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“Nemmeno a noi medici viene fatto il tampone!” Intervista a un medico di base in Francia

19 Marzo 2020 | in APPROFONDIMENTI.

Abbiamo tradotto quest’intervista fatta da ACTA (media di informazione indipendente francese, (il link del testo originale qui) a un medico di base della banlieue di Parigi. La corsa per evitare il collasso in Francia, per quanto sia iniziata in leggero ritardo rispetto al nostro Paese, dato che Macron ci ha tenuto a svolgere regolarmente le elezioni municipali di domenica scorsa prima di attivare misure speciali per il contenimento dell’epidemia simili a quelle italiane, sta prendendo velocità in maniera repentina. Coprifuoco, divieto di uscire se non per motivi comprovati, telelavoro laddove possibile, chiusura degli esercizi commerciali e delle scuole ma, parallelamente, mantenimento della produzione sono le parole d’ordine anche Oltralpe. D’altro canto, la popolazione assume su di sé la responsabilità di limitare il contagio pur rendendosi conto delle numerose contraddizioni che esplodono non appena le istituzioni provano a stringere un nuovo patto sociale al quale non si sa se dare totale fiducia. La questione dei tagli alla sanità pubblica, delle esternalizzazioni dei servizi, del risparmio – a partire dal fatto che i temponi non vengano effettuati per tutti – scaricato sulle fasce più precarie della società sono importanti punti fermi che sia in Francia che in Italia vengono evidenziati.

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In Francia la situazione legata alla pandemia Covid19 diventa ogni giorno più simile alla situazione italiana, ormai in procinto di una catastrofe sanitaria da settimane. La destrutturazione progressiva del sistema sanitario francese – e internazionale – allineandosi alle misure di austerity e di privatizzazione neoliberale, non costituisce soltanto un fattore di aggravamento della crisi sanitaria e sociale che sta accadendo, ma le fondamenta. La situazione più delicata è quella della sanità pubblica, in particolare dei servizi di rianimazione, che sono in prima linea a fronteggiare l’epidemia. Ma cosa sta succedendo ai medici di base, elemento essenziale nella catena della cura ? Abbiamo fatto quest’intervista a un medico di base della periferia parigina, che ci espone come avviene la riorganizzazione della relazione con i pazienti, le mancanze e le incoerenze della gestione delle autorità di fronte alla catastrofe che si sta avverando.

Quali sono state le misure di autotutela messe in campo per voi e i vostri pazienti ?

Innanzitutto, per ciò che riguarda le mascherine e gli altri materiali di protezione, non c’è un servizio che ce li fornisce. Dobbiamo fare il giro delle farmacie per procurarcele – gratuitamente, almeno! È stato annunciato dai media che saremo riforniti di maschere a partire da questa settimana – anche se è da adesso che siamo davvero senza – ma ho appena saputo da un collega che le farmacie sono senza scorte sufficienti di maschere e siamo già a martedi.. ed è il caso di numerosi comuni, che così non possono rifornire di mascherine i medici e i paramedici. Aspettiamo. Sappiamo anche che in alcune regioni, in certi ambulatori e in alcune sale di rianimazione, ci sono delle carenze terribili di gel disinfettante e di maschere. Per il resto, le indicazioni e le informazioni ci sono state inviate via mail, provengono dal Ministero della Salute, dalla Direzione Generale della Salute o dalle SAMI (Servizio di Aiuto Medico Iniziale, una volta dette “Studi medici di guardia”). La maggior parte delle volte sono link che ci inviano a siti dedicati al COVID19 che ci forniscono delle indicazioni precise, in particolare sull’organizzazione dello studio medico e sulle visite. Dobbiamo per esempio preparare delle tabelle orarie dedicate alla presa in carico dei pazienti potenzialmente contagiati (per evitare il sovraffollamento nelle sale d’attesa, tra le altre cose). Le indicazioni riguardano anche la presa in carico dei pazienti: c’è un grafico in funzione dei sintomi e dei criteri di gravità correlati. Il nostro ruolo si limita a decidere se il paziente deve essere ricoverato o messo in isolamento a casa, a seconda della gravità del caso. Chiaramente la gravità non corrisponde solo a dei fattori medici ma anche a dei criteri medico-sociali: l’isolamento e la precarietà per esempio.

Come procedete per prendere questa decisione? Somministrate al paziente il tampone?

Noi non abbiamo alcun accesso al tampone. Non siamo in grado di stabilire quindi se un paziente ha il virus o meno. Possiamo semplicemente valutare se dev’essere ricoverato o rimandato a casa: misurando la saturazione dell’ossigeno, la frequenza respiratoria, la febbre, la pressione. Ma non è sufficiente. Noi avremmo dovuto avere accesso a questi tamponi per testare i pazienti prima del passaggio allo stadio 3, a quel punto non servono quasi più a niente.

Inoltre, se il paziente dev’essere ricoverato o semplicemente testato, siamo obbligati a chiamare la croce rossa, che è davvero difficilmente raggiungibile, anche quando abbiamo dei casi gravi che devono essere presi in carico. Capita di passare più di un’ora a tentare di contattarli, perchè ovviamente sono con l’acqua alla gola.

