
Verso il 31 gennaio Torino è partigiana: le convocazioni delle piazze tematiche
Dalla casa al lavoro, dalla formazione alla ricerca, dalle lotte a difesa del territorio alla solidarietà per la Palestina e il Rojava: una raccolta delle convocazioni tematiche per i tre concentramenti di sabato 31 gennaio in occasione del corteo nazionale “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.
Articolo in aggiornamento..
TORINO PARTIGIANA: ANCHE LE SCUOLE SCENDONO IN PIAZZA! – SPEZZONE STUDENTESCO – CONTRO ARRESTI REPRESSIONE E GUERRA – PORTA SUSA
da Assemblea Studentesca – Torino

Il 31 gennaio ci sarà un corteo nazionale a Torino a seguito dello sgombero del centro sociale askatasuna.
Come studenti sappiamo oggi qual è la posta in gioco in un presente sempre più asservito alle logiche della guerra e delle armi.
Oggi la sfida di un presente libero e giusto si gioca sulle nostre spalle, tocca a noi dimostrare che a Torino le scuole sono pronte a rispondere alle ingiustizie.
Il governo ha capito benissimo, sotto gli scricchiolii di un sistema che fa di tutto pur di sopravvivere, che l’unico modo che ha per evitare che le persone costruiscano un’alternativa ai loro profitti è la repressione di chiunque osi dissentire, così come per gli sgomberi, così come per gli arresti di 10 minorenni nella nostra città dopo le oceaniche manifestazioni dell’autunno.
Se chi uccide e devasta è buono ,se essere dalla parte giusta della storia, essere contro i genocidi, la distruzione della natura, essere per la fratellanza e la sorellanza, essere per un mondo libero dal ricatto del lavoro, costruire un mondo fatto di solidarietà in cui si ha in base ai propri bisogni e si dà in base alle proprie capacità vuol dire essere cattivi, allora siamo tutti cattivi, e vogliamo esserlo in maniera intelligente.
Ci vediamo per un grande spezzone studentesco il 31 gennaio da Porta Susa alle 14:30!
Tutti liberi! Tutte libere!
DIFENDERE GLI SPAZI SOCIALI E COSTRUIRE L’ALTERNATIVA – SPEZZONE CASA, REDDITO E LAVORO – PORTA SUSA
da Prendocasa Torino, Spazio Popolare Neruda, Colpo Torino

Il 18 dicembre il Governo Meloni ha ordinato lo sgombero del Centro Sociale Askatasuna, avanzando una minaccia esplicita nei confronti di tutte le realtà sociali d’Italia: da Spin Time a Roma, a Officina 99 a Napoli, fino al Lazzaretto Autogestito a Bologna e la lista sarebbe ancora lunga. Questo attacco si pone in continuità con le misure repressive attuate contro il movimento di solidarietà alla Palestina, come il decreto di espulsione di Mohamed Shain, l’arresto di Mohamed Hannoun e molti altri casi.
Se da una parte assistiamo a un attacco repressivo contro realtà sociali, voci di dissenso e singoli individui, dall’altra il governo concretizza questo attacco attraverso scelte quotidiane che impoveriscono e precarizzano la vita delle persone. Criminalizzare il dissenso e spettacolarizzare la repressione serve a creare un capro espiatorio di fronte al fallimento delle politiche governative e al crescente malessere sociale. In un contesto di guerra globale e crisi economica, il Governo Meloni ha scelto, fin dal primo giorno del suo insediamento, di finanziare la guerra, l’industria bellica e il riarmo, tenendosi ben lontano dai bisogni reali della popolazione e tagliando i pochi strumenti di sostegno esistenti, come il reddito di cittadinanza e il fondo per la morosità incolpevole.
I problemi che viviamo ogni giorno sono sotto gli occhi di tutt3: assenza di lavoro e di reddito, difficoltà sempre maggiori nell’accesso all’abitare, un sistema sanitario e un’istruzione sempre più escludenti.
Avere una casa in cui vivere è diventato un miraggio per le fasce di popolazione più povere e un lusso difficilmente accessibile per le classi medie. Negli ultimi cinque anni i canoni di locazione sono aumentati del 50%; solo nel 2025 sono stati emanati oltre quarantamila provvedimenti di sfratto; un nucleo familiare in affitto su quattro fatica ad arrivare a fine mese; le assegnazioni di edilizia residenziale pubblica riguardano meno del 10% delle domande valide; il mercato degli affitti esclude e discrimina le persone razzializzate. Nel frattempo il Governo Meloni ha elaborato un cosiddetto “piano casa” che favorisce palazzinari e grandi proprietari, portando avanti una propaganda criminalizzante contro le persone povere e razzializzate.
Assistiamo, quindi, alla propaganda del governo che alimenta la cosiddetta guerra tra poveri e il razzismo, addossando la responsabilità del peggioramento delle condizioni di vita generali alle migrazioni. Tutto questo sembra assurdo se si considera l’investimento italiano nel perseguimento di guerre imperialiste che depredano territori e popolazioni. Le stesse popolazioni che sono poi costrette ad emigrare e trovare ospitalità in paesi come l’Italia dove senza documenti e senza residenza non è possibile accedere alla casa, al lavoro e alle cure.
Parallelamente a un contesto europeo di crescita salariale e accorciamento degli orari lavorativi, in Italia gli stipendi sono stazionari da anni. Il governo si fa erroneamente forte della crescita dell’occupazione, ma viene sbugiardato dall’ISTAT che rileva una rapida diminuzione. Uno sguardo più attento scorge oltre la propaganda, che il risultato delle politiche sul lavoro sono un’ulteriore precarizzazione dei contratti e un goffo tentativo di nascondere una bolla di povertà crescente. I servizi essenziali, quindi, si trasformano in lussi inaccessibili. Costruire un modo di vivere alternativo allo sfruttamento e all’isolamento prodotto dalla società capitalistica è una necessità impellente.
Askatasuna è stata colpita perchè è un simbolo di dissenso e di lotta. Questo sgombero deve diventare un punto di partenza per costruire nuovi percorsi per tutte le realtà sociali che si occupano di: accesso alla casa, al reddito, al lavoro, all’istruzione, alla salute, allo sport e alla cultura. Per questo vi invitiamo a partecipare alla manifestazione del 31 gennaio e a organizzarsi collettivamente per costruire percorsi di discussione e una politica alternativa, condivisa e dal basso.
