InfoAut
Immagine di copertina per il post

Indignati d’Israele: “Basta fondi ai coloni!”


MARIO CORRENTI (Nena News)

Gerusalemme, 29 luglio 2011, Nena News – «Non riesco a capire perché tanti soldi pubblici debbano andare a coloni e agli insediamenti (nei Territori palestinesi occupati, ndr) mentre i nostri ragazzi in Israele non hanno lavoro e risorse per costruirsi un avvenire». A pronunciare stamani queste parole non è stato un israeliano di sinistra o un attivista e dei diritti dei palestinesi ma T.T. (ha chiesto l’anonimato), una tour operator di Gerusalemme Ovest. «I coloni hanno tutto o quasi gratis – ha aggiunto T.T. – come l’istruzione per i loro figli e i trasporti, pagano meno tasse e godono di tanti privilegi. E a pagare per loro siamo noi che versiamo le tasse allo Stato». Parole che non sono frutto di un rifiuto ideologico della colonizzazione e degli abusi che subiscono i palestinesi sotto occupazione. Ma sono ugualmente pericolose per il governo di Benyamin Netanyahu che dell’intransigenza, della colonizzazione ebraica nei Territori occupati, della discriminazione verso i cittadini palestinesi di Israele e dell’attacco con leggi liberticide alla società civile democratica, ha fatto il suo programma sino ad oggi. Le considerazione fatte da T.T. sono la spia dell’attenzione crescente che gli israeliani della classe media mostrano verso l’enorme flusso di capitali pubblici che il governo dirotta verso le colonie e danno degli interessi del resto della popolazione. Condannata dalle risoluzioni internazionali e combattuta dai palestinesi, la colonizzazione cominciata ad incontrare opposizione, per ragioni economiche più che per quelle politiche, anche in quella parte di israeliani che raramente si pongono interrogativi sulla condizione di chi vive sotto occupazione militare e non simpatizzano per i palestinesi.

Il carovita e la protesta degli indignati di Tel Aviv e di altre città, si stanno rivelando il tallone di Achille di Netanyahu che per oltre due anni ha badato ben poco alla situazione interna del suo paese per concentrarsi sui modi e le strade per impedire la realizzazione dei diritti legittimi dei palestinesi. Il primo ministro pensava di potersi garantire un nuovo mandato puntando sull’abituale «pericolo esterno» e non ha visto che la classe media israeliana – il serbatoio di voti che lo aveva portato alla vittoria elettorale nel 2009 – è stata travolta dall’aumento del costo della vita, dai salari bassi e dal lavoro sempre più precario. Un errore che potrebbe rivelarsi fatale se il sindacato, mettendo da parte la sua inspiegabile cautela, deciderà di cavalcare la protesta popolare contro la politica economica del governo.

Ci sono anche i medici assieme agli «indignati». L’Associazione dei medici di Israele, dopo aver guidato una marcia di protesta fino a Gerusalemme, ha eretto una tenda davanti all’ufficio del premier per chiedere che venga impedita la fine del sistema pubblico di assistenza sanitaria e che la salute dei cittadini non venga affidata soltanto ai privati (con costi altissimi). Il presidente dell’associazione, Leonid Eidelman, intende consegnare a Netanyahu (che è ministro della salute ad interim) una petizione a sostegno della sanità pubblica firmata da decine di migliaia di persone. Molti medici, incluso Eidelman, fanno lo sciopero della fame da alcuni giorni. Almeno mille giovani medici hanno preparato lettere di dimissioni se le richieste presentate al governo non verranno accolte. All’ondata di proteste si associano ogni giorno nuovi gruppi. Decine di psicologi e psichiatri, per le stesse ragioni, si sono uniti agli indignati di Tel Aviv in Viale Rothschild. Anche le madri sono scese in strada con i passeggini per protestare contro l’alto costo dei nidi di infanzia e manifestanti ieri sono saliti ssul tetto della Borsa di Tel Aviv, per contestare la concentrazione della ricchezza, il potere dei monopoli, la sperequazione nei redditi e a favore del rilancio dello stato sociale.

