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Spagna: Il Movimento Antirepressione di Madrid svela un’altra poliziotta infiltrata

L’agente della Polizia Nazionale Spagnola per più di un anno è stata infiltrata in nell’organizzazione propalestinese MAR e in un partito politico.

Da Comitato Carlos Fonseca

Il Movimento Antirepressione di Madrid ha reso pubblica una denuncia su un nuovo caso di infiltrazione poliziesca negli ambienti degli attivisti. Sembra che un’agente della Polizia Nazionale Spagnola abbia per più di un anno operato dalla fine del 2023 sotto una falsa identità, “Fátima García Vázquez”, con l’obiettivo di introdursi in vari spazi politici e sociali.

L’infiltrata il cui nome reale è Silvia María Rodríguez Hidalgo ha partecipato in varie strutture militanti, incluso lo stesso MAR, una formazione politica e un gruppo di appoggio alla causa palestinese. La sua presenza terminò agli inizi del 2025, quando fu identificata e isolata dopo dei sospetti interni. L’identità reale dell’agente, dichiarano, non era stata rivelata finora allo scopo di verificare i fatti ed evitare possibili operazioni simili in altri luoghi.

Da parte del collettivo antirepressione interpretano questo episodio come parte di una dinamica più ampia di controllo istituzionale verso i movimenti sociali, segnalando che non si tratterebbe di un caso isolato. Ricordano dei precedenti in altri ambiti, come l’attivismo per la casa o l’indipendentismo catalano, che a loro giudizio puntano su una forte strategia di pedinamento della dissidenza politica. In questo senso, affermano che si tratta di “una pratica che si ripete in diversi territori”.

Nel suo comunicato, il MAR sostiene che con questo tipo di pratiche si cerca di monitorare spazi specialmente attivi nella mobilitazione sociale, soprattutto iniziative relative alla denuncia di abusi istituzionali o di solidarietà internazionale. “Vanno negli spazi dove la mobilitazione è più costante”, dichiarano. Affermano anche che i metodi utilizzati si sono evoluti, “perfezionato le tecniche di occultamento”, fatto che rende difficile il loro rilevamento e obbliga a rafforzare i meccanismi interni di controllo.

L’organizzazione critica, inoltre, ciò che considera una contraddizione tra questi metodi e il discorso ufficiale sui diritti democratici. “Si parla di rispetto delle libertà mentre si sviluppano meccanismi di vigilanza”, denunciano. Di fronte a ciò, fanno appello a rafforzare il coordinamento tra movimenti sociali come via per far fronte a questo tipo di situazioni, sottolineando che “non ci sono formule semplici” per prevenirli.

Il MAR difende di aver reso pubblica l’identità utilizzata dell’agente come modo di protezione collettiva, con l’obiettivo di impedire che continui ad operare in altri spazi. “È una misura di autodifesa”, spiegano. Allo stesso tempo, inquadrano questo caso dentro una pratica  storica di infiltrazione nei movimenti sociali, che cerca di “indebolire la loro capacità organizzativa”.

Nonostante la durata dell’operazione, i collettivi coinvolti affermano che non c’è stata una fuga di notizie significativa sulla loro attività: “Non hanno ottenuto informazioni sensibili né hanno danneggiato la nostra attività”. Alla fine il collettivo antirepressione ha interpretato quanto successo come un motivo per rafforzare le proprie reti di appoggio e continuare con il proprio lavoro militante.

21/04/2026

La Haine

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