Il clima generale di repressione e la narrazione della realtà come immutabile, non può che sfociare nella paura dell’autorità. Ma non dobbiamo dimenticare ciò che contraddistingue chi opprime da chi lotta. Se le loro azioni sono guidate dalla paura distruttiva, le nostre scaturiscono da una rabbia costruttiva, che aumenta ad ogni atto di repressione e che ci ricorda la necessità di unirici a prescindere dalle diverse organizzazioni e strutture. Perciò organizziamoci e resistiamo unit3, contribuendo ognuno secondo il proprio posizionamento e le proprie modalità imparando dalle passate e inventadone di nuove, creiamo consapevolezza e rete in un percoroso condiviso, il popolo vince quando il popolo è unito e schierato.
SPEZZONE LAVORO E CASA PER TUTT
Da Colpo Torino

Lo sgombero di Askatasuna attuato dal governo Meloni e l’atto di guerra dello Stato nei confronti del quartiere Vanchiglia, sono parte di una logica di erosione degli spazi di organizzazione della lotta di classe che la borghesia nostrana porta avanti da decenni e che ci ha portato ad un arretramento generale sul terreno dei diritti sociali duramente conquistati con le lotte degli anni passati.
Torino è la città con più cassaintegrati d’Italia. Più del 10% dei lavoratori torinesi non ha un contratto regolare. Il lavoro, quando si ha la fortuna di averlo, è precario, sottopagato a tal punto da riuscire a malapena a mettere il piatto a tavola, quasi niente di più.
In aggiunta, i grandi speculatori fanno aumentare gli affitti nei quartieri popolari: in Barriera di Milano dieci anni fa si pagava 500 euro per 90 mq, oggi più di 900 euro.
Un kg di pane è passato in poco tempo da 2,50 euro a 4 euro al kg.
Come se non bastasse, il governo con la manovra finanziaria 2025 fa grandi tagli a sanità e istruzione, alza l’età pensionabile, raccoglie soldi qua e là con la nuova tassa sullo spid, quella sulle spedizioni di pacchi e gli aumenti alle sigarette.
Ci vendono come “riduzione delle tasse sul lavoro” un risparmio di 100-200 euro all’anno per i redditi da 28mila a 50mila euro mentre al colosso Amazon scontano al 75% un’evasione fiscale di 3miliardi di euro, della serie dacci quello che vuoi e siamo amici come prima, con buona pace dei piccoli commercianti che quando non fanno uno scontrino sono trattati da criminali.
Per i miliardari il governo Meloni conferma anche la comodissima tassa fissa da 300 mila euro (CR7tax) per i paperoni stranieri che decideranno di trasferirsi in Italia (non le loro aziende, solo loro!)
Il povero è sfruttato, il ricco coccolato.
Il costo della vita sale, i servizi pubblici peggiorano, il lavoro si precarizza e avere un indeterminato oggi è un miraggio, i ricchi si arricchiscono sempre di più e le spese militari aumentano in maniera preoccupante. Da esercito di precari di riserva, vogliono fare di noi riserve per l’esercito, il passaggio è evidente.
In questo contesto si inserisce la repressione contro gli spazi di antagonismo politico come Askatasuna e contro tutto il movimento di solidarietà alla resistenza palestinese, colpevoli di aver sferratto attacchi diretti alla macchina capitalista che ci ha portato in questa situazione di merda.
Tenerci stretti gli spazi conquistati è importantissimo; tornare a sviluppare lotte popolari e di classe per aprine di nuovi, è necessario.
Sabato 31 gennaio saremo in piazza a Torino per contestare il governo Meloni e per reclamare condizioni di vita migliori, per Askatasuna e per tanto altro.
Concentramento spezzone Casa-Lavoro ore 14.30 davanti alla stazione di Porta Susa.
Se ci vogliono in guerra, in guerra ci avranno, ma contro di loro! Torino è partigiana!
GIU’ LE ARMI, SU I SALARI! CONTRO LA REPRESSIONE DEL GOVERNO MELONI! – ore 14 – Piazza VIII Dicembre
Da Unione Sindacale di Base – Piemonte

Il Governo Meloni, con le sue politiche avverse ai bisogni della classe lavoratrice, di sostegno e di appoggio alle guerre imperialiste e capitaliste, al genocida governo israeliano, repressive e inclini a forme xenofobe di ispirazione trumpiana, è nemico del popolo.
L’autunno scorso ha preso vita un movimento di ribellione, resistenza e sdegno popolare verso le posizioni di questo Governo ed è il tentativo di soffocarlo che spiega l’inasprirsi dell’ondata repressiva che colpisce da mesi lavoratrici/lavoratori, studentesse/studenti, attivisti sociali e sindacalisti.Torino è una città-laboratorio di questa repressione, per la sua storia di città partigiana e capace di animare e organizzare lotte imponenti e durevoli come quella contro il TAV. È questo il contesto dello sgombero del centro sociale Askatasuna: quello di un ciclo di lotte avviato dal blocco delle armi dei portuali genovesi e dagli scioperi generali dal 22 settembre in poi e di un Governo impegnato in una repressione che intende criminalizzare le lotte sociali e politiche.
SABATO 31 GENNAIO 2026 L’USB sarà in piazza, in mezzo alle lotte sociali e sindacali, contro il Governo Meloni nemico del Popolo che RESISTE.
Appuntamento spezzone USB: p.zza XVIII Dicembre – Torino – ore 14
LA SICUREZZA DI MELONI E LO RUSSO: POLIZIA, SGOMBERI, RIARMO.
CAMBIAMO TUTTO: CASA, SALARI E WELFARE! – PORTA SUSA
Da Potere al Popolo

Il 31 gennaio parteciperemo come Potere al Popolo alla manifestazione nazionale “Askatasuna vuol dire libertà, Torino è partigiana -contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”.
