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Per tutte le donne che non sanno stare al loro posto – Ermelinda libera subito!

Ieri pomeriggio, un’altra compagna è stata posta agli arresti domiciliari per via di una condanna definitiva. Si tratta di Ermelinda, compagna No Tav della prima orafemminista e rivoluzionaria.

La vicenda che la porta oggi ad essere rinchiusa nella sua casa di Bussoleno, è stata una tra le più imbarazzanti ed oltraggiose della storia del Movimento.

I fatti risalgono al novembre del 2012 durante un‘iniziativa delle Donne in Movimento contro la violenza sulle donne e in occasione della visita dell’allora ministra Cancellieri. In quell’occasione una poliziotta – non una a caso, ma ci torneremo dopo – all’epoca vicequestore aggiunto presso il commissariato San Donato a Torino e spesso presente nel cantiere di Chiomonte, ha denunciato Ermelinda per averla, a detta sua, oltraggiata con frasi sessiste e offensive.

Il processo, conclusosi nel febbraio 2016 con una condanna a 6 mesi e 15 giorni, era già stato di per sè una farsa: il giudice (tale Balestretti) distratto e frettoloso, aveva dato credito ai testimoni dell‘accusa (guarda caso tre sottoposti della Rolando) che, insieme alla PM, avevano denigrato le dichiarazioni dei testimoni della difesa. Rispetto alla condanna, ad Ermelinda era stato posto il beneficio della sospensione condizionale, subordinato al pagamento di 2.500 euro da devolvere al fondo assistenza per il personale della polizia di stato, cosa che lei, per coerenza, si è rifiutata di fare e per cui oggi si trova in detenzione domiciliare.

Chiunque conosca anche solo un minimo Ermelinda, sa benissimo non aver mai pronunciato frasi sessiste e volgari verso una donna, neanche quelle in divisa (eh no, dare della serva ad una poliziotta che difende i grandi interessi mafiosi del Tav, non è sessista). Quello che però Erme ha sempre ben espresso durante iniziative e manifestazioni, è la rabbia giusta di un popolo e un territorio che viene costantemente violato ed abusato da un’opera inutile, dannosa e imposta. Le sue grida sono sempre state note per essere fastidiose e scomode per i “tutori dell’ordine” in valle, ma un conto è pagare il prezzo di una lotta giusta, un conto è essere condannata per frasi mai proferite e infamanti.

Ma chi è e perché è saltata agli onori delle cronache Alice Rolando?

Alice Rolando era la dirigente del commissariato Dora Vanchiglia di Torino, finita sotto ai riflettori dopo un’inchiesta del 2020 riguardante un’operazione antidroga gestita con metodi, per così dire, discutibili. Pare che i suoi agenti utilizzassero metodi da “far west” ad essere gentili, che comprendevano il sequestro di persona (si parla di persone chiuse in camere di sicurezza per estorcere informazioni), omissione d’atti d’ufficio, peculato, concussione, arresti con carte false e verbali taroccati. La Rolando si trovava comoda alla guida di questo circo. Chiaramente, lo scopo era quello di gonfiare il numero degli arresti. Dopo una sospensione di sei mesi dal servizio e anni sotto processo, la Rolando è stata assolta con formula piena in quanto “il fatto non sussiste” perché non ha partecipato all’operazione “sporca”. Non “mancanza di prove”, attenzione. Parole che pesano: la prima formula cancella il reato, la seconda ammette che forse il reato c’era ma che non lo si è potuto dimostrare. Per lei hanno scelto la cancellazione, per i suoi uomini invece, quelli che eseguivano i suoi ordini nel suo commissariato, le condanne ci sono state eccome e il fatto sussisteva. Dopo l’assoluzione ha commentato dicendo che “Le lungaggini e la burocrazia in questi casi, distruggono la vita delle persone”. Lo sappiamo bene, a differenza sua, che cosa vuol dire vedere la propria vita distrutta davvero. È il motivo per cui le persone come Ermelinda lottano ogni giorno per la propria terra e per la propria libertà. La criminalizzazione del dissenso è qualcosa che non è nuovo alla Rolando. La sua carriera è costruita sulla repressione delle lotte sociali e sulla costruzione di procedimenti giudiziari su dichiarazioni fragili e accuse difficilmente verificabili. Alice Rolando ha basato la sua carriera sul togliere la libertà agli altri. Il suo è un modus operandi che nulla ha a che fare con la giustizia, piuttosto con un maldestro tentativo di continuare la sua scalata. La prassi di denunciare per oltraggio o resistenza è un chiaro tentativo di “fiaccare” un movimento che sta dando troppo fastidio, un rapporto impari che viene utilizzato come arma per piegare la verità dei fatti. Questa è la giustizia della signora Rolando. Quella vera, quella di chi ha perso la libertà per delle accuse insensate, non sa che cosa sia.