Intanto la protesta per il caro-alloggi ha raggiunto anche la popolazione palestinese di Israele già gravemente discriminata, specie nel mondo del lavoro. A Baqa Al-Gharbiya vicina alle linee con la Cisgiordania, gli abitanti hanno eretto un accampamento sotto la direzione del Comitato Pubblico cittadino e dei movimenti giovanili. I palestinesi di Baqa denunciano la demolizione di case arabe e l’alto costo dei terreni e accusano Netanyahu di guardare solo ai bisogni della maggioranza ebraica.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

indignadosisraelepalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran, bombardamenti in corso su tutto il Paese. Teheran risponde al fuoco

Gli Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran. Dalle 7 del mattino locali di sabato 28 febbraio 2026 i due eserciti stanno bombardando la capitale iraniana Teheran in quello che definiscono un “attacco preventivo”, rispetto a cosa non si sa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Novara: Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di guerra

Sabato 28 febbraio alle ore 14 si svolgerà a Novara un convegno-assemblea dal titolo Mappare, denunciare e organizzare la resistenza alle fabbriche di guerra organizzato dalla Rete Antimilitarista piemontese e dai comitati locali. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele compie un altro passo verso l’annessione dei territori occupati

Riavviando un processo fermo dal 1967, il governo israeliano ha approvato la registrazione di vaste zone della Cisgiordania come “proprietà statali”, accogliendo una controversa proposta per espandere gli insediamenti nei territori palestinesi (illegali in base al diritto internazionale).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gli Stati Uniti deportano segretamente i palestinesi in Cisgiordania in coordinamento con Israele

Un’indagine rivela che i palestinesi arrestati dall’ICE vengono trasportati, legati e incatenati, su un aereo privato di proprietà di un magnate israeliano-americano vicino a Trump.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Porto, basi e stazioni: così la Toscana si prepara alla guerra

Ripubblichiamo un contributo che approfondisce l’articolazione della guerra sul territorio toscano a firma Linda Maggiori e apparso su L’Indipendente. Un materiale da accompagnare a HUB – Bollettino della militarizzazione e delle resistenze dei territori, a cura del Movimento No Base e altre realtà di Pisa, Firenze, Livorno, La Spezia e Carrara, in vista della due giorni che si terrà a Livorno il 21-22 febbraio “Per realizzare un sogno comune” di cui è uscito qui il programma completo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“La resistenza ha fermato, per ora, i piani delle potenze capitaliste contro l’autogoverno in Rojava” Intervista ad Havin Guneser

Riprendiamo questa intervista a Havin Guneser, un punto di vista situato che offre uno sguardo sui molteplici aspetti che vanno analizzati in questa fase per comprendere la situazione in Rojava, svolta da Radio Onda d’Urto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sciopero internazionale dei porti contro la logistica di guerra

Ieri, venerdì 7 febbraio, si è tenuto lo sciopero internazionale dei porti che ha coinvolto 21 porti a livello internazionale

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Aggiornamenti dall’Iran

Un approfondito aggiornamento sulla situazione in Iran insieme a Paola Rivetti, docente di relazioni internazionali alla Dublin City University.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I portuali non lavorano per la guerra, 6 febbraio giornata di lotta internazionale

Riprendiamo l’indizione dello sciopero internazionale dei portuali previsto il 6 febbraio.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Dossier sugli investimenti israeliani nei progetti di energia rinnovabile in Italia

Molteplici società israeliane con progetti nei territori occupati in Palestina e Cisgiordania approdano su suolo italiano per finanziare progetti di energia rinnovabile, in particolare agri e fotovoltaico su grande scala.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

CASSA DI RESISTENZA – BLOCCHIAMO TUTTO TORINO

IL COORDINAMENTO TORINO PER GAZA LANCIA LA CASSA DI RESISTENZA  Chi lotta non è mai sol3! IL MOVIMENTO “BLOCCHIAMO TUTTO” Quest’autunno un enorme movimento popolare ha bloccato l’Italia al fianco della resistenza del popolo palestinese, contro il progetto genocida e coloniale del regime israeliano. Questo movimento ha denunciato con forza la responsabilità del governo Meloni […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Ancora repressione sulle lotte per la Palestina a Torino

Questa mattina, con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Protesta di Extinction Rebellion alle Olimpiadi: appesi con imbraghi all’ingresso del Forum di Milano

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Extinction Rebellion sull’iniziativa di contestazione avvenuta a Milano sul tema della critica alle Olimpiadi.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Verso il 31 gennaio Torino è partigiana: le convocazioni delle piazze tematiche

Dalla casa al lavoro, dalla formazione alla ricerca, dalle lotte a difesa del territorio alla solidarietà per la Palestina e il Rojava: una raccolta delle convocazioni tematiche per i tre concentramenti di sabato 31 gennaio in occasione del corteo nazionale “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.