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Gela: in migliaia in piazza per il futuro della città

Circa cinquemila persone: istituzioni in testa con i sindaci di Gela e del comprensorio a guidare il serpentone; poi i lavoratori, i sindacati, le scuole e tanti gelesi che, adesso, hanno davvero sposato la battaglia; i negozi della citta sono rimasti chiusi in segno di adesione alla lotta. Una voce ha attraversato il corteo dall’inizio alla fine: “Eni è un mostro che ora (!) deve rispettare le promesse fatte a Gela ad agli abitanti della zona!”

Ricapitolando. Da otto giorni i lavoratori dell’indotto e i dipendenti diretti del petrolchimico hanno avviato la loro protesta contro le politiche industriali di Eni: l’azienda petrolifera a partecipazione statale e Governo stesso, avevano infatti promesso investimenti per più di due miliardi su riconversione green e bonifiche territoriali attraverso la firma di un protocollo d’intesa con istituzioni e sindacati. Ma nei quasi due anni trascorsi questi investimenti non sono mai arrivati: le commesse sono diminuite e i lavoratori hanno visto il tempo scorrere fino ad arrivare alla scadenza degli ammortizzatori sociali. Così, più di una settimana fa, la protesta è esplosa: blocchi stradali per giorni agli ingressi della città; poi, gli operai, hanno deciso si concentrarsi sull’azienda: presidiati e bloccati gli ingressi al cambio dei turnisti e degli amministrativi; fermato anche il gasdotto collegato con la Libia. E oggi il corteo cittadino che ha visto una grandissima fetta della comunità gelese scendere in piazza a condividere lo slogan “Gela non deve morire!” con i lavoratori che nel frattempo hanno comunque mantenuto tre presidi fuori dai cancelli del colosso partecipato direttamente dallo Stato.

Le voci di giornata ci dicono di una reale consapevolezza da parte dei manifestanti: Eni e Stato devono ripagare un territorio che hanno volutamente sfruttato, inquinato, abusato; non si tratta semplicemente di rivendicare lavoro “senza se e senza ma” : al contrario, sono i lavori di bonifica che garantirebbero una forma di risarcimento verso il territorio e, al contempo, eviterebbero che circa 2500 lavoratori restino senza reddito e prospettive di vita.

Dai presidi, in queste ore, una sola linea emerge: i blocchi continueranno ad oltranza fin quando Eni non si assumerà le sue responsabilità.

E allora continueremo a seguire ed aggiornare su Gela e la sua lotta.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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