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Attivisti ebrei contro il genocidio bloccano la borsa di New York

Lunedì 14 ottobre, un gruppo di attivisti del collettivo “Jewish Voices for Peace” ha preso d’assalto la Borsa di New York per chiedere la fine dei crimini commessi da Israele e il blocco delle forniture di armi allo Stato coloniale.

Tradotto da Contre Attaque

La borsa è stata presa di mira per denunciare i profitti di guerra delle aziende statunitensi che vendono armi, come Raytheon e Lockheed Martin.

“Gaza brucia, Wall Street esplode! Embargo sulle armi ora!”, ‘Mai più, vale per tutti’, ‘Dal mare al Giordano, la Palestina sarà libera’ e altri slogan pro-palestinesi.

I manifestanti si sono incatenati all’ingresso della Borsa e a una recinzione per rendere più difficile la loro evacuazione.

La polizia di New York ha arrestato diversi uomini e donne ebrei antisionisti, ma l’accesso alla borsa è rimasto bloccato per più di due ore.

I media francesi hanno devastato il dibattito pubblico accusando ogni critica a Israele di essere antisemita e equiparando pericolosamente la diaspora ebraica alla violenza del governo fascista israeliano, il che ha impedito ogni riflessione e avvelenato il clima politico per un anno.

Eppure, negli Stati Uniti, in Francia e persino in Israele, molte persone di fede ebraica denunciano con coraggio la violenza coloniale e il genocidio commessi dallo Stato israeliano e portano avanti un messaggio internazionalista. Ascoltiamo le loro voci.

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