Questa data arriva dopo lo sgombero del 18 dicembre del centro sociale Askatasuna, realtà attiva nel conflitto sociale da 30 anni sul nostro territorio, da sempre in prima linea per la difesa degli spazi autogestiti, del diritto alla casa, nelle università e per la difesa territori devastati da grandi opere ecocide come il TAV in Val di Susa. La prova di forza che il Governo Meloni ha messo in atto, è una delle più violente che abbiamo visto negli ultimi anni: il quartiere di Vanchiglia militarizzato per giorni, le scuole chiuse, bambini lasciati fuori dai cancelli mentre centinaia di forze dell’ordine devastavano i locali del centro sociale, piazzavano jersey e barriere fra le strade come in un territorio di guerra. Il tempismo con cui questa operazione arriva non è casuale ma si inserisce in un clima di guerra sempre più pesante tanto sul fronte esterno, quanto sul fronte interno.
La politica imperialista di Trump, ben lontana dall’immagine di “pacificatore” celebrata da Giorgia Meloni, rivela un Occidente sempre più in crisi che abbandona persino la retorica delle “guerre umanitarie” per tornare apertamente alla propria reale natura predatoria e criminale: dai bombardamenti sul Venezuela e dal tentativo di rovesciamento del governo per appropriarsi delle sue risorse petrolifere, fino al cosiddetto “Board of Peace” per Gaza, con cui i principali sostenitori di Israele si preparano a lucrare sulla ricostruzione di una terra che hanno contribuito a devastare attraverso decenni di genocidio sotto gli occhi del mondo. Parallelamente, anche in Europa avanza il piano di riarmo, con l’aumento delle spese militari a scapito di quelle sociali, la compressione dei salari e una crescente militarizzazione della società. Per chi si oppone a questo clima guerrafondaio arriva la repressione che punta a silenziare le voci che si sono mobilitate contro il genocidio a Gaza e contro il riarmo, culminate nelle grandi mobilitazioni e negli scioperi generali promossi dall’USB e dal sindacalismo di base con l’obiettivo di “bloccare tutto”.
Gli arresti dei 9 palestinesi, di giovani studenti e minorenni raggiunti da provvedimenti, lo sgombero e la chiusura di Askatasuna, l’annuncio di nuovi decreti sicurezza, la deportazione di Mohamed Shahin nel CPR di Caltanissetta, l’arresto di Muhammad Hannoun con accuse tutte da verificare, sono state le uniche risposte che questo Governo è riuscito a dare a chi è sceso in piazza per dire basta. Basta ad un genocidio in mondovisione, a lavorare per la guerra, a pagare il prezzo del riarmo mentre i salari e le pensioni restano al palo, la sanità e la scuola si impoveriscono, i territori vengono sempre di più impoveriti e abbandonati, anche di fronte ai sempre più frequenti disastri ambientali, conseguenti a una crisi climatica che questo modello di sviluppo insostenibile ha causato.
È evidente che le politiche repressive stanno facendo un salto di qualità sotto il mandato di Giorgia Meloni (in questo senso vanno i nuovi pacchetti sicurezza ex ddl 1660, ma anche le riforme sul premierato, le riforme della giustizia sottoposte a referendum, il ddl Gasparri e l’estensione delle zone rosse) nell’ottica di uno stato di polizia sempre più autoritario, nel quale pure le libertà di espressione e di insegnamento vengono mette sotto attacco. Dall’altro lato non possiamo dimenticare un centro-sinistra che è stato facilitatore di alcune di queste riforme (decreto Minniti-Orlando del 2017 che ha aperto la strada all’utilizzo del Daspo urbano e all’estensione dei CPR, o l’infame ddl Delrio presentato dai senatori PD con il quale qualsiasi critica allo Stato di Israele verrebbe immediatamente tacciata di antisemitismo).
Al di là della propaganda o dei tentativi di cavalcare “l’effetto Palestina”, il centro-sinistra non è mai stato dalla parte di chi denuncia la guerra, il riarmo, il genocidio e si organizza quotidianamente per cambiare questo mondo: l’immediato voltafaccia che la Giunta PD di Lo Russo ha tenuto la mattina del 18 dicembre nei confronti di Askatasuna (impegnata nel percorso della costituzione in bene comune per il centro sociale, ipotesi stroncata definitivamente con una delibera proposta dalla vicesindaco Favaro il 20 gennaio), ma anche il silenzio di fronte a un quartiere completamente bloccato dalle forze dell’ordine dopo la “chiamata” di Piantedosi, ci confermano ancora una volta che il Partito Democratico è perfettamente organico ai progetti di repressione del dissenso e normalizzazione del riarmo. Anche il primo cittadino, fa parte di quella cordata dei “Signori della guerra” che immaginano per Torino un futuro basato sull’industria bellica, che non può permettere la presenza di un fronte contrario a questo sviluppo. Lo abbiamo ripetuto tante volte: di fronte all’impoverimento dei nostri quartieri, agli attacchi ai salari e alle classi popolari, l’unica sicurezza di cui abbiamo bisogno è quella sociale: casa, salari, trasporti, salute, diritti per tutte e tutti.
Per questo il 31 gennaio saremo in piazza, partendo da Porta Susa, al fianco dei compagni e delle compagne con cui abbiamo condiviso gli scioperi generali di questo autunno, pretendendo e dimissioni di Giorgia Meloni e del Sindaco di Torino Lo Russo.
Per costruire un’alternativa politica e sociale, per cambiare tutto!
CONTRO LA GUERRA, TAGLIARE LE SPESE MILITARI / AUMENTARE SALARI, SICUREZZA SOCIALE, WELFARE – PORTA SUSA
Da Rifondazione Comunista
Il comportamento del sindaco Lo Russo, della giunta comunale di Torino e di conseguenza dell’amministrazione che li sostiene è vergognoso. La scelta di chiudere amministrativamente la vicenda relativa allo sgombero di Askatasuna come se fosse una pratica burocratica è il segno evidente della completa subalternità al governo di Giorgia Meloni. Avevamo sperato che il sindaco di opponesse allo sgombero, avevamo confidato che almeno tenesse aperto uno spazio di dialogo e invece eccoci qui con la chiusura notarile della faccenda attraverso una sollecita delibera di giunta.
La realtà di questa giunta comunale è negativa ma oltre ai fatti contano anche i simboli e questa delibera rappresenta un simbolo di servitù al governo Meloni anche peggiore dei fatti: Vergogna!
