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Nicola domani dal giudice e via le restrizioni a Nina e Marianna!

In questi giorni il Palazzo di Giustizia di Torino ha visto e vedrà sfilare diversi No Tav impegnati a respingere al mittente le accuse ridicole che in questi mesi la procura di Torino è riuscita a produrre. 

Decide di consegnarsi ora, di sua spontanea volontà, annunciando l’intenzione di iniziare immediatamente un nuovo sciopero della fame che andrà avanti fino a quando tutti i No Tav ancora in galera non saranno liberati.

L’appuntamento è per tutti e tutte martedì 5 giugno alle 14 presso il Palazzo di Giustizia di Torino.

Qui di seguito, invece, la lettera inviata da Nicola:

Pur non credendo nell’autorità dello Stato italiano, nelle strutture e negli apparati di giudizio, emarginazione e condanna, ho deciso di presentarmi davanti al giudice, martedì 5 giugno alle ore 15, al tribunale di Torino.
Ritengo più vera la Libertà, non concedendo autorità e valore a questi apparati; in altre situazioni avrei optato per una bella clandestinità. Dal momento in cui altre quattro persone sono ancora in carcere, e molti ancora ai domiciliari o con restrizioni alternative, e dato che credo nell’azione collettiva di liberazione e costruzione di un mondo autogestito, libero nonchè umano, ho preso la decisione di presentarmi, affrontando lo Stato, e contribuire con l’azione dello sciopero della fame (dopo 21 inizierò quello della sete) in modo da generare rivolta, riscossa unione e libertà.
Chiedo con questa azione: Libertà per tutti e da tutto, sperando che tutte le guerriere ed i guerrieri dell’Anima e della Libertà vera contribuiscano in tutte le forme possibili ad ottenere giustizia e Libertà.
Continuerò lo sciopero fino all’ottenimento della Libertà per tutti coloro che sono colpiti dalla repressione.
Possiamo unire le nostre forze ed ottenere quello che desideriamo e meritiamo!
Un ABBRACCIO a tutti e tutte.
Nicola che ama la terra e la libertà.

Oggi alle 13,30 si è conclusa invece l’udienza del processo per le No Tav Nina e Marianna. Entrambe hanno rilasciato delle dichiarazioni spontanee intense e precise e il giudice ha deciso di annullare le restrizioni di movimento in Val di Susa.

Giovedì 7 giugno alle 10,30 si svolgerà la prossima udienza, con la requisitoria del PM e l’arringa della difesa.

Qui di seguito pubblichiamo la dichiarazione rilasciata da Nina:

 

