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Seda è libera. Videointervista

In Turchia aveva già scontato 8 mesi di carcere preventivo prima di giungere al giudizio. Nel 2009 insieme ad altre 26 persone è accusata di aver aiutato l’MLKP pur non facendone parte e per questo condannata a 6 anni e 3 mesi di galera. La corte suprema turca ha convalidato questa sentenza.

Tra il primo e il secondo grado di giudizio Seda ha avuto modo di riparare in Svizzera dove le è stato riconosciuto lo status di rifugiata politica. La mancata comunicazione del suo status giuridico da parte delle autorità svizzere ai circuiti informatici dell’interpol ha portato alla cattura di Seda in Italia. La pronta attivazione delle reti di solidarietà militanti a Pisa ha fatto sì che il caso di Seda non passasse sotto silenzio, sollecitando sia l’intervento dell’ambasciata svizzera sia costringendo Ankara a ritirare l’istanza di carcerazione per non incorrere nell’ennesimo “scandalo umanitario” capace di fungere da ostacolo al processo di accreditamento turco presso le istituzioni europee.
Ma ciò che più conta è stata la capacità di reagire all’abuso delle autorità turche e italiane e all’uso selvaggio e scarsamente regolamentato dell’Interpol, attivando un pronto supporto legale e il coinvolgimento trasversale e internazionale delle realtà militanti in Italia e Svizzera.

Dopo la conferenza stampa di questa mattina presso Exploit a Pisa abbiamo incontrato Seda. Con lei abbiamo affrontato la situazione politica dei movimenti studenteschi turchi, delle loro forme di organizzazione, la questione kurda e l’attivismo politico come rifugiata politica.

 

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