Lo sgombero di Askatasuna si inserisce nel quadro più complessivo di una repressione dilagante e si somma agli arresti indiscriminati e ingiustificati di Genova alle misure cautelari nei confronti di giovani minorenni e al tentativo di deportazione di Mohamed Shahin.
Le grandiose manifestazioni di questo autunno e lo sciopero generale del 3 ottobre contro il genocidio del popolo palestinese ci ha fatto capire che è possibile costruire un grande movimento di massa e che questo mette paura al governo.
Dall’ Assemblea Nazionale del 17 gennaio, che ha visto la partecipazione di quasi 1000 persone provenienti da tutta Italia, abbiamo capito che è possibile costruire anche nel nostro paese una opposizione di massa CONTRO LA GUERRA per TAGLIARE LE SPESE MILITARI ,AUMENTARE SALARI la SICUREZZA SOCIALE e il WELFARE.
Per questo invitiamo tutti e tutte alla manifestazione nazionale di Sabato 31 gennaio a cui Rifondazione Comunista partecipa partendo dal concentramento di Porta Susa.
Rifondazione Comunista
TORINO E’ PARTIGIANA – PORTA SUSA
Da COBAS SCUOLA TORINO

Il 31 gennaio saremo in Piazza, al fianco del Centro sociale Askatasuna e di tutte le realtà politiche, sociali e di movimento che si oppongono a questo governo. Non si tratta più infatti solo della lotta per la difesa di uno spazio, della solidarietà ai compagni e alle compagne, ma di trasformare questo nella costruzione di alleanze per resistere e contrattaccare a un governo che produce e alimenta violenza ogni giorno.
La violenza è nei posti di lavoro persi, nel potere d’acquisto che diminuisce ogni giorno, nella precarietà che diventa cifra dell’esistenza, nell’aumento spropositato e sconsiderato delle spese militari.
E poi è nella repressione brutale verso piazze che chiedevano di fermare un genocidio, nella censura nei confronti di chi vuole parlare di pace a scuola, nella schedatura ( altresì chiamata “rilevazione) degli studenti palestinesi, nelle misure cautelari a ragazzi e ragazze minorenni, “colpevoli” di aver praticato l’antifascismo.
Saremo in piazza il 31 perché crediamo che sia necessario costruire un’opposizione generale e generalizzata al progetto pervasivo di questo governo, che vuole silenziare ogni dissenso, distruggere ogni pratica di socialità alternativa a quelle capitalistiche, demolire la scuola pubblica a colpi di provvedimenti disciplinari nei confronti di chi non abbassa la testa.
Il progetto di disciplinamento e repressione della società trova nella scuola il campo di attacco preferito da Valditara e i suoi colleghi di governo. E dunque il 31 saremo in piazza perché ci sta a cuore la difesa della scuola pubblica, laica, e democratica, che sia anche profondamente anticlassista, antirazzista e antifascista.
CI VEDIAMO IL 31 GENNAIO ALLE 14.30 ALLA STAZIONE DI PORTA SUSA, PER DIMOSTRARE CHE TORINO È PARTIGIANA, CHE SIAMO TUTTE PARTIGIANE!
COBAS SCUOLA
TORINO È PARTIGIANA. GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI – PORTA SUSA
da Centro Sociale Gabrio e Laboratorio Manituana
Sabato 31 saremo tuttə al corteo nazionale, solidali con Askatasuna e con tutti gli spazi sociali occupati che come noi lottano ogni giorno.
Scenderemo in piazza contro le politiche repressive e fasciste di questo governo, contro lo sgombero degli spazi che da sempre rappresentano luoghi di rottura dei meccanismi che reggono il capitalismo contemporaneo, contro chi ci vorrebbe mutə e addomesticabili.
Askatasuna non è solo un luogo fisico, lo sappiamo; è un’idea, un simbolo, un movimento che non si ferma sigillando le porte di un edificio.
Askatasuna è parte viva e pulsante della città e del quartiere Vanchiglia, come lo sono tutti gli spazi occupati che nei quartieri si radicano e costruiscono alternative dal basso.
Per questo assume ancora più importanza essere lì e rivendicare insieme che i centri sociali e gli spazi autogestiti non sono un fine ma devono continuare ad esistere come mezzo a disposizione di tutt per continuare ad organizzarsi e a costruire comunità resistenti.
Ci vediamo sabato 31 a Porta Susa alle 14:30.
ASKA NON SI TOCCA
GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI
VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 31 GENNAIO A TORINO – SPEZZONE DEL MOVIMENTO NO TAV – PORTA NUOVA
da Notav.info

“Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali.”
Il 31 gennaio saremo a Torino, ancora una volta dalla parte della libertà e della resistenza.
Come Movimento No Tav abbiamo deciso di partecipare con un nostro spezzone, per esprimere solidarietà ad Askatasuna e a tutte le realtà sociali oggi sotto attacco.
In un momento segnato da oppressione, guerra e impoverimento, vogliamo portare un messaggio chiaro: Torino è e resta partigiana, viva e solidale, contro chi tenta di cancellare autogestione, partecipazione e libertà.
Il governo Meloni continua a schierarsi con chi bombarda, arma e occupa, e ad attaccare chi costruisce dal basso spazi di libertà e solidarietà.
In Italia, tantissime e tantissimi giovani si sono mobilitate e mobibilitati nei mesi scorsi attraverso scioperi generali, blocchi e cortei di massa contro la complicità italiana nel conflitto, e l’hanno fatto sotto lo slogan “blocchiamo tutto” per denunciare quello che sta accadendo in Palestina. In risposta a queste mobilitazioni, lo Stato ha lanciato una pesante ondata repressiva, che ha colpito le e i giovani attiviste e attivisti. A Torino la Digos ha eseguito misure cautelari nei confronti di otto giovani, cinque dei quali minori tra i 15 e i 17 anni. Questa offensiva dimostra che l’opposizione al dissenso non fa sconti, neanche a chi è minorenne e sceglie di alzare la voce contro la guerra e l’oppressione.
