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USA scoppia la rabbia a Louisville per Breonna Taylor

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Manca poco più di un mese alle elezioni statunitensi del 3 novembre e l’ondata di manifestazioni di Black Lives Matter continua ad attraversare molti stati americani. Crisi economica e occupazionale innescata dal Covid-19 e le persistenti violenze della polizia nei confronti di neri e latini si miscelano in un ciclo di proteste che, iniziate il 25 maggio con l’omicidio di George Floyd a Minneapolis, hanno invaso il terreno della campagna elettorale. 

La radicalità delle piazze americane sta spingendo Donald Trump a costruire il rush finale verso le presidenziali sui temi dell’ordine e della sicurezza, mentre il fronte democratico rappresentato da Biden tenta affannosamente di capitalizzare la rabbia in chiave elettorale. In questo clima ieri 23 settembre, il Gran giurì (giuria che svolge le funzioni di una nostra udienza preliminare) del tribunale di Louisville (Kentucky) ha emesso una sentenza beffa sulla morte dell’afroamericana Breonna Taylor. La donna è stata uccisa nella notte tra il 12 e il 13 marzo 2020 da tre poliziotti durante un controllo antidroga, nel quale la droga non è stata mai rinvenuta.

Nonostante le pressioni delle piazze, dell’opinione pubblica e del mondo dello sport dal blocco dell’NBA alle magliette sui podi della Formula 1, la giuria dello stato del midwest si è espressa contro l’incriminazione per omicidio e solo un poliziotto è stato incriminato per condotta negligente e pericolosa. La reazione della popolazione di Louisville non è tardata ad arrivare è tutta la giornata di ieri ha visto la rabbia esplodere per le vie della città con addirittura colpi di arma da fuoco verso le forze dell’ordine che riportano il ferimento di due agenti. In serata si sono svolte manifestazioni in decine di città statunitensi, comprese Washington e New York. 

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