InfoAut
Immagine di copertina per il post

Conflitto sindacale e iniziative giudiziarie: un ritorno al 1922?

||||

Condividiamo da Volere la Luna questo interessante articolo di Claudio Novaro sull’attacco giudiziario ai sindacati coflittuali… Buona lettura!

1.

Mercoledì 3 agosto, in una Bologna calda e assolata, si è tenuta avanti al Tribunale del riesame l’udienza per l’annullamento delle misure cautelari applicate dal Tribunale di Piacenza a quattro sindacalisti del Si Cobas e a due dell’USB. La discussione è durata quasi cinque ore ed è stata per tutto il tempo accompagnata da cori e slogan del numeroso e partecipato presidio indetto dal Si Cobas davanti alla sede del Tribunale, a dimostrazione che c’è una comunità operaia che non accetta che si definisca il proprio sindacato un’associazione per delinquere e i suoi dirigenti dei criminali. Venerdì 5 agosto il Tribunale bolognese ha accolto quasi integralmente le richieste delle difese, annullando l’ordinanza applicativa nella parte in cui riconosceva la sussistenza di due associazioni per delinquere e applicava ai sei sindacalisti la misura degli arresti domiciliari.
Il contesto in cui si colloca la vicenda giudiziaria è stato ampiamente analizzato dai giornali e da numerosi articoli usciti su riviste o siti web. Tra i tanti, vale la pena di segnalare almeno quelli di Giovanni Iozzoli (https://www.carmillaonline.com/2022/07/22/fronte-dellinterporto/) e di Francesco Massimo e Alberto Violante (https://jacobinitalia.it/dallo-statuto-dei-lavoratori-allo-statuto-albertino/), che spiegano come quello della logistica sia divenuto negli anni uno dei settori economici avanzati del capitalismo internazionale, caratterizzato da grande sfruttamento della forza lavoro, bassi compensi, lavoro in nero, evasione fiscale e contributiva, operazioni di riciclaggio di denaro sporco. La situazione è andata progressivamente migliorando grazie alle lotte avviate negli ultimi 10-12 mesi dai sindacati di base, vertenze aspre, spesso con seguiti giudiziari, caratterizzate in più occasioni da aggressioni ai lavoratori da parte di squadracce di picchiatori foraggiati dal padronato o da sfondamento dei picchetti da parte di camionisti, che hanno provocato a Piacenza e Novara la morte di due lavoratori, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, nel 2016, e Adil Belakhdim, nel 2021.
Qui vorrei occuparmi, in prosecuzione del lavoro di analisi di provvedimenti giudiziari emessi per fatti legati alla conflittualità sociale (https://volerelaluna.it/talpe/2019/08/13/repressione-giudiziaria-e-movimenti/), dell’ordinanza applicativa con cui il Giudice del Tribunale di Piacenza ha originariamente applicato le misure cautelari.

2.

Come sempre più spesso capita, lo sviluppo argomentativo contenuto nel provvedimento ricalca esattamente quello della richiesta della Procura di Piacenza. Cambiano l’ordine delle questioni trattate e alcuni riferimenti giurisprudenziali, ma l’impianto e il contenuto delle valutazioni espresse da GIP e PM è immediatamente sovrapponibile, a dimostrazione, a seconda dei punti di vista, o di una scarsa autonomia di valutazione del primo o di una straordinaria coincidenza di vedute. Fa difetto nell’ordinanza solo quel surplus di polemica che traspare dall’atto della Procura, indicativo di un’ostilità e di una tensione emotiva non molto in sintonia con il ruolo di imparzialità, che si ricava dai connotati pubblicistici che il codice di rito ritaglia sulla figura del magistrato inquirente. In alcuni passaggi della corposa richiesta di 400 pagine del PM, si trovano, infatti, affermazioni che stupisce incontrare in un provvedimento giudiziario. Ad esempio, la legittima protesta verbale diffusa con un video da uno degli indagati (arrestato e poi scarcerato dal Tribunale del riesame di Bologna circa un anno fa, per un’altra inchiesta della Procura piacentina) viene definita una «minaccia da strada sguaiata e aggressiva», espressa oltretutto da un soggetto che avrebbe la pretesa di porsi «sullo stesso piano degli uomini dello Stato che garantiscono la legalità», oppure le manifestazioni di solidarietà con arrestati appartenenti al sindacato vengono qualificate come «aggressioni a soggetti istituzionali, come la stessa magistratura» a cui parteciperebbero soggetti «strumentalizzati» che, ovviamente, agiscono «nella più totale ignoranza dei fatti e della realtà».