La repressione in Valsusa è quotidiana: il Movimento No Tav fin dalla sua nascita è bersaglio di operazioni e intimidazioni. L’ultimo episodio riguarda Giorgio Rossetto, storico compagno che da sempre sta dalla parte delle valle che resiste, per il quale la Procura di Torino ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari semplicemente a causa di un’intervista rilasciata dopo lo sgombero dello spazio sociale, interpretando arbitrariamente alcune sue parole come «incitamento». Si tratta di un attacco politico evidente: si criminalizza il diritto di pensare, di avere le proprie idee, si prova a zittire chi racconta la lotta e denuncia soprusi.
Per noi è chiaro, lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo: non ci sono governi amici, destra o sinistra.
Da oltre trent’anni, dire NO alla Linea ad Alta Velocità Torino – Lione, significa essere parte viva delle lotte popolari, e anche oggi scegliamo di stare dalla parte di chi resiste, contro chi criminalizza i movimenti, svende diritti e devasta e militarizza i territori.
Come Torino, anche la Valsusa è partigiana: lo è per storia, memoria e pratica quotidiana di resistenza. Il 31 gennaio saremo in piazza con determinazione e rabbia, contro il governo, contro la guerra e contro l’attacco agli spazi sociali. La Val di Susa, partigiana ieri come oggi, porterà per le strade della città la sua storia di lotta: una valle che non si piega, che difende la terra e la libertà con la forza di chi sa da che parte stare.
Difendere Askatasuna significa difendere la libertà di tutte e tutti.
Invitiamo tutti e tutte i/le No Tav a unirsi al concentramento del 31 gennaio a Torino, ore 14:30 a Porta Nuova, partendo insieme dalla Valsusa con il treno delle 13:19 da Bussoleno.
Que viva Askatasuna. E, come diciamo sempre noi, a sarà düra, ma per loro!
CORTEO NAZIONALE – SPEZZONE RISEUP4ROJAVA – PORTA NUOVA
Da Defend Kurdistan Italia

Sabato 31 Gennaio aderiamo al corteo nazionale chiamato dal centro sociale
Askatasuna contro Governo, guerra ed attacco agli spazi sociali. Lo facciamo
raccogliendo la chiamata al supporto internazionale per difendere la
Rivoluzione del Rojava.
C’è una linea rossa che collega le resistenze dei popoli in ogni luogo e
territorio; allo stesso tempo, esiste un nemico comune che cerca di spezzare
questa linea, frammentando le lotte e dividendo la società. Questo nemico, dal
Rojava ai nostri territori, si riorganizza in maniera esplicita in una guerra che si
pone l’obiettivo di stroncare qualsiasi esperienza alternativa a quella del
capitalismo, del patriarcato e della devastazione del pianeta.
Da settimane l’esperienza rivoluzionaria in Rojava sta affrontando una minaccia
esistenziale. Il nuovo jihadismo si riorganizza attorno alla figura di al-Jolani,
autoproclamato capo ad interim della Siria, leader di Hay’at Tahrir al-Sham
(HTS) cresciuto all’interno dell’esperienza di Isis nelle file di Al Nusra.
Dopo un anno dalla caduta del regime dittatoriale di Assad, al-Jolani mostra il
suo vero volto. La promessa transizione democratica ha visto negli scorsi mesi
il massacro e la repressione delle minoranze etniche, religiose, linguistiche e
politiche all’interno della Siria, con l’obiettivo di costruire un progetto fascista
centralizzato attorno ad uno Stato monolitico: una cultura, una bandiera, una
lingua ed una religione.
Contro questo modello che mira ad annichilire la società e i differenti popoli
della Siria, l’Amministrazione Autonoma e Democratica della Siria del Nord e
dell’Est (DAANES) rappresenta un’alternativa rivoluzionaria in un Medio
Oriente sempre più ostaggio della spartizione imperialista delle grandi potenze.
Nuovamente il popolo curdo viene usato come pedina di scambio sacrificale nei
giochi di potere che riguardano Turchia, Israele, Stati Uniti e non ultima
l’Unione Europea. Siamo di fronte alla riabilitazione completa di un jihadista
che fino a pochi mesi era all’interno della lista dei maggiori terroristi mondiali,
con una taglia di dieci milioni di dollari per la sua cattura. All’interno
dell’opinione pubblica, nel giro di pochi giorni, è passato dall’essere un nemico
pubblico per la sicurezza mondiale a diventare leader di Stato rassicurante.
Lo scorso 9 gennaio le massime autorità dell’Unione Europea, da Von der
Leyen a Costa, si sono recate a Damasco per stipulare finanziamenti europei
pari a 620 milioni di euro per sostenere la ristrutturazione di un apparato statale
siriano che al-Jolani sta modellando per costruire un governo autoritario e
fondamentalista, con politiche e mentalità di Isis.Non è solo l’Unione Europea ma anche l’Italia a giocare un ruolo di
legittimazione e normalizzazione del “nuovo” al-Jolani. L’Italia è l’unico paese
del G7 ad avere un’ambasciata operativa a Damasco e pochi mesi fa sia il
ministro Tajani che la premier Meloni hanno ribadito pieno supporto politico,
commerciale ed economico alla “ricostruzione della Siria”, proponendosi come
“ponte tra l’UE e la Siria”.
L’offensiva lanciata dal governo di al-Jolani contro il Rojava e la DAANES
avviene con il supporto politico e militare della Turchia, principale alleata nel
perseguire intenti genocidi contro il popolo curdo. HTS e le milizie di
mercenari di Isis stanno compiendo crimini di guerra quotidiani. Da Aleppo
fino ai villaggi attorno a Kobanê sono centinaia i massacri, i rapimenti e le
torture compiute da questi nuovi jihadisti. Prigioni come al-Aqtan e campi
profughi come al-Hol sono stati tra i loro primi obiettivi, liberando ed
integrando affiliati di Isis nelle loro file.
Ad undici anni dalla liberazione di Kobanê dal fascismo jihadista di Isis, anche
oggi ci troviamo ad affrontare la stessa minaccia.
Difendere la rivoluzione in Rojava è necessario perché questa rivoluzione è una
luce di speranza per tutto il Medio Oriente e per tutti i popoli che si stanno
confrontando con la violenza della Terza Guerra Mondiale. La rivoluzione del
Rojava è l’esempio reale e concreto che la liberazione delle donne è la base e la
condizione essenziale per ogni processo democratico, è la garanzia della pace e
della convivenza delle differenze etniche e religione ed è il principio guida per
l’autorganizzazione e la costruzione delle comunità.
