InfoAut
Immagine di copertina per il post

Star Wars. Il ritorno della disciplina

«Prima di Star Wars usavo la forza per servire birre» avrebbe dichiarato Daisy Ridley, protagonista dell’episodio settimo di Star Wars. Affermazione non sorprendente, anche ammettendo non sia del titolista che il 21 dicembre la riportava per un’intervista su Repubblica.it. Piuttosto in sintonia col cliché della gavetta, dei bassifondi che aiutano a guardare in alto, delle stalle che diventano stelle (siamo pur sempre in un clima natalizio), dell’ostinazione che alla fine la vince, alla quale gli attori di Hollywood, al pari di molti altri attori del farsi da sé, ci hanno da tempo abituati. Retorica universale che da decenni predica la mobilità verticale del lavoro, la rottura delle rigidità sociali, i repentini e sempre possibili salti di classe in virtù della trilogia: opportunità, libertà, auto-impresa.

Ma usare la forza per servire, birre o qualunque altra cosa, non è forse ciò che smentiva proprio l’episodio quarto, il primo della saga? L’uscita in sala è del ’77 e del clima di un anno speciale il film è intriso: a Bologna indiani metropolitani e untorelli invadono le strade mentre sullo schermo scorrono forme di vita tutte parimenti aliene (quelle umane incluse) senza che da lì passi il discrimine della nemicità, almeno non tra di loro. Nel mondo del capitalismo avanzato esplodono le differenze, crolla l’universalismo del soggetto (maschio, razionale, bianco, persino operaio) mentre in un bar intergalattico la vita si declina in lingue diverse che si parlano senza doversi tradurre, in corpi che non sono l’ibrido di identità precedenti, in traiettorie autonome che sembrano attingere da una ricchezza comune. In Occidente, ma in Italia si vede parecchio, dalle fabbriche si fugge, il lavoro diventa alieno (quello sì), e ovunque esplodono le griglie: è la fine della disciplina, del contenimento e della reclusione, dell’ortopedia sociale che alleva, addestra, uniforma all’ortodossia regolativa di un’identità di massa. È la fine della «forza» come paradigma produttivo: non è più con la forza del corpo operaio, di un principio estrattivo applicato a una materia inerte, che si produce valore.

E infatti Star Wars è un film su quella «forza» che esplode e si allontana dalla meccanica, si dissemina socialmente, incarnata in ogni vita a prescindere da classi e generi, fugge la disciplina e «scorre» oltre le gabbie portata da desideri di vita, di relazioni, di lingue, di corpi tutti altri, tutti diversi. Accade nel film e in giro per il mondo, e in entrambi i casi succede che si combatta. Non vuole saperne la disciplina di mollare la presa, di farla finita con la prigione dell’attività nella forma del salario, con la gerarchia e la ripetizione. Non vuole saperne lo Stato di sentirsi dire che la società può fare a meno di lui. E non a caso rivendica un monopolio della forza, che non si può lasciar fuggire dai cancelli, sottrarre ai capireparto e ai capifamiglia. Non vuole saperne quella cosa monolitica che si chiama Impero, che ancora tutto vede da un Panopticon, che ancora non ha appreso l’arte del governo attraverso le differenze, presieduta da una funzione d’ordine e mossa dalle cinghie di trasmissione di una filiera del comando, di lasciare che la vita vada o che contro di esso si rivolti. Ma siamo nel ’77 e lo sa bene Lucas che è finito il tempo della disciplina, del padre che richiama a sé il figlio perché è il padrone, del governo dell’uno sui molti che peraltro vorrebbe tutti identici, maschi e tranne qualche eccezione con la calottina bianca. Ci vorrà un po’, ma questa battaglia si finirà per vincerla, nella realtà quanto nel film.

Perché allora, tranne a essere a corto di idee, tornare a proporre quasi quarant’anni dopo lo stesso scontro, persino estetico, tra un potere che ha smesso da un pezzo di comandare piegando i corpi e una vita che ormai sa articolare una gran varietà di Sì dopo aver detto grossomodo all’unisono il medesimo No? Certo il potere può tornare a essere Il Potere, ma Lucas sembrava a suo tempo aver letto Foucault e introdotto già dal quarto episodio una sua microfisica, almeno sul fronte dei comportamenti di fuga. Scappata dal comando, la vita sa da un pezzo di avere una propria «forza», che anzitutto ha scoperto nel cercare una strada per sottrarsi e che l’ha spinta a fuggire. Deleuze, Guattari e prima di loro Spinoza la chiamavano desiderio. C’è una generazione, forse anche un po’ di più, che si è accorta di avere una forza, inesauribile e indipendente da quella espressa dal capitale fisso delle macchine. Che attingeva a risorse affettive e relazionali ben più proficue di quelle di un movimento indotto dal bastone. Che si sapeva fluida, capace di adattarsi, comune e singolarizzata, e ben più produttiva di una recinzione. Al capitalismo è toccato correrle appresso, e all’impero?

