prodotto da comprare e come tutte le forme di consumo non tutti possono permettersele.

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