Come denunciano le Unità di Protezione delle Donne (YPJ), oggi la stessa
mentalità jihadista del 2015 sta nuovamente attaccando l’intero Rojava e
Kobanê in particolare. Una mentalità che rifiuta di riconoscere l’esistenza delle
donne in qualsiasi sfera della vita, perché il ruolo che giocano le donne in
questa rivoluzione è un ruolo essenziale, di avanguardia e difesa delle conquiste
della rivoluzione. Attaccare le donne significa attaccare la società tutta.
Difendere la rivoluzione delle donne e diffondere l’ideologia di liberazione delle
donne significa difendere e diffondere questa rivoluzione. Tesseremo la
rivoluzione delle donne ovunque perché la loro lotta è la nostra stessa lotta
contro il patriarcato, il potere, la violenza, la guerra ed il fascismo.
“Resistere è possibile, resistere è un dovere”. Con queste parole invitiamo tutte
le realtà e le persone solidali ad unirsi allo spezzone Rise Up For Rojava che
partirà dal concentramento della stazione Porta Nuova alle 14.30.
Rise Up For Rojava
Women Defend Rojava
SPEZZONE AL FIANCO DELLA PALESTINA – DA PORTA NUOVA
Da TORINO PER GAZA, API ITALIA, GIOVANI PALESTINESI D’ITALIA

Sabato 31 gennaio scendiamo in piazza e continuiamo a lottare contro il genocidio e l’occupazione sionista portata avanti da Israele, contro le politiche guerrafondaie, fasciste e repressive di questo governo e dei suoi alleati.
Lo sgombero di Askatasuna è parte della risposta del governo ad un movimento popolare, trasversale e determinato, che l’autunno scorso ha scioperato e bloccato tutto il paese per pretendere la fine del genocidio in Palestina e del sostegno politico economico e militare ad Israele, facendo vacillare il governo. Assistiamo a una vendetta fatta di sanzioni amministrative, misure cautelari, richieste di deportazione, incarcerazioni di minorenni, accuse di terrorismo, sgomberi degli spazi sociali. Tentativi manovrati dalla Polizia e dal governo per indebolirci e ostacolare la rigenerazione di un movimento che invece resiste e si rafforza. Vogliamo tenere insieme ciò che vorrebbero dividere.
Ci saremo perchè il genocidio in Palestina non si è fermato: mentre si avvia la cosiddetta “fase due” del piano di finta pace, migliaia di persone a Gaza, in Libano e in Cisgiordania continuano ad essere uccise, torturate, deportate. Mettendo di fatto l’amministrazione di Gaza in mano al “consiglio per la pace” presieduto da Trump, il piano garantisce ad Israele e ai suoi alleati il controllo del territorio e delle sue risorse ricchissime. Oltre il disegno politico di colonizzazione e annientamento della Palestina, le politiche imperialiste e guerrafondaie di Trump e di tutto l’Occidente dilagano in modo sempre più aggressivo anche in Venezuela e in tutto il Latino America, in Medio Oriente, in Africa.
Di fronte a questo contesto sempre più buio, tanto nei nostri territori quanto a livello globale, continuiamo a mobilitarci. Sappiamo che solo insieme possiamo essere davvero più forti, che il nemico è quella classe dirigente pronta a sacrificare tutt3 per ingrassare le tasche delle aziende belliche e sottomettersi all’imperialismo degli Stati Uniti. Non ci lasciamo ingannare dai tentativi di divisione che veicolano l’informazione per rappresentare le comunità arabe e musulmane come il capro espiatorio per giustificare i problemi strutturali di questo Paese.
L’insicurezza che qualifica questi tempi bui è la scelta politica del governo e praticata attraverso tagli al welfare e precarizzazione del lavoro per favorire l’aumento della spesa militare e per mantenere tutta la società in uno stato di obbedienza e ricattabilità. Il carovita sta schiacciando milioni di persone, la sanità pubblica è stata fatta a pezzi rendendola inaccessibile e inefficace, la scuola viene definanziata e resa uno strumento di controllo e discilinamento per i giovani, così come l’università bersaglio di riforme atte a rendere l’istituzione della formazione uno strumento necessario a organizzare la guerra e subordinare i giovani all’accettazione dell’arruolamento di massa. La Palestina ha risvegliato i popoli che si sono sollevati contro la brutalità del genocidio ma contemporaneamente ha permesso di fare emergere e lottare contro tutte quelle politiche antisociali di cui le istituzioni si macchiano per poter sostenere il genocidio israeliano e la guerra imperialista. Contribuire alla liberazione della Palestina significa costruire anche in Italia condizioni di vita migliori per tutt3.
Non ci limitiamo a difendere un presente che non è mai stato all’altezza dei nostri bisogni, una democrazia in cui non abbiamo mai trovato spazi per contare, uno stato di diritto in cui non abbiamo mai trovato giustizia. L’unica risposta possibile al fascismo che avanza in Italia e nel mondo è proseguire ed ampliare le lotte per un mondo nuovo.
anche solo da aggiungere alla fine
Libertà per Anan Yaeesh, Tarek Dridi, Ahmad Salem e Mohamed Hannoun!
Per la liberazione della Palestina, per la liberazione dei prigionieri politici e di tuttɜ noi!
INDIZIONE DA GLOBAL MOVEMENT TO GAZA ITALIA

In un contesto di eclatante fallimento del diritto internazionale, il progetto coloniale sionista prosegue nella sua opera di genocidio, apartheid e pulizia etnica in Palestina, in stretta collaborazione con la maggior parte delle potenze occidentali. Il governo italiano si allinea alle iniziative a guida USA-Israele supportando i piani di ricostruzione – e il cosiddetto Board of Peace – che di fatto alimentano l’occupazione disegnando Gaza quale progetto finanziario.
Come GMTG Italia, aderiamo alla Campagna Internazionale Red Ribbons indetta per il 31 gennaio e, in collaborazione con i movimenti palestinesi d’Italia, chiediamo la liberazione immediata di tutti gli ostaggi palestinesi nelle carceri israeliane, compreso il leader simbolo Marwan Barghūthī.
