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Fino a 25 anni di carcere a chi manifesta per “impedire di realizzare un’opera pubblica”

Con un emendamento presentato al ddl sicurezza dal deputato Igor Iezzi, attualmente in discussione in commissione Affari Costituzionali, la Lega propone l’inserimento di una nuova aggravante dei reati contro la pubblica incolumità che sembra ritagliata sulla variegata rete di attivisti che da anni protestano contro le grandi opere. Pene dai 4 a 25 anni di carcere

da Osservatorio Repressione

La Lega vuole mandare in carcere chi protesta contro le grandi opere, a partire dal ponte sullo stretto. Un ulteriore svolta autoritaria e repressiva nei confronti di chi dissente dalle politiche del governo.

Innalzare fino a 25 anni di reclusione la pena per chi protesta in modo “minaccioso o violento” contro le grandi opere infrastrutturali. È l’obiettivo di un emendamento della Lega, firmato dal deputato Igor Iezzi, al cosiddetto “pacchetto sicurezza“, il ddl approvato a novembre dal Consiglio dei ministri e ora in discussione nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera.

La proposta Iezzi vuole introdurre un nuovo comma all’articolo 339 del codice penale, che elenca le circostanze aggravanti dei reati di resistenza, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o a un corpo dello Stato. Al momento le pene, che di base possono arrivare a sette anni, “sono aumentate” in modo generico dal primo comma “se la violenza o la minaccia è commessa nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico “.

Inoltre, in base al secondo comma, “se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi”, il minimo diventa di tre anni e il massimo di 15. A queste aggravanti l’emendamento ne aggiunge un’altra: “Se la violenza o minaccia è commessa al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica, la pena è aumentata da un terzo a due terzi”.

Se l’emendamento verrà approvato e il ddl sicurezza diventerà legge, chi protesterà in gruppo contro un’opera pubblica con manifestazioni simboliche, se queste verranno considerate “minacciose o violente”, rischierà fino a 25 anni di carcere (la pena massima del secondo comma aumentata di un terzo).

Una mannaia che potrebbe calare facilmente su manifestazioni come quelle contro il Tav in Valsusa, il Ponte sullo Stretto, la nuova diga di Genova o i rigassificatori.

Nella relazione tecnica all’emendamento si legge che “la norma è volta a intercettare comportamenti violenti posti in essere nell’ambito delle manifestazioni di protesta per l’esecuzione di opere pubbliche o di infrastrutture di interesse strategico”.

Quello sulle manifestazioni contro le “grandi opere”, però, non è l’unico emendamento di stampo repressivo presentato da Iezzi.

Un’altra proposta mira a considerare sempre responsabili del delitto di violenza privata (punito con la reclusione fino a quattro anni) i lavoratori che in occasione degli scioperi mettono in atto i cosiddetti picchetti, schierandosi all’ingresso delle aziende per ostacolare l’entrata dei colleghi.

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