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Firenze, sciopero a Eataly contro il modello Renzi-Farinetti

Si tratta di giovani assunti con contratti a termine attraverso agenzie interinali il cui numero verrà ora dimezzato, il tutto a nemmeno un anno dall’inaugurazione dell’azienda avvenuta nel dicembre 2013 col premier Renzi a fare gli onori di casa assieme all’amico imprenditore Oscar Farinetti, proprietario del marchio Eataly.

Come spiegano bene i ragazzi protagonisti dello sciopero, l’assunzione della maggior parte di loro altro non è stata se non una marchetta pubblicitaria, poiché era chiaro fin dall’inizio che il numero dei dipendenti si sarebbe velocemente contratto una volta spentisi i riflettori dell’inaugurazione e della “novità”.

Non solo: quelli rimasti raccontano di orari estenuanti, spesso comunicati il giorno prima, e di un patron Farinetti sordo a qualsiasi rivendicazione o confronto e ben disposto a far lavorare in sfregio a qualsiasi condizione dignitosa.

Sia sabato che domenica lo sciopero, conclusosi oggi, è stato accompagnato da volantinaggi, interventi e presidi di solidarietà, nonostante le provocazioni di buttafuori e polizia che hanno tentato invano di tenere in sordina la protesta, per non intaccare l’immagine di Eataly, sbandierata come esempio di rispetto e qualità.

Le due giornate di lotta, al contrario, hanno saputo squarciare il velo di ipocrisia che circonda l’azienda, mettendone a nudo il vero volto di “imprenditoria renziana” basata su sfruttamento, ricatti e precarietà.

 

 

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