InfoAut
Immagine di copertina per il post

Israele bombarda Gaza, a Gerusalemme incendio nella moschea Al-Aqsa

||||

24 morti tra cui diversi bambini nei bombardamenti su Gaza di ieri. Nella notte un incendio è divampato nella moschea Al-Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam, mentre una folla di sionisti festeggiava fuori dalla spianata delle Moschee.

Continua senza sosta l’operazione di pulizia etnica di Israele che dopo aver dato avvio all’assedio di Gerusalemme vecchia negli scorsi giorni adesso attacca con pesanti bombardamenti la Striscia di Gaza. L’aviazione israeliana nell’ambito dell’operazione “Guardiano delle Mura” ha colpito 130 obiettivi militari a Gaza. Nel corso degli attacchi a Gaza sono rimaste uccise 24 persone, fra cui nove minori. I feriti sono oltre 100. Dalla Striscia intanto sono stati lanciati 250 razzi verso Israele, i lanci sono continuati anche questa mattina sulla città costiera di Ashkelon.

A Gerusalemme intanto nella notte è divampato un incendio nella Moschea di Al-Aqsa a cui sono seguiti duri scontri con oltre 300 feriti tra i palestinesi. Le proteste si stanno diffondendo in molte località arabe della Cisgiordania e dello Stato di Israele: duri scontri sono avvenuti la scorsa notte anche nella città a popolazione mista di Lod, a est di Tel Aviv. Negli incidenti due dimostranti sono stati feriti da colpi di arma da fuoco ed uno di essi è deceduto poco dopo il ricovero in un ospedale cittadino. 

Riportiamo di seguito le riflessioni di Alberto Negri per il Manifesto sull’evoluzione del conflitto:

 

Gerusalemme, il cuore della crisi internazionale

12915597 large copia

 

Gerusalemme è il cuore del conflitto internazionale, non solo mediorientale. Quella che sembrava una confisca come un’altra – le case palestinesi di Sheikh Jarrah a favore del movimento dei coloni – è diventata adesso un fattore assai preoccupante.

Sì, la storia siamo noi. Come questa nuova Intifada. Ci eravamo dimenticati dei palestinesi? Eccoli, con le braccia al cielo davanti alla polizia. Il nostro corrispondente Michele Giorgio riferisce di 20 morti. Tra cui 9 bambini, nei raid israeliani seguiti al lancio di razzi verso Gerusalemme. Non abbiamo paura di morire, dicono, perché siamo morti e risorti mille volte. Il messaggio è duro, tragico vista la disparità delle forze, ma inequivocabile: non ci arrendiamo. Viene dai tempi dei tempi che vi piaccia o no, noi non alziamo le braccia verso questo mondo iniquo e ingiusto. Siamo masse e individui che non si arrendono…
Gli scontri nel «miglio sacro» di Gerusalemme, dove già iniziarono negli anni Ottanta e Duemila la prima e la seconda Intifada, rilanciano una terza rivolta innescata dagli sfratti nel quartiere arabo di Sheikh Jarrah.

Ci sono le coincidenze e anche alcuni elementi di fondo per andare in questa direzione. Nelle prime rientrano le proteste cominciate mentre gli israeliani celebravano l’annessione di Gerusalemme nel 1967 e gli arabi si preparavano alla fine del Ramadan. Ma anche il quadro politico è agitato, da una parte e dell’altra. In Israele è in corso il tentativo di Lapid di formare un nuovo governo che significherebbe la fine dell’attuale premier Netanyahu, un evento che scuote la destra israeliana e anche il movimento dei coloni, più agguerrito che mai. Nel campo arabo c’è stata la decisione di del presidente dell’Anp Abu Mazen di rinviare le elezioni palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme, esacerbando così gli animi dei palestinesi, inferociti con una leadership accusata di essere sempre più succube di Israele.

Davanti all’esplosione degli scontri sulla spianata delle Moschee, vicino al Muro del Pianto e non lontano dal Santo Sepolcro – luoghi sacri a musulmani, ebrei e cristiani – le autorità israeliane hanno preferito rinviare ogni decisione sugli sfratti. La Corte Suprema israeliana ieri avrebbe dovuto emettere il suo verdetto in merito a una tentativo di espulsione di tredici famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah, ma la decisione è stata rinviata a causa delle violenze degli ultimi giorni.

Questa non è l’unica causa delle tensioni ma ne è il detonatore. Gli argomenti di scontro sono tanti. In pieno Ramadan c’è prima di tutto l’accesso alla moschea Al Aqsa e alla Cupola della roccia, luoghi sacri dell’islam dove il 7 maggio ci sono stati violenti incidenti. Poi c’è la pressione costante delle autorità israeliane per separare il problema di Gerusalemme dal resto della questione palestinese.

In Israele operano forze politiche di estrema destra legate a Netanyahu e decise a espellere i palestinesi da Gerusalemme. Il mese scorso abbiamo assistito a una serie di cacce all’uomo condotte da estremisti religiosi israeliani al grido di “morte agli arabi” nella più totale impunità.