3.

Il lungo capo di imputazione relativo al reato associativo contestato ai sindacalisti del Si COBAS (quasi un racconto breve) fa inizialmente riferimento a reati commessi nel corso delle manifestazioni sindacali (picchetti, blocchi stradali ecc.), per poi concentrarsi sulla rivalità/dissidio con l’USB e sulla volontà di imporsi come organizzazione maggioritaria nel comparto delle logistica, descrivendo infine ulteriori attività poste in essere dallo stesso sindacato «per alimentare il conflitto all’interno dei magazzini […] allo scopo di acquisire e implementare i consensi dei lavoratori».
Nell’evidente impossibilità, nell’anno di grazia 2022 (e non 1922), di prospettare un’equazione per cui un sindacato può essere considerato un’associazione per delinquere, gli inquirenti hanno messo in campo un meccanismo esegetico che suona più o meno così: dietro lo schermo dell’attività sindacale lecita, si sarebbe formata un’associazione per delinquere che avrebbe operato come gruppo di potere per finalità proprie, anche di lucro e di tutela dei propri iscritti, incrementando ad arte la conflittualità con la controparte padronale al fine di ottenere continue concessioni, «anche indebite contrattualmente», maggiori iscrizioni al proprio sindacato e beneficiare di somme di denaro derivanti dai tesseramenti e dalle conciliazioni. Si tratta di uno schema – quello del nucleo criminale costituitosi all’interno di un’associazione lecita – già visto all’opera di recente anche a Torino nel procedimento contro gli appartenenti ad Askatasuna (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2022/07/13/costruire-il-nemico-askatasuna-i-no-tav-il-conflitto-sociale/). La particolarità del caso in esame è che esso si appoggia costantemente a giudizi di valore, in misura che appare inconsueta per un provvedimento emesso da un Tribunale. Il GIP – ma, con ben altra foga argomentativa, la Procura prima di lui – arricchisce le proprie osservazioni con valutazioni cariche di disprezzo verso i sindacati di base, incaricandosi addirittura, facendosi storico, di distinguere un periodo “buono” delle vertenze sindacali del Si COBAS, che precede il 2014, da uno cattivo successivo a tale data (tanto da spingere, a sua volta, la Procura a sostenere, una sua trasformazione da «forza rivoluzionaria in potere consolidato»), poi ulteriormente peggiorato dal 2016 con la “sfida” dell’altra organizzazione, la USB.
Ora, nell’ambito delle decisioni giudiziarie la sensibilità valoriale del singolo magistrato dovrebbe avere un ruolo residuale. L’ermeneutica contemporanea ci ha però insegnato che nell’ambito di tutti processi cognitivi la propria pre-comprensione del mondo esercita un ruolo fondamentale. Dunque, non si può ingenuamente pretendere che il magistrato non sia influenzato, ferma restando la sua soggezione alla legge, dalle proprie convinzioni. Nel nostro caso, però, ciò che stupisce non è tanto l’esternazione di un proprio punto di vista ben definito da parte degli inquirenti e del GIP, quanto il fatto che emerga tra le pagine dell’ordinanza un’idea pre-moderna del rapporto tra diritto e morale, una concezione che si può definire, citando Luigi Ferrajoli, «ontologico-etica o naturalistica del reato come male quia peccatum e non solo quia prohibitum».
