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Il PM Padalino, il finanziere magnaccia e le fatture

Ieri abbiamo visto una vecchia conoscenza del movimento No Tav, il Pm Padalino, andare in televisione a piangere miseria per fine della sua infausta carriera, da PM anti-notav al trasferimento di forza come giudice civile all’Aquila.

da notav.info

Tra manie di persecuzione e teoremi strampalati, come si suol dire, il buon Pada se la canta e se la suona, lasciando intendere che il processo e le sanzioni di cui è stato oggetto sarebbero state ordite da chissà quale complotto No Tav e non causati dai comportamenti orripilanti del magistrato che vengono scientemente nascosti al pubblico. A fine intervista, Padalino arriva a dire di essere stato “assolto perché il fatto non sussiste” e che le torbide vicende giudiziarie che l’hanno portato a essere sanzionato dal Consiglio Superiore della Magistratura, sono legate al “non aver richiesto una fattura”. Il presentatore, il sig. Porro, non fa un plissé e lascia correre. Una mancanza di curiosità certo assai singolare per un “giornalista”. Proprio quando si parla di tanto di impunità della magistratura non si dice al pubblico perché, una volta su duecento, un PM è finito effettivamente sanzionato dal pur indulgente CSM.

Visto che né il sig. Porro né Padalino sembrano interessati a dare dettagli lo facciamo noi, perché ognuno possa farsi un’idea delle disavventure del PM anti-notav, avendo però tutti gli elementi in mano.

Padalino finisce sotto i riflettori per due vicende distinte.

La prima riguarda l’accusa di essersi fatto assegnare specifici fascicoli di amici e conoscenti, in spregio all’assegnazione automatica che dovrebbe garantire l’imparzialità della procura.

La seconda riguarda una serie di cene gratis in ristornati di lusso e weekend graziosamente offerti al magistrato e consorte nonché operazioni e visite mediche. Quest’ultima vicenda comincia quando un ufficiale della guardia di finanza, Fabio Pettinicchio, viene condannato a 5 anni di reclusione per sfruttamento della prostituzione. Con altri colleghi delle fiamme gialle, Pettinicchio assicurava infatti protezione a una serie di locali a luci rosse sul Lago maggiore in cambio di consumazioni gratis e prestazione sessuali. Pettinicchio, dopo il processo in primo grado, chiede l’aiuto a un caro amico, il PM Padalino, per preparare la difesa. Fondamentale il contributo dell’avv. Bertolino (oggi deceduto), altra figura ben conosciuta dai No Tav perché nominato per anni dai poliziotti che si costituiscono parte civile contro i manifestanti valsusini nonché referente del sindacato di polizia salviniano SAP.

Oltre alla consulenza e ai consigli, il sostegno del PM Padalino all’ufficiale Pettinicchio si spinge fino al prestito dell’auto con scorta assegnata al magistrato perché il finanziare potesse tornare con più agio in Piemonte da un viaggio di affari a Roma in cui preparava la difesa per il processo di appello. Pettinicchio ovviamente non ha mai mancato di restituire le attenzioni del Pada con favori e regali: cena al bistrot di Canavacciuolo, diversi soggiorni a costo zero all’Hotel San Rocco di Orta San Giulio, etc. Tutti fatti che in TV Padalino e Porro omettono facendo credere all’incauto telespettatore che il PM anti-notav sarebbe stato assolto perché “il fatto non sussiste”.

Padalino in realtà intrattiene a beneficio del pubblico una bella confusione sulle due vicende che lo hanno visto coinvolto. Per la prima, l’assegnazione di fascicoli agli amici, il Pada è stato effettivamente assolto con questa formula. Due altri PM hanno infatti inviato delle lettere al giudice assicurando che le assegnazioni certo non seguivano “rigidi automatismi” (l’assegnazione automatica) ma rispettavano i “criteri organizzativi” della procura. Tant’è, tutto è finito quindi a tarallucci e vino.

Per l’altro procedimento, il giudice ha certo ritenuto che non si potesse trattare di “corruzione” visto che Padalino non era assegnato al caso di Pettinicchio ma l’assoluzione è arrivata “tralasciando ogni considerazione e valutazione squisitamente morali o di opportunità”. Insomma, le cene e gli altri regalini ricevuti dal finanziere/magnaccia sono considerati fatti assolutamente incontrovertibili, attestati da intercettazioni e acclarati in sede di giudizio anche dal giudice che assolve Padalino che li considera “eticamente discutibili” ma non “penalmente rilevanti”. Un PM dalla dubbia morale che infatti il CSM ha deciso di sanzionare per la “gravità elevata dei fatti contestati” pur finendo per salvare il collega dal licenziamento inzialmente previsto. A ognuno ora la sua idea su questo triste satiro in cerca di ribalta.

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