“Sono una operaia, madre di tre figli, ho vissuto in Val di Susa per molti anni, per cui la conosco molto bene e me ne sono affezionata, decidendo di farci crescere i miei figli. Lavoro in Valle, ho acquistato due anni fa una piccola casa in Chiomonte, per il mio futuro e quello dei miei figli. Da qualche anno sono volontaria in Croce Rossa, e presto servizio nel poco tempo libero che può avere una madre lavoratrice. Da molti anni sono a conoscenza del progetto Alta Velocità, e condiviso le ragioni del perchè sia considerata da molti un’opera da non fare. Credo che si tratti di un’opera troppo costosa, invadente per un territorio già eccessivamente sfruttato, altamente inquinante, oltre che inutile per uno sviluppo che nel corso degli anni ha visto decrescere anzi che aumentare la richiesta di implementazione di infrastrutture ad alta capacità/velocità. Per questo da molto tempo manifesto il mio dissenso verso il TAV, sempre in modo pacifico. Non condivido la violenza, anche quando il dialogo e la comunicazione vengono ignorate dalle istituzioni, o represse, non condivido la violenza come soluzione finale, anche se per molti ne sarebbe la naturale conseguenza. La sera del 9 settembre mi sono recata in Maddalena come altre volte, per una passeggiata serale intorno ai luoghi chiamati cantiere, per manifestare insieme a molte altre persone il mio dissenso, in modo pacifico come era stato annunciato dai siti internet in cui era stata promossa l’iniziativa. Come sempre mi sono portata con me uno zainetto contenente un kit di primo soccorso ed un cambio personale; datosi che in molte occasioni sia in valle, sia in manifestazioni o in marce al di fuori della Valsusa, mi è tornato utile per soccorrere piccoli traumi, lievi ferite, o intossicazioni da CS. A volte mi è capitato anche di soccorrere persone ferite durante gli scontri, per il lancio dei lacrimogeni o per le pietre sollevate dal getto degli idranti. Questo si è verificato in modo imprevedibile anche durante manifestazioni molto pacifiche o assemblee e incontri vari. Dalla centrale idroelettrica a Chiomonte ho iniziato la mia camminata intorno alle ore 22:15, percorrendo insieme ad altre persone i sentieri intorno alle reti, con l’intenzione di giungere alla Baita NO TAV, sita nella zona Clarea. Dopo circa un’ora sono arrivata insieme ad altre persone nella zona vicina al varco 4, dove mi sono fermata pochi minuti con altri manifestanti, già presenti sul posto prima del nostro arrivo. La situazione in quei momenti era relativamente tranquilla, non mi sembrava ci fosse in atto un lancio di pietre da parte dei manifestanti, ma erano appena stati lanciati alcuni lacrimogeni. Il fumo denso e il buio rendevano più difficile il cammino, anche perchè l’uso degli idranti aveva reso fangoso il terreno. Dunque mi sono fermata un po’ per vedere se poteva esserci tra di loro qualcuno che avesse bisogno di aiuto, e per aspettare un momento prima di continuare, magari non da sola, il percorso verso la Baita. Nel corso dei pochi minuti in cui ero li è iniziata in modo improvviso una carica da parte delle forze dell’ordine, poco visibile per noi all’esterno dei cancelli per il buio e il fumo dei lacrimogeni. Appena me ne sono accorta ho cercato di allontanarmi cercando di andare verso l’apice della montagna, mantenendo a destra il sentiero impraticabile per la Baita. Quando mi sono sentita tirare dallo zaino istintivamente ho cambiato direzione, rendendomi conto che un rappresentante delle forze dell’ordine cercava di fermarmi non ho opposto resistenza e mi sono lasciata trattenere. Sono stata trascinata fin dentro le recinzioni del Varco 4, dove sono poi stata identificata, perquisita e arrestata, senza mai opporre alcun tipo di resistenza. Non ho partecipato alla passeggiata notturna con l’intenzione di danneggiare cose o persone, non ho lanciato nessun oggetto verso le recinzioni o le forze dell’ordine, né in questa né in altre occasioni. Come ho già detto altre volte prima, sono convinta di essere innocente e di non aver commesso nessun reato, ho manifestato il mio dissenso in modo non violento. Da settembre per questi fatti sono stata privata delle mie libertà, non sono più potuta andare a casa mia a Chiomonte, dove ho la residenza, non ho più potuto seguire mio figlio al quinto anno di elementare perchè la sua scuola è a Chiomonte, non ho potuto seguire le attività ludiche e sportive di tutti e tre i miei figli perchè queste sono tutte nel paese di Chiomonte, come ad esempio partecipare ai loro saggi di danza e musica come una normale madre. I disagi creati da questo eccessivo allontanamento si sono manifestati anche in piccole attività della vita quotidiana di una persona normale, come ricevere la posta, mantenere la casa in ordine e funzionante, dovendo pagare in più le spese di un altro affitto. Manifesto per il mio futuro, per il futuro di questo paese, e per il futuro dei nostri figli, che dovranno accollarsi il peso delle scelte sbagliate fatte da noi oggi. Non sono mai stata considerata una cattiva madre, ma quello che è successo dal mio arresto e tutte le conseguenze dell’arresto, le due settimane in carcere, il mese e mezzo agli arresti domiciliari e l’allontanamento ancora in corso dalla mia terra, hanno creato a me e ai miei figli e ai miei cari gravi disagi. Non credo di essere una persona pericolosa e tantomeno una terrorista, ho manifestato e questo è un diritto dettato dalla Costituzione Italiana.
Sono innocente.
Voglio tornare a casa mia.”

 

 

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