Per esemplificare, in più passaggi l’ordinanza stigmatizza l’utilizzo come semplici «pedine» dei lavoratori da parte del sindacato, i rallentamenti che definisce «pretestuosi» dell’attività lavorativa, l’alimentazione da parte dei dirigenti di «reti clientelari». Si tratta in larga parte di mere illazioni o di giudizi profondamente parziali e non corrispondenti alla realtà, che interpretano comportamenti tipici del sindacato alla luce del teorema accusatorio di partenza, con un curioso ribaltamento del meccanismo di valutazione probatoria e di ricostruzione causale dell’accaduto. Tali comportamenti o costituiscono fatti di rilievo penale, e come tali, allora, vanno contestati e perseguiti, o sono invece critiche, censure che poco hanno a che fare con un provvedimento giudiziario. Il paradosso è invece che, tra tutti i reati scopo dell’associazione contestati nei 143 capi di incolpazione successivi a quelli relativi ai reati associativi, non ve n’è uno che riguardi reati a sfondo patrimoniale, illeciti arricchimenti, malversazioni a danno dei lavoratori o quant’altro. Ne consegue che tutte le argomentazioni aventi a oggetto tali questioni, disseminate nel corso dell’ordinanza (radicalmente contestate, va detto, da tutti gli indagati), rimandano a condotte del tutto lecite e al più deprecabili, dal punto di vista del giudice e degli inquirenti, sul piano del costume o della morale.
In realtà, quelle che l’ordinanza definisce attività svolte per indebite ragioni del sodalizio criminoso, che nulla hanno a che fare con la gestione dell’attività sindacale, appaiono, come hanno spiegato dettagliatamente gli indagati nelle loro spontanee dichiarazioni rese nel corso degli interrogatori di garanzia, condotte connesse al funzionamento effettivo di ogni sindacato; valgano come esempio i finanziamenti attraverso il tesseramento e le conciliazione o la tutela della posizione lavorativa dei propri iscritti, finanche la concorrenza con altre compagini sindacali per ottenere più aderenti. Stesso discorso vale per le concessioni strappate ai datori di lavoro, presentate dagli inquirenti quasi che si trattasse di attività di tipo estorsivo, come se uno dei compiti principali di un sindacato non fosse proprio quello di organizzare dei conflitti collettivi e costruire delle vertenze per strappare alle multinazionali del settore migliori condizioni di lavoro e di vita. Nel capo di imputazione si arriva a stigmatizzare la volontà del Si COBAS di «imporsi alla proprietà anche per le scelte a questa squisitamente riservate, come appunto l’organizzazione del lavoro», dimostrando una volta di più un’idea delle relazioni sindacali non solo obsoleta, quanto soprattutto di stampo padronale.
L’asserito ruolo di coordinamento criminale di un dirigente del sindacato viene richiamato nell’ordinanza con una citazione, che il giudice definisce «eloquente», delle dichiarazioni rese dall’amministratore delegato di Ikea Italia, secondo cui il sindacalista gli chiese di adoperarsi per il reintegro di alcuni lavoratori licenziati da alcune cooperative appaltatrici per ragioni disciplinari, promettendo a sua volta lo sblocco di un’attività di picchettaggio. Insomma, ciò che sconcerta il GIP è che un sindacato faccia il sindacato, che si occupi, cioè, della tutela degli operai.

4.