Ci sono anche i SAMI, che sono dei servizi di visite d’urgenza e funzionano per comune o per raggruppamenti di comuni. Questi servizi sono essenziali, e permettono di regolare le urgenze assicurando la continuità delle cure la sera e nei week end. Per noi, la comunicazione e le informazioni, passano tramite il SAMI. Bisogna sottolineare che l’efficacia e la presenza dei SAMI varia a seconda dei territori. Vorrei anche aggiungere che oltre a non poter fare il tampone, noi a nostra volta non abbiamo diritto a sottoporcisi, e questo è assurdo. Non c’è stata alcuna campagna per il test, nè per la popolazione nè per il personale medico ! Fino a molto recentemente, anche se si presentavano i sintomi, i medici non erano testati. Se c’era solo la tosse, o si presentavano dei sintomi leggeri, non eravamo testati, quindi si continuava a lavorare. Abbiamo passato così le ultime settimane. Mi è successo personalmente quindi posso dare la mia testimonianza. Il 18 febbraio, mi sono ammalato, presentavo dei sintomi legati al virus: tosse, febbre, fatica, malessere. Ho contattato la croce rossa per farmi fare il tampone prima di tornare in studio, mi sembrava logico. Ma mi hanno detto che non è “il protocollo”, che poteva cambiare da un giorno all’altro, ma che fino a che non ero venuto in contatto con qualcuno che era stato in una zona a rischio non era utile farmi il tampone. È una mancanza di rigore.

Come organizzate le visite, come avviene la relazione con i pazienti ?

Una tendenza generale, che va nella direzione di seguire le indicazioni di massimo isolamento, è di fare le consultazioni virtuali. Ciò permette alle persone, in particolare le persone più a rischio, di non doversi spostare. Questo significa che non possiamo accogliere tutti: questo protocollo necessita che il paziente abbia un computer, ma ciò implica l’esclusione dei più precari, delle persone anziane ecc.. inoltre, i server sono già saturi, e le visite sono rese difficili, quasi impossibili, perchè il sistema salta regolarmente. L’altra soluzione è fare visite telefoniche. Non è pagato, ma molti di noi ci passano molte ore al giorno. Non so come funziona altrove, perchè i mezzi sono diversi da territorio a territorio, in termini di materiale di protezione, ma anche di strumenti. La consultazione si limita molto spesso a decidere se inviare il paziente all’ospedale, o in isolamento se è fuori dai criteri di gravità (con una mutua di 14 giorni). Il fatto di non poter testare le persone ci limita. Le visite a domicilio si fanno sono per evitare alle persone a rischio (anziane, immunodepresse..) di spostarsi e mantenerle isolate.

Avete parlato con molti pazienti al telefono, cosa pensano a questo stadio della pandemia?

Le persone non comprendono veramente ciò che sta succedendo. Chiamano anche per avere delle spiegazioni. C’è molta inquietudine, ma non paranoia. Le persone sono scrupolose, attente, e comprensive, vogliono dei consigli. Ciò che è certo, è che le visite e le chiamate non smettono di aumentare. Anche se qui in Ile de France non siamo ancora nella situazione di Mulhouse, o più in generale del Grand Est, dove i casi di covid19 sono esplosi e tutte le squadre mediche sono saturate e affaticate.

Sappiamo che in seguito ai tagli legati alle politiche di austerity, la situazione degli ospedali pubblici è catastrofica : mancanza di personale – già prima dell’epidemia – mancanza di letti, di apparecchi per l’assistenza respiratoria, e di altro materiale. Com’è la situazione per i medici di base?

Noi siamo messi meglio del personale sanitario che lavora in rianimazione, loro sono i più colpiti. Ciò detto, rispetto alla medicina generale, prima della “crisi coronavirus”, c’era già una crisi dell’accesso alle cure, in particolare nei territori in cui non vi sono presidi sanitari (che non sono solo la campagna profonda, ma anche le metropoli, le periferie). I medici di base, ossia il primo step per curarsi, sono all’oggi saturati di pazienti, dunque non ne prendono più di nuovi, e questo già da anni. Questo è dovuto al fatto che i medici che vanno in pensione non vengono sostituiti, perchè il carico e le condizioni di lavoro sono troppo pesanti. Oggi è molto difficile per molte persone trovare un medico, è pieno di gente che non ce l’ha. Nella situazione attuale, i medici di base che erano saturati devono aprire le consultazioni in accesso libero (e voglio credere che lo facciano per non sovraccaricare le urgenze!)

Avete accesso all’informazione scientifica riguardo al virus e alla sua evoluzione ?

No, non ci comunicano queste informazioni. In ogni caso, ho avuto dei riscontri da parte di ricercatori molto arrabbiati, per i tagli drastici alla ricerca, sul Coronavirus tra l’altro (la ricerca sul Coronavirus si era sviluppata in seguito all’epidemia di SARS, epidemia che ha colpito la Cina nel 2003) fatti prima da Sarkozy, in seguito da Hollande e ora da Macron. Abbiamo un vero ritardo. Avremmo potuto avere dei modelli di comportamento e di mutazione del virus più avanzati, che ci avrebbero permesso di agire di conseguenza. C’è anche molta poca trasparenza attorno al Cosiglio Scientifico che è stato riunito dal Ministero della Salute su richiesta di Macron. Sappiamo solo l’identità dei suoi membri, ma le sue decisioni non sono pubbliche. Questa opacità non riguarda solo i medici, dovrebbero essere informazioni divulgate a tutta la popolazione!

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