Questi incidenti mettono in luce che lo status quo è fragile mentre sbaglia chi ritiene ineluttabile la perdita di «centralità» della questione palestinese nei rapporti tra Israele e il mondo arabo. E forse si sbaglia ancora di più se pensa che il problema svanirà da sé. In più adesso c’è il fattore Biden. Il nuovo presidente non ha messo in discussione la decisione di Trump di riconoscere nel 2018 Gerusalemme capitale di Israele e di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv, ma l’amministrazione democratica ha qualche idea diversa sul Medio Oriente rispetto a quella repubblicana. C’è voluto un po’ di tempo prima che le cancellerie internazionali si accorgessero che a Gerusalemme stava accadendo qualcosa. Una realtà che, agli occhi esterni, appare congelata, è invece in involuzione ed evoluzione.

Invece no: Gerusalemme è il cuore del conflitto internazionale, non solo mediorientale. Quella che sembrava una confisca come un’altra – le case palestinesi di Sheikh Jarrah a favore del movimento dei coloni – è diventata adesso un fattore assai preoccupante. L’espansione della protesta palestinese al cuore della città santa e ad altre città, sta svegliando dal torpore i governi arabi. A interessare di più però non è soltanto la reazione giordana, iraniana o tunisina ma quella che arriva dagli Usa. Mentre l’I’talia e l’Ue o tacciono o raccontano il mantra bugiardo del «no alla violenza da una parte e dall’altra», dimenticando che lì c’è una occupazione militare, quella d’Israele sui Territori palestinesi.

Biden finora non ha preso una posizione precisa e non ha messo in discussione nessuna delle decisioni incendiarie del predecessore Trump (da Gerusalemme capitale israeliana alla sovranità sul Golan siriano occupato) ma ha cominciato ad agitare il premier Netanyahu iniziando il dialogo con l’Iran per il rientro degli Usa nell’accordo sul nucleare.

Ma sugli scontri di Gerusalemme si è fatto sentire il Dipartimento di Stato che ha usato parole, come sottolinea Chiara Cruciati sul manifesto, che di solito l’amministrazione americana non utilizza. Nessun comunicato ufficiale ma la portavoce del segretario di Stato Blinken ha espresso «grande preoccupazione» per le azioni israeliane e per «l’eventuale sgombero di famiglie palestinesi dai quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah, molte delle quali vivono in quelle case da generazioni». Mentre una lettera di deputati indirizzata a Blinken ha chiesto di esercitare pressione diplomatiche per impedire gli sgomberi e ribadire quello che il diritto internazionale e le risoluzioni dell’Onu già prevedono: «Gerusalemme est è parte della Cisgiordania ed è sotto occupazione militare israeliana», realtà che rende «illegale la sua annessione da parte di Tel Aviv». Un linguaggio esplicito e diretto come forse non era mai venuto dai deputati americani. E noi?

Di seguito il video dei festeggiamenti dei coloni israeliani durante l’incendio alla moschea di Al-Aqsa, immagini di una disumanità sconcertante:

 

 

 

 

 

[iframe src=”https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=308&href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fsiham.ouzif%2Fvideos%2F2486424084836346%2F&show_text=false&width=560″ width=”560″ height=”308″ style=”border:none;overflow:hidden” scrolling=”no” frameborder=”0″ allowfullscreen=”true” allow=”autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share” allowFullScreen=”true” ]
pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

gazaintifadapalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Autonomie nel Wall Mapu: territori in resistenza

Un mare di pini verdi tappezza la vasta superficie ondulata, dalle profonde valli fino alle altissime cime. Quando la distanza si tramuta in vicinanza, quando ci addentriamo nelle eterogenee piantagioni, il silenzio e la monotonia trasformano quel mare in un deserto disabitato.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: sciopero generale nel 60° giorno della rivolta. Il parlamento vota la condanna a morte per chi manifesta nelle strade

Sciopero generale ieri in Iran in occasione del terzo anniversario della rivolta del novembre 2019 che coincide col 60 giorno di rivolta iniziata il 16 settembre con l’omicidio di Mahsa Amini, giovane curda di 22 anni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Udai Tamimi, la Fossa dei Leoni è la culla popolare della resistenza palestinese

La capacità di Udai di effettuare due operazioni in aree di importanza strategica per lo stato israeliano ed eludere l’arresto per 12 giorni ha catturato l’attenzione dei media popolari mentre l’esercito israeliano assediava il campo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Atene: tra scioperi e rivolte da non dimenticare

Il percorso di mobilitazioni su carovita e contro la guerra continua il 17 novembre, giorno in ricordo della rivolta di Politecnio, una protesta che  si svolse presso il Politecnico di Atene a partire dal 14 novembre 1973 nell’ambito di una massiccia manifestazione studentesca sul rifiuto popolare della giunta militare greca e terminò in uno spargimento di sangue al mattino del 17 novembre, quando un carro armato sfondò i cancelli del campus e furono massacrati 24 civili.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nazione Mapuche: Due organizzazioni rivendicano azioni di sabotaggio “contro la visita di Gabriel Boric e la sua subordinazione all’oligarchia”

