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La protesta degli indios irrompe al Parlamento di Brasilia

Gli indios sono riusciti a forzare le barriere poste a protezione dell’ingresso del Parlamento e hanno fatto irruzione alla Camera cogliendo di sorpresa i deputati lì presenti per una seduta: una volta dentro, i nativi (arrivati a Brasilia da tutto il paese e appartenenti a popoli diversi) hanno dichiarato che non avrebbero abbandonato l’aula fino a quando non fosse stato bloccato l’iter dell’emendamento che modificherebbe le autorizzazioni allo sfruttamento delle riserve.

L’emendamento costituzionale in questione prende il nome di Pec 215 e fu proposto già nel 2000 ma solo dopo più di dodici anni è stato rispolverato dal Congresso ottenendo già l’approvazione di alcune commissioni.

Tale emendamento trasferirebbe al Congresso il potere (attualmente detenuto dal Funai, l’agenzia federale degli affari indigeni del paese) di demarcare i territori delle riserve e di autorizzarne lo sfruttamento: una legge che fa gola ai grandi latifondisti del paese e a molte multinazionali ma che trova una strenua resistenza da parte degli indios presenti nel paese, già decimati e vittime di continue minacce ai propri territori ma decisi a non farsi togliere quanto rimane delle proprie terre.

Di fronte all’inaspettata irruzione e alla determinazione degli indios, il presidente della Camera ha disposto che la commissione convocata per votare l’emendamento venga rimandata al prossimo semestre e che in tale data i nativi brasiliani potranno partecipare ai negoziati: una prima seppur parziale vittoria per gli indios, che non solo hanno ottenuto il rinvio della discussione della legge ma anche la possibilità di partecipare ad un procedimento che chiama in causa i loro diritti, un dato assolutamente inedito nella storia del Congresso brasiliano.

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