InfoAut
Immagine di copertina per il post

Palestina ” Pubblicate il video dell’uccisione di Maram e Ibrahim”

Dopo la morte dei figli al posto di blocco di Qalandiya, Saleh Abu Ismail sfida le autorità israeliane a diffondere le immagini dell’accaduto. Nega che i figli avessero l’intenzione di compiere un attacco contro la polizia. Anche Haaretz chiede la pubblicazione del video girato dalle telecamere di sorveglianza.

Gerusalemme, 3 maggio 2016, – Maram Abu Ismail ha davvero lanciato un coltello verso gli agenti della polizia israeliana al posto di blocco di Qalandiya prima di essere uccisa dalle raffiche sparate da guardie private?  Di fronte a questo interrogativo, ancora senza risposta, Saleh Abu Ismail, padre di Maram, 23 anni, incinta e madre di due bimbe, e di Ibrahim, 16, l’altro figlio ucciso il 27 aprile a Qalandiya, ha preso l’iniziativa lanciando una sfida aperta alle autorità israeliane. «Devono diffondere subito il filmato dell’accaduto (girato dalle telecamere di sorveglianza)» ripete l’uomo che definisce una «messinscena» il ritrovamento di coltelli da parte della polizia. «I miei figli sono stati uccisi senza motivo», insiste Abu Ismail che dalla sua parte ora ha anche Haaretz.

«Quanto è accaduto al posto di blocco di Qalandiya mercoledì scorso non può rimanere solo a Qalandiya – esortava ieri il quotidiano israeliano in un editoriale – L’uccisione di Maram Abu Ismail e di suo fratello Ibrahim…colpiti da guardie di sicurezza al posto di blocco solleva interrogativi e sospetti gravi». La polizia replica che quel filmato non può essere diffuso perchè sono ancora in corso le indagini.      

Il sospetto che sorella e fratello siano stati ammazzati in modo sommario, senza alcuna ragione, si è fatto ancora più forte quando le autorità israeliane hanno riferito che ad aprire il fuoco contro Maram non erano stati i poliziotti bensì dei contractor. Secondo la versione ufficiale, la donna si sarebbe diretta assieme al fratello verso il settore del posto di blocco di Qalandiya da dove transitano verso Gerusalemme gli autoveicoli (autorizzati). Il passaggio per le persone è dall’altro lato. Maram non avrebbe risposto all’intimazione di fermarsi giunta dalla polizia che ha sparato in aria alcuni colpi di avvertimento. Quindi ha estratto un coltello e, da una distanza non meglio precisata, l’avrebbe lanciato in direzione di un agente, senza colpirlo. A questo punto le guardie private hanno aperto il fuoco contro la donna e il fratello intenzionato, sempre secondo la versione ufficiale, ad attaccare a sua volta i poliziotti.

Saleh Abu Ismail difende i figli. Maram, ha spiegato, si era ferita ad una mano due settimane prima. Sopraggiunta una forte infezione, non avendo ottenuto cure adeguate nel suo villaggio, Beit Surif, e a Ramallah, la donna aveva deciso di andare all’ospedale a Gerusalemme Est assieme al fratello. Maram, dice il padre, non conosceva il valico di Qalandiya e si sarebbe avviata per errore in direzione delle corsie destinate al passaggio delle auto. Testimoni hanno riferito che di fronte alle intimazioni a fermarsi, la donna, visibilmente confusa, avrebbe estratto e lanciato verso gli agenti non un coltello ma alcuni fogli appallottolati, pare i referti medici a conferma del suo bisogno di cure immediate. In reazione al quel gesto le guardie private hanno aperto il fuoco uccidendola sul colpo. Poi, sempre secondo le testimonianze, avrebbero fatto fuoco su Ibrahim che intendeva soccorrere la sorella.

«Mia figlia non ha lanciato alcun coltello» insiste Salah Abu Ismail che nega la militanza di Maram in qualsiasi organizzazione politica: «Era la madre di due bambine piccole e non aveva mai avuto mai problemi con Israele». Per la polizia invece la donna avanzava tenendo una mano dietro la schiena e all’improvviso ha scagliato il coltello. Dopo la sparatoria, sempre secondo la versione israeliana, un altro coltello sarebbe stato trovato sul corpo senza vita di Ibrahim. Salah denuncia «la messinscena» e chiede con forza che siano mostrate subito le immagini girate dalle telecamere di sorveglianza, richiesta sostenuta anche dal deputato israeliano comunista Dov Chenin e dalla Lista araba unita.