Due organizzazioni ribelli, cioè: la Resistenza Mapuche Lavkenche (RML), e l’ORT (Organizzazione di Resistenza Territoriale) “Toño Marchant” del CAM, hanno rivendicato il sabotaggio di un campo di lavoro forestale contro la visita di Gabriel Boric e le sue posizioni sempre più reazionarie riguardo al popolo originario.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il movimento curdo nega il proprio coinvolgimento nell’attentato di Istanbul

Dopo l’attentato di ieri ad Istanbul che ha provocato sei morti e decine di feriti il governo di Erdogan ha immediatamente accusato il PKK e le Ypg/Ypj di essere responsabili dell’attentato. Il movimento curdo ha respinto con forza queste accuse e ha denunciato un piano oscuro del dittatore turco per colpire Kobane.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Dentro il “Nido delle Vespe”: l’ascesa della Brigata Jenin

l campo profughi di Jenin è stato trasformato in una “zona liberata” dalle fazioni della resistenza armata. Ora la resistenza spera che il modello Jenin si diffonda in altre parti della Cisgiordania.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Brasile: Festa o no nella favela?

Qual è il futuro della relazione dello stato con le periferie urbane?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

First strike: tra opposizione e realtà di una guerra ancora lunga.

La cosiddetta dottrina Biden apre a una serie di considerazioni rispetto alla guerra russa-ucraina rispetto alla sua possibile escalation e minando il campo delle ipotesi di risoluzione del conflitto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Argentina. Occupazione pacifica delle donne indigene nella Banca Centrale: siamo portavoce della Terra che dice basta!

Il Movimiento de Mujeres y Diversidades Indígenas por el Buen Vivir ha occupato pacificamente la Banca Centrale della Repubblica Argentina.

Immagine di copertina per il post
Culture

Il Cinema Palestinese: dal servire la rivoluzione all’espressione creativa

I critici concordano sul fatto che il cinema è rimasto quasi sconosciuto in Palestina prima della Nakba nel 1948.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele: Netanyahu torna al potere con l’ultradestra

Dopo lo spoglio del 85 % dei seggi (ore 12 del 2 novembre) il blocco dei partiti che sostengono Benyamin Netanyahu si avvia a conquistare 67 seggi sui 120 della Knesset, quindi la maggioranza.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Inviato ONU: la situazione della sicurezza in Cisgiordania è in una spirale di deterioramento

L’inviato delle Nazioni Unite per la pace in Medio Oriente, Tor Wencesland, ha informato venerdì il Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla situazione nei Territori palestinesi occupati. Ha affermato che la situazione in Palestina è “molto deteriorata” e che “la situazione della sicurezza nella Cisgiordania occupata è bloccata in un ciclo di continuo deterioramento”.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Violenti scontri notturni a Gerusalemme

Violenti scontri sono scoppiati durante la notte e all’alba di sabato nella Gerusalemme occupata, a seguito dell’invasione della polizia israeliana in diverse località.

Immagine di copertina per il post
Culture

ORA BASTA! 2022 a Pisa in ricordo di Sciàscià

Segnaliamo l’evento che si svolgerà a Pisa, presso lo Spazio Antagonista Newroz, il 23 e 24 settembre. Il ricavato andrà a sostenere i comitati per la salute in Palestina.  Dopo due anni di stop, dovuti alla pandemia, ritorna la due giorni di iniziative in ricordo di Andrea Magagnini, Sciascià, nostro compagno e amico, scomparso nell’estate […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

PALESTINA: PESTATO E ARRESTATO HAFEZ HURAINI, STORICO ESPONENTE DEI COMITATI DI RESISTENZA POPOLARE A MASAFER YATTA

In Palestina monta la protesta, arrivata anche a livello internazionale, per il brutale intervento dell’esercito israeliano nella zona di Masafer Yatta, 19 storici villaggi palestinesi a sud di Hebron. I villaggi palestinesi a ridosso del Negev sono sotto minaccia di sgombero da mesi: diversi di loro sono già stati rasi al suolo per fare spazio […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’abuso dei poteri delle leggi “antiterrorismo” soffoca la libertà della società civile in Medio Oriente.

L’uso improprio della retorica e delle autorità antiterrorismo stanno incoraggiando gli Stati autoritari, contribuendo a un regresso democratico e diminuendo la nostra sicurezza collettiva.    In tutto il mondo, assistiamo a una pratica costante di abuso del linguaggio e delle leggi antiterrorismo per prendere di mira, mettere a tacere e danneggiare la società civile e […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele bombarda ancora Gaza: 29 morti e 253 feriti

Il bilancio provvisorio della nuova operazione militare di Israele contro la Striscia di Gaza parla di 29 morti e 253 feriti. Solo nei bombardamenti di ieri sono morti sette palestinesi, di cui 5 bambini. Sabato, sei civili sono stati uccisi in un attacco missilistico israeliano su Jabaliya, nel nord di Gaza: cinque bambini sono morti, […]