La ritroviamo quarant’anni dopo impantanata su un pianeta sabbioso con un sole solo a raccattare ferraglia per un pasto liofilizzato, ad aspettare il ritorno di una famiglia d’origine e intenta a competere per la sopravvivenza. Inconsapevole di quel che può e senza maestri per insegnarglielo. Capace di muoversi e districarsi, ma attanagliata dalla paura di perdere quel che nemmeno ha: la vita. Forse lo scenario ci ricorda qualcosa? E quando si accorge di averla, la vita, è colta dal dubbio sul che farci: il primo pensiero è tornare, non fuggire. Normale che l’impero risfoderi la disciplina, il governo di un corpo costa pur sempre meno del governo di un’anima. E a poco serve il soccorso di quelli di prima, pirati e avventurieri ormai diventati amorevoli genitori pur conservando la giacca di pelle che per fortuna (del film) finiscono per morire. Il che non impedisce al tutto di prendere una piega da saga famigliare, con tanto di nonni, padri, figli, zii e cugini, non fosse per la saggia sentenza di una fantesca centenaria e galattica rivolta alla rampolla: «L’appartenenza che cerchi non è dietro di te, ma di fronte a te». Orizzonte già rischiarato dalle tempeste di sabbia di un deserto dove i soli almeno erano due all’episodio quarto, con un giovane che di «coscienza» della propria forza ne aveva ben poca ma, al pari dei suoi coetanei dell’epoca, fremeva per la voglia di andare.

Sbagliato sarebbe, per dirla alla Yoda, metterla su un piano di ontologie generazionali. Antenati spavaldi e pronipoti cacasotto. Tra la fuga della società dalla disciplina e il grado zero che abbiamo di fronte sono intercorsi quarant’anni, durante i quali l’Impero si è riorganizzato. Nella realtà ha rincorso il lavoro che si è voluto autonomo, con le partite iva, il debito, l’impresa di sé e degli altri. Ha ripreso le differenze, moltiplicandole e facendone segmenti di mercato. Ha inseguito la libertà e la forza dell’intelligenza collettiva, finendo per riacchiapparla. Forse per questo anche un film può tornare a proporre un paradigma disciplinante che credevamo sepolto e che invece rispunta mettendo catene anche al lavoro più libero e creativo. Ma l’episodio settimo titola di un risveglio. Da un grado zero. La scoperta della propria forza non passa per vecchi maestri e addestratori, che poco hanno da dire fuorché di essere i padri: sapere e conoscenza sono ormai sociali e per pilotare il Millenium Falco non servono le lezioni di Harrison Ford, maestro ignorante. Il risveglio è involontario e non occorre coscienza, accade per affezione, mossi da qualcosa. Parte da un corpo, che scopre ciò che può: «Non lo si sa mai da prima cosa può un corpo», affermava Gilles Deleuze nel corso di un altro 21 dicembre, nel 1980. È l’etica qualitativa dei modi di esistenza ricavata da Spinoza, dalla quale si genera un’opposizione. Star Wars, episodio quarto, sembrava averlo inteso. Il settimo, quarant’anni dopo e con di mezzo una controrivoluzione, prova a ripartire da lì. L’operazione è vintage ma le si può dare il beneficio di una buona intenzione: smettere di usare la forza per servire, né birre né qualunque altra cosa.

 

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Culturedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Culture

Imperialismo digitale: dibattito con l’autore al Blackout Fest / Sabato 13 giugno ore 17.30

Il libro di Dario Guarascio verrà presentato al Blackout fest 2026, ne parliamo con Dario di Conzo esperto di Cina e politiche economiche che modererà l’incontro di sabato 13 giugno.

Immagine di copertina per il post
Culture

Diritto non crimine: difendere il dissenso. SCARICA IL LIBRO

Negli ultimi anni la crisi climatica, le guerre, la devastazione dei territori e la repressione del dissenso hanno smesso di apparire come fenomeni separati. Sempre più spesso si presentano come parti di uno stesso modello politico ed economico, fondato sulla difesa degli interessi fossili, estrattivi e militari e sull’erosione progressiva degli spazi democratici.

Immagine di copertina per il post
Culture

Bussoleno, 16 e 17 Maggio 2026: 15° edizione del Critical Wine

Il Movimento NO TAV ha fatto del motto Terra e libertà coniato da Luigi Veronelli, ispiratore del Critical Wine, un suo slogan, personalizzandolo in Terra è libertà, come sa bene chi ha deciso di opporsi, a costo della vita, contro chi della terra e della libertà lo vorrebbe privare.

Immagine di copertina per il post
Culture

Blackout Fest 2026

In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest’anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno.

Immagine di copertina per il post
Culture

Festival Alta Felicità 2026

Ritorna anche quest’anno il Festival Alta Felicità.