Sabato 31 gennaio, la lotta per la liberazione degli ostaggi palestinesi convergerà a Torino per sostenere i centri sociali italiani e la realtà di Askatasuna, riconoscendo la necessità di unire le lotte in difesa dei diritti umani, della libertà dei popoli e contro ogni forma di autoritarismo. Invitiamo i movimenti, le associazioni e la cittadinanza a unirsi al corteo di Torino; per chi fosse impossibilitato a partecipare fisicamente, esortiamo all’organizzazione di presidi e iniziative territoriali in tutta Italia, per sostenere con forza entrambe le cause, rivendicando libertà e diritti per tutte e tutti.
In vista delle nuove missioni in primavera di Global Movement to Gaza e di Global Sumud Flottilla, siamo consapevoli che é urgente costruire nuove forme di cooperazione solida e dal basso tra i movimenti e tra i popoli di tutto il mondo oppresso, in grado di opporsi tanto alle politiche di aggressione militare quanto alla repressione interna, abitando le piazze e Praticando tutte le forme possibili di dissenso.
Nessuna lotta è isolata, dalle periferie globali ai nostri quartieri.
Nessunə si salva da solə.
LIBERI TUTTI GLI OSTAGGI PALESTINESI! BARGHUTHI LIBERO! FERMIAMO LA REPRESSIONE – DIFENDIAMO ASKATASUNA E TUTTI GLI SPAZI SOCIALI
TORINO PARTIGIANA: ANCHE Lə TRANSFEMMINISTə SCENDONO IN PIAZZA – PORTA NUOVA
Da Non Una di Meno Torino

Il 31 gennaio partecipiamo al corteo nazionale chiamato da Askatasuna contro il governo, la guerra e la repressione. Scendiamo in piazza di fronte a questo grave attacco del governo agli spazi sociali e a chi si organizza insieme per un mondo più giusto.
Scendiamo in piazza perché è finito il tempo di accettare l’ipocrisia di un governo che, fin dal suo insediamento, si è autodefinito come “dalle donne, per le donne”, mentre nei fatti continua ad attaccare le vite delle donne e delle soggettività trans e dissidenti.
Meloni ripete ossessivamente che l’occupazione femminile non è mai stata così alta, ma tace sulle condizioni materiali in cui il lavoro femminilizzato esiste: precario, sottopagato, ricattabile. Ha spinto l’approvazione del DDL femminicidi, l’ennesimo intervento che affronta la violenza patriarcale solo quando siamo già mortə, mentre manca qualunque investimento in forme di prevenzione e di sostegno ai percorsi di autodeterminazione e fuoriuscita dalla violenza. Un governo che attacca l’autodeterminazione e le esistenze stesse delle persone trans e non binary con una stretta sui percorsi di affermazione di genere. Apre presidi di associazioni antiabortiste negli ospedali e le finanzia con soldi pubblici mentre vengono chiusi reparti essenziali. Nel frattempo attacca i centri antiviolenza femministi, svuota il welfare, ci rende sempre più poverə e isolatə, inventa nuovi dispositivi contrattuali che normalizzano la precarietà come destino. Un governo che invoca la sicurezza mentre produce insicurezza materiale e sociale. Allo stesso tempo sostiene politicamente ed economicamente chi porta guerra e devastazione in tutto il mondo. Guerre e genocidi in cui sappiamo bene che sono le donne e le persone queer a pagare il prezzo più alto, dalla Palestina al Rojava.
In questi giorni, con la formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, il governo getta definitivamente la maschera e svela la sua natura patriarcale e misogina: costringere chi ha vissuto violenza a dover dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale significa spostare su di noi la responsabilità maschile dello stupro. Come donne, frocie, persone queer, trans+ e non binarie non possiamo accettare che sia eliminato il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza, mettendo sul banco degli imputati chi la violenza la subisce e non chi la agisce.
Il 31 gennaio puntiamo il dito contro Meloni e il suo governo. Rivendichiamo come nostre le strade e tutti spazi sociali che ci vengono tolti. Ripartiamo insieme per organizzare una lotta transfemminista al governo. Partecipiamo insieme al corteo, trovandoci alle H14.30 all’angolo tra corso Vittorio e piazza Carlo Felice (lato Decathlon).
Ci troverai con i pañuelos fucsia!
SPEZZONE POPOLARE CITTADINO “DAL QUARTIERE ALLA CITTA’ TORINO E’ PARTIGIANA” – PALAZZO NUOVO
Dal Comitato Vanchiglia Insieme

Il 31/01 scendiamo in strada con Askatasuna!
Sabato scendiamo in piazza per essere una risposta concreta e dal basso, che porti avanti quelli che sono i veri bisogni e aspirazioni degli abitanti di questa città. Dall’ambiente, alla crisi climatica, alla sanità, alla mobilità, alla socialità fuori dalle logiche di mercato.
L’Askatasuna è stato casa, luogo di confronto e socialità, di discussione e arricchimento, per Vanchiglia e per la città tutta. Il 31 gennaio sarà una tappa importante per dimostrare che gli abitanti di questa città ci sono e sanno da che parte stare.
Ci vediamo per un pranzo collettivo in piazza Santa Giulia alle 13 per raggiungere poi il Palazzo Nuovo o direttamente al concentramento di Palazzo Nuovo delle 14.30.
Cercate lo striscione “Dal quartiere alla città, Torino è partigiana”, avremo nastri bianchi e rossi per farci riconoscere!
Vi aspettiamo!
SPEZZONE UNIVERSITARIO ” DALLE UNIVERSITA’ ALLE PIAZZE DOVE CHIUDONO SPAZI, CI PRENDIAMO LE STRADE” – PALAZZO NUOVO
Da CUA Torino, Collettivo OHM, INTIFADA STUDENTESCA
Come giovani e studentз saremo in piazza il 31 gennaio con uno spezzone universitario che partirà da Palazzo Nuovo, non solo per ribadire la nostra soliderietà allo sgombero del centro sociale Askatasuna ma anche per continuare a dare voce a tutto ciò che da mesi si mobilita nelle piazze italiane a fianco del popolo palestinese, contro genocidio, guerra e riarmo.