L’ordinanza individua poi un ulteriore elemento sintomatico dell’esistenza di una struttura associativa nella cosiddetta “cassa di resistenza”, alimentata dalle conciliazioni, dalle affiliazioni al sindacato e perfino da versamenti fatti per pagare le spese di un processo istruito in passato contro il dirigente del Si COBAS Aldo Milani, poi assolto con sentenza definitiva. Qui la parzialità della ricostruzione si mescola all’inconsapevolezza. Tutti i sindacati, i movimenti sociali, ma anche molte associazioni da sempre vantano casse di resistenza con cui far fronte alle spese, specie per gli aderenti colpiti dalla “repressione”. Funziona così da un paio di secoli. La storia del movimento operaio e delle sue tante diverse declinazioni è sempre statA caratterizzata da forme di solidarietà collettiva. Il fatto che la memoria di quelle vicende e dei loro profili solidaristici sia evaporata è evidentemente un segno dei tempi. In ogni caso, non si comprende di che si stupisca il giudice. Perfino i sindacati, quelli riconosciuti sul piano istituzionale, che la stampa mainstream ritiene seri e responsabili, si approvvigionano attraverso i versamenti degli iscritti, le conciliazioni eccetera e hanno delle casse di resistenza.

5.

Va detto, poi, che tutti gli episodi richiamati vengono citati nell’ordinanza senza che se ne spieghi la loro rilevanza per individuare gli elementi costitutivi del reato di associazione per delinquere. Anche in questo caso (sembra quasi una nuova tendenza regressiva di molti magistrati impegnati sul cautelare) il giudice afferma ma non motiva. La motivazione di un provvedimento giudiziario non deve esser “narrativa”, ma “dimostrativa”: non può risolversi, come avviene in questo caso, nella descrizione delle convinzioni del giudice, ma deve approdare a una giustificazione logica delle sue valutazioni. Il provvedimento, in altre parole, deve offrire un percorso razionale e argomentativo controllabile, che spieghi come dalle risultanze acquisite si raggiunga uno specifico risultato probatorio. Nel caso di specie, invece, il giudice, dopo aver raccontato una serie di episodi a suo dire sintomatici del quadro accusatorio, non spiega quali siano i criteri di inferenza che gli abbiano consentito di passare dai dati probatori acquisiti all’esito finale, relativo alla qualificata probabilità di esistenza di un’associazione criminale.
In realtà, la ricostruzione proposta – vale a dire la creazione nel corpo sano del Si COBAS di un nucleo che a fini reconditi ne strumentalizza, per i propri interessi, l’azione – sembra funzionale alla messa sotto accusa dello stesso sindacato per la sua attività nei magazzini della logisitica, per la sua irriducibilità a una gestione concordata e non conflittuale delle condizioni di lavoro. Non è un caso che il procedimento prenda le mosse, come ammette candidamente il GIP, da alcune richieste di intercettazioni, prontamente autorizzate dal Tribunale di Piacenza, in cui gli inquirenti non avevano ancora messo a fuoco il teorema che poi prenderà forma. Lo strumento giuridico che consente di intercettare i sindacalisti è la contestazione di un reato associativo, che ancora una volta serve per mantenere un monitoraggio, un controllo continuo sull’obiettivo investigativo prescelto. Non è un caso che, allorché deve definire i ruoli del sodalizio criminale, l’ordinanza compia un’operazione di tipo traslativo, mescolando il ruolo legittimo dentro il sindacato dei singoli militanti con quello di rilievo penale nell’ambito del comparto associato. Non è di nuovo un caso che il procedimento nasca sulla base di annotazioni di polizia e di denunce della controparte aziendale che lamentano l’eccesso di picchetti e scioperi, dunque con un’impronta di partenza che si trasforma poi strada facendo, per approdare surrettiziamente nella teoria del nucleo criminale che si impadronisce della direzione del sindacato per scopi illeciti personali.
Ciò che appare atipico e inconsueto nella vicenda piacentina sono la combattività e la capacità conflittuale del Si COBAS (e dell’USB), che costituiscono, queste sì, un’eccezione in un panorama sindacale spesso quieto e omologato. La stessa ordinanza è costretta a riconoscere che le agitazioni, i picchetti, gli scioperi condotti dal Si COBAS «sono serviti […] a difendere i diritti dei lavoratori», ma ci aggiunge, a più riprese, quasi ossessivamente, la locuzione «solo in parte». È questo il vero tema di cui si discute: l’anomalia sindacale nel settore della logistica che si intravede dietro lo schermo di un presunto sodalizio criminale, di cui non si comprendono la struttura e le finalità. Occorrerà tenerlo a mente quando inizierà il vero e proprio processo.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

