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La vostra ripartenza, le nostre morti.

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Quante morti dovranno ancora accadere prima che il governo, i sindacati, il Ministero dell’Istruzione si prendano le loro responsabilità? Oggi in provincia di Ancona è morto Giuseppe, un ragazzo di 16 anni, durante uno stage previsto dalla scuola di formazione professionale che frequentava a Fermo per diventare operaio specializzato in termoidraulica. Oggi è successo che un ragazzo è morto perché si trovava seduto su un mezzo che si è schiantato contro un albero, perché per ottenere il diploma quest’anno doveva svolgere le ore di alternanza scuola-lavoro. 

A quante morti dovremo ancora assistere prima di vedere i giovani di questo Paese ascoltati per davvero e non solo nelle dichiarazioni paternalistiche di qualche parte politica che pensa di avere il diritto a esprimersi ? Ciò a cui bisogna dare ascolto sono le parole chiare e nette che dicono no allo sfruttamento, no all’alternanza, no a un presente che si frantuma a colpi di tragedie. Il Ministro Bianchi ha lasciato un convegno in anticipo alla notizia, dicendo “purtroppo c’è stato un incidente”. Lo abbiamo già detto, lo hanno detto forte e chiaro le piazze di queste ultime settimane, non si tratta di incidenti.

Questo è il risultato di un sistema organizzato atto a spremere le vite di ognuno per il profitto delle aziende, dei privati, della produzione che ha perso tempo durante i lockdown. La crisi è qui, palpabile, la ministra Lamorgese intende mettere sotto il tappeto la realtà: per la ripartenza sono in gioco le vite di chi lavora e di chi, pur andando ancora a scuola, è costretto a lavorare. Di chi è costretto a considerare formativo fare il manovale in cantiere, quando gli unici che lo definiscono in questi termini sono coloro che per il loro moralismo ipocrita hanno interiorizzato la peggio ideologia lavorista. E che manderebbero al macello chiunque pur di guadagnare e sottostare a queste condizioni.

Il tempo rubato agli operai morti per il crollo della gru in via Genova a Torino, il tempo rubato a Lorenzo, il tempo rubato a Giuseppe, nessuno lo ridarà indietro. Non c’è più tempo per accettare condizioni di lavoro e di formazione che hanno come unica priorità produrre, l’unico tempo dell’oggi deve essere quello dettato dalla lotta per trovare giustizia e per cambiare radicalmente il presente prima che si trasformi in un futuro che non vogliamo vivere.

Nelle scuole occupate, nelle piazze, nei momenti di incontro, la priorità oggi è riprendere possesso delle nostre vite, in modo autonomo, fuori dal loro sistema di morte e sfruttamento. Lottando insieme tutto è possibile.

KSA – Kollettivo Studenti Autorganizzati Torino

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