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Questa volta andrà tutto bene?

Due anziani benestanti vanno in crociera per sollazzarsi con il birdwatching di specie rare, entrano in contatto con un virus zoonotico e contagiano vari compagni di viaggio, oltre che a morire loro stessi. I biglietti per la crociera costavano tra i 16 e i 25 mila euro. Il luogo in cui probabilmente è avvenuto il contagio è una discarica, zona evitata come la peste dagli abitanti del territorio. 

L’incipit di quella che potrebbe essere una nuova pandemia globale è di per sé piuttosto raccapricciante e tira in causa diverse questioni: chi viaggia e perché, che significato ha oggi la circolazione delle merci e delle persone nel mondo globalizzato, quali sono gli effetti delle catene del valore anche sulla riproduzione oltre che sulla produzione. I circa 120 passeggeri della nave Hondius sono poi stati evacuati, tornati rispettivamente nei loro luoghi di provenienza (il che ha causato ulteriore circolazione dei contagi) per quarantene fiduciarie e, al momento, l’OMS dichiara che il rischio sia piuttosto contenuto per le caratteristiche del virus. 

I giornali italiani si sperticano in esercizi retorici che fanno quasi sorridere: la storia del 25enne calabrese prima contagiato e poi soltanto (fortunatamente) in isolamento con la relativa sequela di smentite e, parallelamente, il tono volutamente tranquillizzante “perché è diverso dal Covid” “perché il virus lo conosciamo”, lasciano trapelare l’intento di mettere le mani avanti e dire che “andrà tutto bene”, almeno questa volta. Le case farmaceutiche che dal Covid hanno guadagnato milioni stanno già lavorando a un nuovo vaccino, in primis Moderna che, in questi giorni, ha visto un salto in borsa del 6%. Schillaci dichiara che “il rischio è basso ma siamo comunque pronti”. 

La domanda è: ma chi vi crede? Come si può ancora credere alla narrazione del potere?

Due anni di pandemia da Covid e non c’è traccia di alcuna rielaborazione, né dal punto di vista scientifico né medico, che possa condividere un bilancio su quanto accaduto, mettendo a critica i limiti della gestione della pandemia. Invece, chi ci ha guadagnato ci ha guadagnato, chi ci ha perso il lavoro e la salute tanti saluti, chi ha provato a sollevare il tema della sanità territoriale, dei fondi e delle mancanze strutturali all’italiana è stato silenziato e ignorato (perché poi è venuta la guerra e i soldi servono per le armi). Gli infermieri e i medici sono stati eroi per qualche giorno per poi ricadere nell’inferno della quotidianità fatta di condizioni di lavoro insostenibili che negano la possibilità di svolgere adeguatamente il proprio ruolo. E chi s’è visto s’è visto. 

L’unica soluzione propinata da chi avrebbe dovuto gestire la pandemia è stata tecnica: un chiaro esempio di tecno soluzionismo che ha semplicemente diminuito – a ragion veduta – la fiducia nella scienza e nella medicina, perché il messaggio recepito è stato come il vaccino sia stato prima di tutto un’occasione per guadagnare e speculare a livello mondiale capace di far fruttare ai Big Pharma quattrini senza precedenti. Quella che era iniziata come una risposta emergenziale è stata trasformata in struttura senza badare alle conseguenze e per tutelare la possibilità di tornare a lavorare e a produrre, senza valutare soluzioni alternative che pure in molti hanno proposto. Il tutto correlato da casi come il Pfizergate, che aveva visto la Ursula Von der Leyen negare l’accesso agli scambi di messaggi tra lei e l’AD dell’azienda ai giornalisti ma anche dagli scandali delle case di comunità mai venute alla luce post pandemia, utili solo a fare profitto per i soliti noti. Così come le dichiarazioni e le azioni di chi avrebbe dovuto gestire l’emergenza ma si è lavato le mani della salute pubblica sono state semplicemente archiviate (basti fare qualche nome per quanto riguarda il caso piemontese dall’ex pm Rinaudo a Roberto Testi o al sistema sanitario al collasso di intere regioni italiane commissariate da tempo). Un esempio di prove generali di disciplinamento e di sorveglianza di massa che hanno implementato la capacità e l’invasività del sistema tecno-sorvegliante sulle vite di tutti e tutte. Chi mise a critica e si mobilitò venne bollato a priori come complottista e ignorante. Il risultato fu quello di dividere le persone ed aumentare la sfiducia generale e la confusione.

Non è qui tempo di fare previsioni se l’Hantavirus sarà la pandemia 2.0, cosa che nessuno si augura,  ma il punto è che nell’eventualità di una diffusione più ampia del virus e, dunque, della necessità di mettere in campo un sistema di gestione e contenimento del contagio, il terreno su cui ci si troverà sarà ancor più costellato di contraddizioni e sfiducia totale nella scienza, nella tecnica e nell’informazione. Il che, crediamo debba essere preso come un dato di fatto con tutta la complessità che questo significa. Chi si chiede se questa nuova “emergenza” sia stata confezionata ad hoc per distogliere l’attenzione dalle questioni gravi della nostra epoca, come la guerra e il genocidio, ha sicuramente una parte di ragione nel mettere in discussione una narrazione dominante che non ha altri obiettivi se non quello di legittimare la catena di comando.  Anche se è altamente improbabile che sia stata creata a tavolino, l’emergenza rappresenta sempre un’occasione di ristrutturazione ed ampliamento del controllo per il sistema e la sua classe dirigente. 

Se si volesse veramente affrontare il problema bisognerebbe innanzitutto fare un bilancio serio della pandemia da Covid-19 e la sua gestione, e in più rendersi conto che solo attraverso lo sviluppo di una capacità autonoma di chi sta in basso di creare il proprio sapere e delle relazioni non mediate dal consumo si potrebbe avere la capacità collettiva di affrontare nuove pandemie globali senza cadere negli stessi errori del passato. 

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