ASSOCIAZIONE A DELINQUERElogisticasi cobas

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Carcere, il vostro record è una strage

82 suicidi nel 2022, detenuti che avrebbero dovuto scontare pochi mesi, detenuti ancora in attesa di giudizio, detenuti con fragilità psichiche. Appesi ai lenzuoli, imbottiti di farmaci, inalano bombolette del gas. Un record che è una strage.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Pisa. La lotta rinvia lo sfratto di Natale

Venerdì 23 dicembre si è tenuto lo sfratto esecutivo nei confronti del nucleo familiare di Gigliola e suo nipote minorenne. La lotta ha portato alla sospensione dell’esecuzione e al suo rimando al 2024. Questo provvedimento esecutivo è stato richiesto dal proprietario per morosità. Da 66 anni questa inquilina vive in alloggi di proprietà di un marchese […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Manovra antisociale: la dignità del rifiuto

La questione del reddito di cittadinanza è uno dei temi centrali all’interno della manovra di bilancio del neo governo Meloni. Nel ritardo più assoluto nel chiudere la manovra entro l’anno il governo, tra uno strafalcione e l’altro, inizia a porre alcuni elementi sul tavolo, dichiarando quali sono le priorità e cosa sacrificare sull’altare della suddivisione della torta. Entro domattina all’alba la votazione dovrà essere conclusa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Palermo: disoccupati di nuovo in piazza dopo ulteriore attacco al Reddito di Cittadinanza

Tornano in piazza i disoccupati palermitani percettori del reddito di cittadinanza dopo la nuova stretta del governo Meloni sulla misura. Gli “occupabili”, ovvero i disoccupati tra i 18 e i 59 anni che possono lavorare e non hanno a carico minori, disabili o anziani perderanno il sussidio nel 2023, dopo sette mesi e non più dopo otto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

I Disoccupati non si fanno prendere in giro. Scontri e Caos a Napoli

Al ritorno dall’incontro a Roma in cui le istituzioni locali e nazionali hanno continuato a tergiversare, i manifestanti sono stati bloccati e caricati alla Galleria di Napoli.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Corteo per il diritto all’abitare a Pisa: le case vanno assegnate!

Venerdì 16 dicembre a Pisa diverse centinaia di persone hanno manifestato per il diritto all’abitare dignitoso, il blocco degli sfratti e la giustizia abitativa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Meloni presidente degli sfratti

Si tratta di una vera e propria dichiarazione di guerra a chi vive in condizioni di povertà, rischia di finire senza casa, è costretto a vivere al freddo o riesce a stento a procurarsi da mangiare con i pochi contributi che ci sono.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Vogliamo tutto! Perché quando c’è tutto c’è anche la salute

A due anni e mezzo dallo scoppio della pandemia Covid-19, poco o nulla è cambiato rispetto alle condizioni sindemiche che hanno fatto sì che il virus colpisse ancora più duramente chi subisce discriminazioni di classe, genere, etnia, status migratorio, condizione abitativa e così via.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Il 16 dicembre mobilitazione a Pisa per il diritto all’abitare

Riportiamo di seguito l’appello di lancio della piazza cittadina del 16 dicembre a Pisa per il diritto all’abitare. Il 7 dicembre la mobilitazione è stata annunciata anche attraverso una conferenza stampa davanti alla Prefettura.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Lotta per la casa a Pavia dopo la pandemia

