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Cosa può succedere in 14 ore di resistenza ad uno sgombero

 

La pratica del picchetto sta divenendo ormai quotidiana nella nostra città. Forse è uno dei contributi più importanti che gli operai della logistica hanno regalato a Bologna sollecitando gli sfruttati e le sfruttate a riprendere in mano uno strumento decisivo della lotta di classe: il picchetto appunto.

“Se toccano uno toccano tutti!” gridavano i facchini durante i primi scioperi dello scorso anno, e quello slogan si è tramutato in una pratica concreta ed efficace che dai cancelli dei magazzini della logistica inizia ad articolarsi nello spazio metropolitano. Nelle quattordici ore di resistenza allo sgombero di Taksim, mentre si contrastava la brutalità poliziesca tra temporali improvvisi e sole cocente, intorno allo studentato si sono riunite le lotte del territorio, realizzando un punto di forza e una vittoria politica di parte. Da questo punto di vista la resistenza allo sgombero di Taksim la vogliamo considerare una prima sperimentazione collettiva di lotta alle politiche di austerità del governo Renzi nella nostra città. Il picchetto apre spazi di possibilità di ricomposizione e contrapposizione sociale nel territorio, e con umiltà e decisione, vogliamo provare a coglierli e allargarli. Ieri abbiamo realizzato insieme questa prima sperimentazione, siamo pronti alla prossima? Che sia uno sgombero di case o di spazi sociali, ai cancelli dei magazzini della logistica o alle porte del rettorato, al parcheggio dei bus Tper o alle scuole, il picchetto può richiamare a sé la composizione meticcia e antagonista che dallo scorso ottobre si è messa in cammino in tutta Italia.

 

D’altronde anche ieri si è avuta l’ennesima conferma che i corpi intermedi di mediazione sociale e politica sono o completamente annichiliti o esautorati dalle loro funzioni a causa della crisi. A “fare politica” a Bologna c’è la procura e il suo strumento terminale: le forze di polizia. L’unico a precipitarsi a commentare la giornata di lotta è stato infatti il procuratore. Non abbiamo alcuna nostalgia della rappresentanza politica, e vogliamo fotografare questa situazione solo per valorizzare maggiormente il conflitto sociale e le possibilità che apre anche un “semplice” picchetto di difesa ad uno sgombero o ad uno sfratto. La pratica della solidarietà, il paziente ed entusiasmante lavoro di tessitura di legami e relazioni tra le lotte è una delle risorse che hanno a disposizione gli sfruttati e le sfruttate per lottare davvero contro la povertà e strappare ricchezza alla controparte. Saltati gli istituti e corpi intermedi della mediazione sociale tra le mani non si possono che avere queste risorse per poter vivere dignitosamente.

 

Lo sgombero di Taksim e la resistenza di ieri non riguarda quindi solo gli studenti o la zona universitaria ribelle, ma segnala alla città delle potenzialità ancora tutte da sperimentare e che nella fase del “bipolarismo perfetto” tra partito-sistema (il PD di Renzi) e la contrapposizione sociale possono modificare i rapporti di forza anche nel nostro territorio a vantaggio della nostra parte, e accumulare energia politica antagonista nell’orizzonte di nuove sollevazioni.

 

Bologna Piquetera

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