L’accaduto ha fornito nuove ragioni a chi denuncia il “grilletto facile” di soldati, poliziotti e guardie private israeliane, in particolare da quando, lo scorso ottobre, è cominciata l’Intifada di Gerusalemme. Le forze israeliane, protestano i palestinesi, sparano subito e sempre per uccidere, compiendo delle «esecuzioni extragiudiziali». Qualche settimana fa  a Hebron dove un militare israeliano ha sparato alla testa e ucciso un assalitore palestinese a terra e non in grado di nuocere. Il soldato è stato poi acclamato come un eroe da gran parte degli israeliani e rinviato a giudizio dai giudici militari soltanto per omicidio colposo. 

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Contributi

La guerra interna dello Stato capitalistico

Riceviamo e pubblichiamo questo testo dal Collettivo Millepiani di Arezzo che affronta alcuni nodi all’ordine del giorno a partire da alcuni eventi recenti che hanno aperto nuove emersioni di conflitto.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ceuta: il contesto e i responsabili della crisi umanitaria

Ripubblichiamo questo articolo che approfondisce alcuni aspetti della tragedia umanitaria di Ceuta, individua responsabilità politiche e inserisce ciò che è avvenuto in un quadro più ampio di dinamiche di guerra globale e di garanzia per il regime egemonico.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Massarosa: il Comitato prende parola in risposta al Presidente della Regione Toscana

Di seguito pubblichiamo la lettera del Comitato di Pian di Mommio, Massarosa, in provincia di Lucca.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I coccodrilli di Ben Gvir sono l’ultima arma utilizzata da Israele nella sua guerra animale contro i palestinesi

Dagli scritti coloniali di Herzl ai cani da attacco, dai cinghiali alle prigioni con fossato di coccodrilli, gli animali sono stati a lungo impiegati nel progetto sionista per terrorizzare i palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

La repressione raccontata a mio figlio

In un momento storico in cui un gruppo di fanatici bianchi e religiosi sta compiendo da quasi tre anni, in diretta streaming e protetto da uno degli eserciti più forti e tecnologicamente avanzati del mondo, il genocidio di un popolo oppresso.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

La lotta di Bosco Ospizio

Lo chiamano Bosco Ospizio perché  fino a 21 anni fa lì sorgeva un ospizio con un grande giardino alberato. Una volta demolito l’edificio principale, è iniziato un processo di rinaturalizzazione spontanea avviato grazie all’inaccessibilità all’area, perimetrata da una recinzione che impediva al pubblico di entrarvi.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Corteo No Ponte a Messina sabato 8 agosto

Ricondividiamo l’appello del Movimento No Ponte invitando alla partecipazione alla manifestazione di sabato 8 agosto a Messina contro il ponte e contro le grandi opere inutili

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Questo secondo numero di HUB raccoglie articoli e approfondimenti sui flussi bellici, sui nuovi investimenti nelle infrastrutture “civili” dual use, sulle fabbriche di armi e sulla loro filiera nei territori, con un approfondimento dedicato a Leonardo S.p.A.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La scintilla a Tell: come la Resistenza di un villaggio ha sconvolto la strategia israeliana in Cisgiordania

La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

India: il movimento degli “scarafaggi” continua le mobilitazioni e si estende. Gli agricoltori si uniscono alla protesta

I giovani in India sono stanchi, ci sono disoccupazione e sotto-occupazione molto alte. Se il governo non tratterà seriamente sulle richieste concrete del movimento degli Scarafaggi, quest’ultimo dilaga.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Intervista a Dina, libera dalle carceri libiche

Dina e Domenico sono i due attivisti italiani che hanno preso parte al Land Convoy verso Gaza, la missione via terra nel quadro della campagna di solidarietà internazionale alla Palestina della Global Sumud Flottilla, e poi sono stati fermati e sequestrati in Libia, nella zona controllata da Haftar.