L’assessore comunale alla casa, di Fratelli d’Italia, preannunciava, quasi con orgoglio, uno tsunami di sfratti dalla primavera 2021 senza, però adottare misure amministrative all’altezza della situazione, limitandosi infatti all’erogazione dei buoni spesa finanziati dallo stato e di difficile utilizzo.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Milano: le case occupate, i processi e il mondo reale che ai giudici non interessa

L’operazione mediatica ma anche giudiziaria è stata quindi da subito cancellare la connotazione politica dell’attività del comitato per ridurla appunto a “racket delle occupazioni ” o associazione a delinquere… Come scriveva qualcuno “la prima associazione a delinquere no profit della storia”.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

L’uso strumentale delle intercettazioni in Italia: quali sono le regole e quale utilizzo ne viene fatto?

E’ ancora scontro a distanza tra il ministro della giustizia Carlo Nordio e le toghe – i magistrati italiani – principalmente sul tema delle intercettazioni ma anche sulle riforme a più lungo termine, come l’abuso d’ufficio.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Askatasuna: annullata con rinvio dalla Cassazione l’associazione a delinquere, ma la procura procede con gli arresti su altri reati

Ieri a Torino è andata in scena l’ennesima lunga giornata di resistenza contro il tentativo di Questura e Procura torinese di gettare discredito e soffoccare le lotte di Askatasuna, del Movimento No Tav e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: conferenza stampa sull’esito della Cassazione su Associazione a delinquere.

Ripubblichiamo il comunicato stampa rispetto all’esito della Cassazione sul ricorso della Procura di Torino per l’inasprimento delle misure cautelari a riguardo del processo per Associazione a Delinquere che coinvolge compagni e compagne del movimento No Tav, del Centro Sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Atteso il pronunciamento della Cassazione sul futuro di compagni/e di Askatasuna, Neruda e NoTav

Questo giovedì, 15 dicembre, la Cassazione si esprimerà sulle misure cautelari per 11 compagni e compagne nel contesto dell’inchiesta per “associazione a delinquere” nei confronti di Centro Sociale Askatasuna, Spazio Popolare Neruda e Movimento No Tav.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Il SI Cobas sulla manifestazione del 3 dicembre

Guerra, caro-vita, attacco ai salari e al reddito di cittadinanza, repressione delle lotte e delle conquiste sociali e civili: questi i temi centrali del corteo, e sui quali costruire e praticare un’opposizione di classe.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Alcune riflessioni sulle lotte della logistica

Nel settore della logistica appunto lo scontro quotidiano è caratterizzato dalla riscoperta di forme di lotta territoriali, già proprie del vecchio movimento operaio, dai picchetti ai blocchi stradali, che sono molto efficaci, in quanto vanno a bloccare la circolazione delle merci, provocando danni notevoli al padronato.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Processo contro Askatasuna e No Tav: la Cassazione rinvia la decisione sulle misure cautelari al 15 dicembre

Riprendiamo da Centro Sociale Askatasuna… Comunichiamo che la decisione della Cassazione che si sarebbe dovuta esprimere ieri sulle misure cautelari per 11 compagni e compagne nel contesto dell’inchiesta per “associazione a delinquere” nei confronti del Centro Sociale Askatasuna, lo Spazio Popolare Neruda ed il Movimento No Tav è stata rinviata al 15 Dicembre. Ricordiamo che […]

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: difendiamo la libertà collettiva, associamoci per resistere!

Il processo per associazione a delinquere che coinvolge decine di compagni e compagne del movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello spazio popolare Neruda è iniziato. da notav.info La prima udienza, svoltasi il 20 ottobre scorso, ha visto l’entrata in scena di un’ulteriore novità all’interno di questo castello di carte dalle proporzioni enormi […]

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Prato: Iron&Logistics smonta i macchinari pronta all’operazione “chiudi e riapri”

Le operazioni di smontaggio – prima spacciate per lavori di manutenzione – sono inziate già la scorsa settimana e si sono concluse ieri dopo una squadra di tecnici di una ditta esterna ha lavorato a ritmo incessante per tutto il fine settimana.