Questa vicenda ci apre due riflessioni.

La prima è sulla credibilità delle parole delle donne. In Valsusa abbiamo visto spesso le parole delle donne essere svalutate se non finire direttamente in tribunale: se si considera a Marta, attivista No Tav pisana, trascinata nel cantiere di Chiomonte, picchiata e molestata che ha visto archiviare la sua denuncia nei confronti delle forze dell’ordine; se si pensa a Giovanna, colpita da un lacrimogeno e riportante danni permanenti, che ha dovuto anche lei assistere all’archiviazione della sua denuncia verso le forze dell’ordine; se si pensa a Dana, finita in carcere per aver parlato ad un megafono durante un’iniziativa in autostrada; se considerare a Nicoletta condannata e incarcerata per aver difeso la sua valle e non aver voluto sottostare alle imposizioni ingiuste; se si considera a tutte (e sono parecchie) le donne No Tav insultate (e qui sì, spesso epiteti sessisti), incarcerate, picchiate, svalutate, non credute; se si considerano tutte le donne che denunciano una violenza, a quali percorsi tortuosi e umilianti devono fare per poter ottenere giustizia (SE va bene); se si considera Mara Favro, i cui resti sono ritrovati solo un anno dopo la sua scomparsa l’8 marzo 2024, e per cui no, non è stata fatta giustizia; ecco, se consideriamo tutte queste cose e vediamo come una donna che veste la divisa, può dire qualsiasi cosa, anche una menzogna che viene presa come oro colato, se è funzionale alla criminalizzazione di una lotta, questo non solo ci rende ancora più furios*, ma ci dimostra come la “giustizia” si discosti sempre di più dalla realtà.

La seconda riflessione, invece è rispetto alle motivazioni della decisione della detenzione domiciliare invece che dell’affidamento in prova, per un reato ridicolo e una pena appena sopra i 6 mesi.

Il Questore e i Carabinieri di Susa non hanno perso occasione di sottolineare le frequentazioni e le appartenenze politiche di Ermelinda, al fine di specificarne la “pericolosità sociale”. E quindi, non solo l’avviso orale ei fogli via, vecchie condanne degli anni ’80, ma anche la passata coabitazione con Alice (con pregiudizi di polizia) in una “zona montana e periferica” ​​e appartenente ad “un noto defunto attivista storico della Valle di Susa e componente del movimento No Tav”, l’attività svolta presso l’Osteria Popolare La Credenza – il cui titolare anch’esso gravato da pregiudizi di polizia “verosimilmente nel medesimo contesto dei cd No Tav” – e la vicinanza “a frange estreme del Movimento No Tav e che milita all’interno del Centro Sociale Askatasuna”, le sono valse il diniego di una misura detentiva più blanda.

Le donne che non stanno al loro posto, hanno sempre fatto tanta paura ai sostenitori dell’opera e del modello di sviluppo marcio in cui ci troviamo. Le donne che alzano la testa e la voce sono sempre state i bersagli prediletti della vile rappresaglia del sistema capitalistico e patriarcale, lo vediamo qua, come in tutte le latitudini e lotte del mondo.

L’arresto di Ermelinda ci riempie di rabbia, ma ci indica delle responsabilità. Noi siamo fiere e fieri della nostra lotta e di questa nostra compagnia, che negli anni ha sempre dimostrato cura, passione, coerenza verso il Movimento e la lotta per un mondo più giusto.

Sorella, noi ti crediamo.

E come fai tu, grideremo forte, perché paura non abbiamo.

Come gridano le Fomne contra ‘l Tav:

    Le donne No Tav si sono emancipate,

    in testa ai cortei

    e sulle barricate 

Sicuramente non dietro una divisa.

Ermelinda Libera Subito!

Libertà a tutte le donne e compagne che non stanno al loro posto

da notav.info

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