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Lione. Giovane si dà fuoco davanti all’università

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Lione, 8 novembre. Uno studente di 22 anni si dà fuoco davanti al Crous, un edificio pubblico-amministrativo che si occupa degli aiuti sociali per studenti. 

Quando sono arrivati i pompieri, il corpo del ragazzo originario di Saint-Étienne era bruciato al 90%, e si trova in questo momento tra la vita e la morte.

Poco prima di coprirsi di benzina e di darsi fuoco, lo studente aveva pubblicato un messaggio su Facebook in cui spiegava la sua condizione di difficoltà economica rispetto al welfare (non) erogato dall’Università francese. Ma la sua lettera ci parla anche e soprattutto delle condizioni di vita di centinaia di migliaia di giovani, e di un riscatto collettivo che è sempre più urgente costruire.

Buongiorno,
oggi commetterò l’irreparabile, e se ho scelto l’edificio del CROUS a Lione non è un caso: ho deciso di puntare dritto verso un luogo politico, il ministero dell’istruzione superiore e della ricerca e, per estensione, il governo.
Quest’anno sto ripetendo il secondo anno di università per la terza volta, non ho più la borsa di studio, e quando ce l’avevo erano 450€ al mese, come può essere abbastanza per campare?
Ho avuto la fortuna di avere vicino a me delle persone formidabili, la mia famiglia e il mio sindacato, ma dobbiamo davvero continuare a sopravvivere così come lo si fa oggi?
E dopo gli studi quanto tempo dovremo lavorare, mettere da parte, per una pensione decente? Riusciremo a mettere da parte abbastanza con una disoccupazione così diffusa?
Mi riapproprio di una delle rivendicazioni della mia federazione sindacale di oggi: uno stipendio per chi studia o meglio, uno stipendio a vita, per non rischiare di perderla cercando di guadagnare.
Passiamo a 32 ore lavorative a settimana per esempio, non ci sarebbero più problemi di disoccupazione che portano centinaia di persone a situazioni come la mia, che si danno la morte nel silenzio totale.
Lottiamo contro la risalita del fascismo che non fa altro che dividerci e alimentare il liberalismo, che a sua volta crea diseguaglianze.
Accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’Unione Europea di avermi ucciso creando incertezza sui nostri futuri, accuso Marine le Pen e i giornalisti di aver creato paure accessorie.
Il mio ultimo desiderio è che i miei compagni continuino la lotta, per farla finita con questo sistema.
Viva il socialismo, viva l’autogestione e viva la previdenza sociale. Perdonatemi per la prova a cui vi sto sottoponendo. Arrivederci.

 

 

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