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Fuera JOH: Honduras in sciopero generale contro il presidente Hernandez

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Arresto totale delle attività e delle vie di comunicazione ieri nel paese centroamericano, caduto in una importante crisi politica ed istituzionale a seguito dei massicci brogli verificatisi nella recente tornata elettorale del 26 novembre.

Lo scippo della vittoria, riconosciuta da vari osservatori, del progressista Nasralla a vantaggio del candidato dell’establishment Hernandez ha mobilitato nuovamente migliaia di persone in tutto l’Honduras. Sassaiole e copertoni in fiamme a Danlì, El Progreso e San Pedro Sula – dove si erano registrati disordini fin dal dopo-elezioni. Blocchi anche a Puerto Cortes e Rigores.

D’altra parte nelle scorse settimane, segnate dal tentativo dell’esecutivo di annacquare le proteste tra scartoffie e conteggi estenuanti, la tensione nel paese non si era arrestata. A fronte di un livello di determinazione altissimo da parte dei manifestanti, soprattutto nelle giornate del 7 e del 12 (in cui è stato occupato il piccolo aeroporto di Choluteca), la mano della repressione ha avuto ben più filo da torcere che nel 2009. Il conto dei morti è arrivato a 17, con centinaia di feriti ed arrestati ed il ricorso in almeno un caso a proiettili veri. Si sono anche registrati episodi di ammutinamento tra i reparti speciali Cobra della polizia nazionale.

Fiaccolate e cacerolazos notturni hanno rotto il buio ed il silenzio delle strade di Tegucigalpa pattugliate dai militari fedeli ad Hernandez, mentre tra la piazza e la rete risuona sempre più forte il grido: “#FueraJOH!”, dalle iniziali del presidente usurpatore. Importante anche la mobilitazione delle comunità honduregne e dei solidali all’estero, dal Canada ai Paesi Baschi.

A trovarsi nel mirino dei militari, come avvenuto più volte in passato, è stata principalmente la punta di diamante dell’opposizione di base ad Hernandez, il Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras (COPINH). Con un’operazione preventiva rispetto allo sciopero di ieri, l’esercito ha tentato il sequestro della leader Bertha Zuniga e di altri militanti durante un blocco a Siguatepeque, nel centro del paese: tentativo sventato dalla prontezza degli interessati, riusciti a mettersi in salvo tra le montagne. Rilievi invece fatali alla sorella di Hernandez Hilda – stratega della campagna elettorale del presidente e ministro delle comunicazioni – perita in un incidente aereo nelle ultime ore.

Mentre nuove iniziative e proteste sono già annunciate una cosa sembra comunque certa: il contesto in cui bastava uno schiocco di dita e la forza delle armi da parte dell’élite e dei suoi padroni di Washington per imporre col terrore i propri voleri sul paese centroamericano è gravemente intaccato, se non definitivamente tramontato. I rivoltosi dell’Honduras non hanno più alcuna intenzione di accettare un verdetto
sul proprio futuro già deciso altrove.

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