Lo sgombero di Aska si inserisce all’interno di un più ampio attacco allз giovani, che vuole vendicarsi delle masse oceaniche che hanno dimostrato di poter costituire un’alternativa reale a questo stato di cose, scendendo in piazza in migliaia, studentз a fianco dellз lavoratorз, opponendosi a gran voce alla complicità del governo Meloni nel genocidio in Palestina e alle politiche guerrafondaie che ci stanno portando nel baratro. Una politica che vuole arruolare lз giovanз per la loro guerra, con investimenti miliardari nel campo bellico e conseguenti tagli ai settori della sanità, dell’istruzione e dei servizi pubblici. La volontà di coinvolgerci in guerra necessita di un fronte interno silenziato, diviso e arruolabile in cui chi alza la testa viene punitǝ.
La progressiva normalizzazione della chiusura di spazi, della militarizzazione di quartieri, i continui attacchi a coloro che hanno manifestato va esattamente in questa direzione.
Lo vediamo nelle nostre università: luoghi sempre più distanti dall’idea di contenitori di sapere critico, di confronto, e di trasformazione, somigliando sempre più a una fabbrica, come si è potuto vedere in questi ultimi giorni a Palazzo Nuovo, dove un momento di socialità serale si è trasformato per la governance in un “problema di sicurezza” su indicazione di questura e Fratelli d’Italia, e nella necessità conseguente di blindare il plesso.
Lo vediamo quotidianamente anche nel quartiere Vanchiglia, dove ancora oggi le camionette della polizia controllano e militarizzano degli isolati precedentemente attraversati da una comunità giovane viva e partecipe, anche qui per garantire una “sicurezza” che si traduce in controllo, ordine e chiusure.
Vorrebbero con queste mosse silenziare e dividere un movimento, ma si stanno invece scontrando con la realtà dei fatti: ad ognuno di questi attacchi si sta rispondendo moltiplicando gli spazi di confronto, unendoci sempre di più nelle nostre differenze in un fronte comune di attacco a un Governo che ha perso qualsiasi facciata di credibilità, e che ora dovrà fare i conti con un’assemblea nazionale che vede nel 31 gennaio un punto di partenza di una moblitazione sempre più grande e incisiva.
Questo sabato saremo quindi in piazza, decisз e determinatз, per costruire una reale contrapposizione dal basso a questo governo, mostrando ancora una volta come studentз e lavoratorз in piazza unitз siano capaci di riscrivere la storia.
UNIVERSITA’ DEVE VOLER DIRE LIBERTA’ – SPEZZONE ASSEMBLEE PRECARIE UNIVERSITARIE – PALAZZO NUOVO
Da Assemblea Precaria Universitaria

Come giovani e studentз saremo in piazza il 31 gennaio con uno spezzone universitario che partirà da Palazzo Nuovo, non solo per ribadire la nostra soliderietà allo sgombero del centro sociale Askatasuna ma anche per continuare a dare voce a tutto ciò che da mesi si mobilita nelle piazze italiane a fianco del popolo palestinese, contro genocidio, guerra e riarmo.
Lo sgombero di Aska si inserisce all’interno di un più ampio attacco allз giovani, che vuole vendicarsi delle masse oceaniche che hanno dimostrato di poter costituire un’alternativa reale a questo stato di cose, scendendo in piazza in migliaia, studentз a fianco dellз lavoratorз, opponendosi a gran voce alla complicità del governo Meloni nel genocidio in Palestina e alle politiche guerrafondaie che ci stanno portando nel baratro. Una politica che vuole arruolare lз giovanз per la loro guerra, con investimenti miliardari nel campo bellico e conseguenti tagli ai settori della sanità, dell’istruzione e dei servizi pubblici. La volontà di coinvolgerci in guerra necessita di un fronte interno silenziato, diviso e arruolabile in cui chi alza la testa viene punitǝ.
La progressiva normalizzazione della chiusura di spazi, della militarizzazione di quartieri, i continui attacchi a coloro che hanno manifestato va esattamente in questa direzione.
Lo vediamo nelle nostre università: luoghi sempre più distanti dall’idea di contenitori di sapere critico, di confronto, e di trasformazione, somigliando sempre più a una fabbrica, come si è potuto vedere in questi ultimi giorni a Palazzo Nuovo, dove un momento di socialità serale si è trasformato per la governance in un “problema di sicurezza” su indicazione di questura e Fratelli d’Italia, e nella necessità conseguente di blindare il plesso.
Lo vediamo quotidianamente anche nel quartiere Vanchiglia, dove ancora oggi le camionette della polizia controllano e militarizzano degli isolati precedentemente attraversati da una comunità giovane viva e partecipe, anche qui per garantire una “sicurezza” che si traduce in controllo, ordine e chiusure.
Vorrebbero con queste mosse silenziare e dividere un movimento, ma si stanno invece scontrando con la realtà dei fatti: ad ognuno di questi attacchi si sta rispondendo moltiplicando gli spazi di confronto, unendoci sempre di più nelle nostre differenze in un fronte comune di attacco a un Governo che ha perso qualsiasi facciata di credibilità, e che ora dovrà fare i conti con un’assemblea nazionale che vede nel 31 gennaio un punto di partenza di una moblitazione sempre più grande e incisiva.
Questo sabato saremo quindi in piazza, decisз e determinatз, per costruire una reale contrapposizione dal basso a questo governo, mostrando ancora una volta come studentз e lavoratorз in piazza unitз siano capaci di riscrivere la storia.
Sabato 31 Gennaio dalle 14.30 saremo al concentramento di Palazzo Nuovo a Torino per la manifestazione nazionale indetta in seguito allo sgombero di Askatasuna: contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali e per la costruzione di nuove alleanze sociali.
Come universitariɛ precariɛ, sentiamo l’urgenza di discutere progetti e percorsi di ampio respiro per trasformare l’Università e la ricerca, dando rinnovata centralità e responsabilità al ruolo pubblico, collettivo e costruttivo della scienza e del cosiddetto mondo della formazione.
Invitiamo tuttɛ lɛ colleghɛ, lɛ amichɛ e chi ha attraversato il lavoro universitario a raggiungerci, collocandosi nello spezzone che più rappresenta la propria condizione presente.
Affinché le nostre aule siano laboratori dei prossimi mondi, officine operative e assemblee permanenti: cominciamo dal 31 Gennaio.
Askatasuna vuol dire libertà!
Università deve voler dire libertà!
articolo in aggiornamento..
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