Immagine di copertina per il post
Culture

FESTIVAL ALTRI MONDI ALTRI MODI – VANCHIGLIA QUARTIERE PARTIGIANO 

Di seguito l’indizione della Quarta Edizione del Festival Altri Mondi / Altri Modi “Vanchiglia Quartiere Partigiano”

Immagine di copertina per il post
Culture

Carmillafest 2026: Valerio Evangelisti e l’arte delle insurrezioni immaginarie

A volte ritorniamo, anche in presenza, fuori da questi schermi. Il 18 aprile prossimo, a Roma, si svolgerà Carmillafest 2026. La data non è casuale perché quattro anni fa, proprio in quel giorno, veniva a mancare il fondatore della nostra testata: lo scrittore e militante rivoluzionario Valerio Evangelisti. Questa seconda edizione di Carmillafest – la prima si tenne a Bologna insieme a Valerio nel 2019 – sarà quindi dedicata alla poetica politica del nostro amico e compagno.

Immagine di copertina per il post
Culture

Guerra. Per una nuova antropologia politica

l volume di Silvano Cacciari si apre facendo riferimento a opere cinematografiche che hanno saputo mostrare come sia cambiata la guerra rispetto a come la si era conosciuta e messa in scena in passato. Se Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola aveva saputo mostrare una guerra ormai indirizzata ad autoalimentarsi priva di scopo e indipendente dalle forze che si proponevano di controllarla, più recentemente il film russo Best in Hell (2022) di Andrey Batov, prodotto dai mercenari del Gruppo Wagner, ha evidenziato lo stato di assoluta incontrollabilità raggiunto dalla guerra. «La grammatica delle immagini della guerra contemporanea, dai film strutturati all’universo di video postati sui social, propone un processo di significazione della crisi radicale del télos, della finalità politica che Clausewitz poneva a fondamento della razionalità bellica»

Immagine di copertina per il post
Culture

Imperialismo Digitale

Riprendiamo da Scienza in rete Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA di Dario Guarascio, pubblicato da Laterza ed uscito nelle librerie il 6 febbraio, affronta uno dei nodi centrali del nostro presente: il connubio sempre più marcato tra digitalizzazione dell’economia, concentrazione del potere tecnologico e crescente bellicismo come dimensione strutturale dell’ordine […]

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Iran-Usa: tra guerra aperta e congelamento del conflitto.

Il memorandum d’intesa siglato tra Usa e Iran, cristallizza su carta in 14 punti la complessità dell’evoluzione della guerra imperialista americana e israeliana. Va innanzitutto segnalata la vaghezza dell’accordo firmato. Tutti i punti sono più che altro una scaletta di lavoro per i negoziati che si dovrebbero tenere nei prossimi 60 giorni. Cessate il fuoco su tutti i fronti, soprattutto in Libano, scongelamento delle sanzioni e ipotetiche riparazioni di guerra americane, vago impegno iraniano a non sviluppare un’arma nucleare e infine sblocco di Hormuz, non si sa in che forme. 

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Collina morenica: teatro di conquista via terra, sottoterra e dal cielo

I fronti di attacco aperti negli ultimi tempi nei confronti della Collina morenica, area posta tra la periferia ovest di Torino e le Alpi Cozie, testimoniano l’accanimento in atto nei confronti di territori ancora naturali o caratterizzati da un certo equilibrio tra natura e sfruttamento umano, ma proprio per questo selezionati come aree da sfruttare.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

A Taranto i Sud si organizzano: crisi socio-ecologica, zone di sacrificio e orizzonti di liberazione

L’assemblea pubblica si terrà il 20 GIUGNO dalle ore 14 alle ore 19 a Taranto, ripubblichiamo di seguito l’indizione.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Corteo Antifascista a Trieste

Venerdì 19 giugno – ore 18:30 – Riva Traiana, Trieste (TS) Link evento: https://www.facebook.com/share/1CX5aWwHki/ Ritorniamo nelle strade di Trieste con un corteo cittadino che rimetta al centro un antifascismo vivo, plurale, dal basso.  Le ultime settimane hanno rilanciato l’urgenza di una mobilitazione per nutrire la solidarietà, la memoria della resistenza, la lotta a tutte le […]

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Il TAR boccia il ricorso sui terreni DOP dell’agricoltore di Carisio (Vercelli) per costruire la stazione elettrica

Abbiamo raccontato in diverse puntate la storia di Andrea, agricoltore di Carisio che vede i suoi terreni oggetto di un progetto di stazione elettrica, il che prevede l’esproprio dei suoi terreni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Continua la mobilitazione in Albania contro il governo, contro la guerra e gli interessi esterni sul proprio territorio

Le proteste scoppiate ormai venti giorni fa in Albania non accennano a smettere. La mobilitazione ha preso avvio dalla contrapposizione a un mega progetto turistico da oltre un miliardo di dollari promosso da Kushner, genero di Trump, ma hanno preso un’ampiezza sia in termini di rivendicazioni che di partecipazione molto significativa. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

No alla sorveglianza speciale per Stefano e Sara! Criminale è chi fa la guerra e distrugge la nostra terra!

La Questura di Torino dopo aver presentato la richiesta di sorveglianza speciale per un giovane compagno attivo nelle lotte insieme a tanti e tante altre in città e in Val di Susa, si è attivata per formulare la medesima richiesta di sorveglianza per un’altra giovane compagna.