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Rococò

25 Settembre 2018 | in EDITORIALE.

 

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Ha suscitato, negli scorsi giorni, reprimende e scandalo a reti unificate un audio whatsapp del portavoce del primo ministro Conte in cui non si risparmiano velate minacce di rimozione coatta dei tecnici del Ministero dell’economia che starebbero mettendo i bastoni tra le ruote a una delle misure sociali più attese dagli elettori del governo gialloverde: il reddito di cittadinanza.

Cominciamo col dire, se ce ne fosse ancora bisogna, che l’operazione comunicativa della Casaleggio è riuscita incredibilmente, in poche ore, a mettere a lavoro tutta l’opposizione per i propri scopi. La leva è sempre la stessa (quando capiranno?) ossia lo scollamento tra autorità e verità. 

L’autorità è ovviamente quella dei giornali, dei professionisti dell’informazione, dei Cottarelli, delle associazioni di categoria, dell’establishment. Più questi strillano che si stanno demolendo le basi  su cui si regge l’ordinamento democratico – il sistema –  più si consolida un blocco sociale convinto che il governo stia andando nella direzione giusta. E come dargli torto. A farsi portatore di questa lesa maestà contro i burocrati del MEF è quel buzzurro di Rocco Casalino, l’ex-concorrente del Grande fratello, incarnazione di una società sguaiata e fiera della sua ignoranza, un personaggio il cui solo arrivo nelle stanze del potere (peggio, nei dietro le quinte!) suscita orrore e ribrezzo, soprattutto a sinistra. È una questione epidermica, innanzitutto. Il doppio-taglio, l’andatura giggiona e non curante, il linguaggio scurrile. Che nausea. Ma il malessere è più profondo. È quello di una sinistra sotto assedio che ormai non riesce a proporre nient’altro che un modello aristocratico di gestione del potere, un governo dei migliori, dei competenti. Una partecipazione civile che escluda gli ignoranti. Un perimetro della cittadinanza solcato con l’aratro del paternalismo e dell’ipocrisia. 

La verità, invece, è quella dell’impossibilità economica di far fronte alle emergenze sociali. Una balla a cui nessuno – vivaddio – sembra credere più. Inutile qui attardarsi sulla mancanza di fondamento, anche all’interno di questo sistema, persino all’interno di questa Unione europea, degli arbitrari vincoli di bilancio. È interessante notare invece che nel MoVimento hanno sempre convissuto una spinta “populista” (disintermediazione, critica ai partiti, agitazione di temi sociali, giacobinismo) con una spinta “manageriale/innovazionista”. La grande narrazione grillista traccia i contorni di uno Stato che non è comitato d’affari di nessuno ma semplicemente una macchina male amministrata, parassitata in maniera truffaldina da una classe politica di privilegiati che cerca di allontanare il più possibile il cittadino dal potere per operare nell’ombra. Basta rimuovere la casta, ripristinare la legalità e la trasparenza per garantire l’efficienza del sistema e quindi le sue funzioni sociali. Su questo scoglio si sono andate a incagliare le giunte comunali di Roma a Torino, dove le strutture amministrative intermedie, quelle delle società partecipate, dei tecnici degli assessorati, delle fondazioni bancarie, sono rimaste saldamente in mano alle vecchie cricche e le stesse giunte comunali si sono riempite di “tecnici” formalmente neutrali ma in realtà formati semplicemente per mantenere lo status quo. L’audio di Casalino marca un cambiamento di passo? Sono solo “dieci miliardi del cazzo” e non ci raccontino di incompatibilità di bilancio. Per governare dalla parte del popolo bisogna essere incompatibili, dicono. È di nuovo a sinistra, ovviamente, che abbiamo visto le reazioni più scomposte al vacillare delle Verità di bilancio e all’invasione di campo della politica nella sfera della tecnica e della sua pretesa oggettività. 

A noi questi due dati, il palese affossamento di credibilità dell’autorità e l’incrinarsi della tatcheriana mancanza di alternative, ci sono sembrati entrambi un fatto positivo. Peccato che dietro a questo cicaleccio di sconvolti dalla mancanza di bon ton istituzionale abbiamo visto anche tanti “compagni”. E pensare che, appena qualche anno fa, c’erano cortei sotto il MEF che pretendevano di cacciare i “tecnici” a furor di popolo, altro che wupaudio…

 

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