InfoAut
Immagine di copertina per il post

Commento post-elettorale del Comitato Nessuno Sindaco

D’altronde, in una democrazia liberale, le elezioni sono in mano alla borghesia e quest’ultima le usa a proprio vantaggio, favorendo e sfruttando le divisioni fra i compagni. Quando, poi, una democrazia liberale vota non nel pieno del suo fulgore dinamico, bensì nel pieno della sua crisi politica (coerente con la crisi del suo corrispondente economico, il capitalismo), il risultato minimo che cerca di portare a casa consiste nella sconfitta del nemico, piuttosto che in una propria affermazione.

Non ci ripeteremo: ogni sigla politica, ogni centro sociale, ogni collettivo di compagni/e ha il pieno diritto di candidarsi a qualsiasi elezione di sorta, dal Parlamento Europeo alla carica di amministratore condominiale, nella piena consapevolezza però di cosa si stia facendo. Ricordando, ad esempio, che un movimento sociale funziona in base a logiche diverse rispetto a un partito politico e che le elezioni sono il terreno convenzionale in cui si confrontano i partiti politici, non i movimenti sociali (non facciamoci ingannare dai Cinque Stelle, che non sono certo un movimento, ma un non-partito personale). I primi, infatti, ragionano secondo la logica del numero (infatti le elezioni servono a trasformare i numeri in seggi), i secondi esercitano una “pressione politica” che supplisce alla minorità numerica (che è sempre stata tale nei decenni, per i movimenti: lo era nel Sessantotto, nel Settantasette, nel Novanta, nel Duemilauno). Volenti o nolenti – e prescindendo dalla loro finalità politica – i movimenti sociali sono un’avanguardia della cittadinanza. Secondo noi, peraltro, dovrebbero essere l’avanguardia di una specifica classe sociale, ma questo è un altro discorso. Oltre a questa consapevolezza, i “candidati di movimento” dovrebbero anche ricordare come, nella storia di questo Paese, ogni volta che le grandi mobilitazioni sono andate alle urne hanno preso sonore bastonate numeriche, a meno di apparentarsi con partiti riformisti – che però puntualmente disattendevano gli accordi presi (si veda il famoso caso di Nunzio D’Erme e del Partito di Rifondazione Comunista).

Un’altra precondizione, secondo il nostro modesto parere, per la candidatura elettorale da parte di strutture politiche dell’universo antagonista consiste nell’avere una precisa progettualità politica, che non sembra essere presente nel movimento romano, non solo da oggi. Intendiamoci: è scontato – e più volte ricordato – che i movimenti romani abbiano costituito, in questi ultimi decenni, una straordinaria diga al neoliberismo imperante dopo il 1989, animando con le lotte sociali il terreno del conflitto cittadino e, soprattutto, attribuendo a migliaia di proletari, sottoproletari e di migranti la dignità dei diritti fondamentali (un tetto sotto cui dormire, solo per dirne una). Si è trattato, tendenzialmente, di quelli che vengono definiti “movimenti prefigurativi”, cioè che traggono la propria progettualità politica dalle relazioni sociali che intessono quotidianamente. In questi anni – con le inevitabili differenze che però in questa sede non analizziamo – i movimenti sociali e gli spazi occupati hanno costruito una “buona società” al loro interno (cercando di derogare dalle regole del neoliberismo), provando ad allargarla a spazi più ampi (un quartiere, un Municipio, una città), ma rifiutando ognuna di quelle che sono state definite “meta-narrazioni” e che noi continuiamo rispettosamente a chiamare “ideologie”. È mancata una progettualità più ampia che andasse oltre una sorta di “eterno presente”, ma la cosa non stupisce: veniamo da venti anni di deserto culturale e di pensiero debole, dal punto di vista teorico. Venti anni nel corso dei quali la vulgata negriana e post-negriana ha rintuzzato in un angolo interpretazioni alternative che per decenni hanno mobilitato milioni (questa volta sì: milioni!) di militanti politici. Venti anni di “esodo” con il quale si sapeva da dove si partiva, ma non si sapeva dove si arrivava. Infatti… eccoci qua.

Queste elezioni ci confermano un’idea che non ci soddisfa affatto: il movimento antagonista tende sempre più a essere letto non attraverso categorie politiche, ma diremmo quasi “sociologiche”. Si tratta infatti di un “movimento post-moderno”, cioè che sviluppa all’estremo alcune caratteristiche della modernità, arrivando a un iper-individualismo e accettando passivamente la disgregazione dei grandi aggregati.

A conferma di ciò, l’ultimo aspetto che – sempre secondo il nostro modesto parere – è mancato rispetto alle ultime “candidature di movimento”: una discussione pubblica prima, durante e dopo l’atto della candidatura. Vivere un “eterno presente” significa (anche) decidere giorno per giorno e mettere tutte le scelte sullo stesso piano, sia che si decida chi far suonare tra un mese nel posto occupato, sia che si pensi a cosa fare in sede di ballottaggio per il sindaco di Roma.Vivere un “eterno presente” significa (anche) evitare di fare un bilancio della propria esperienza (positiva o negativa che sia stata), tanto ormai è andata. Che motivo ci sarebbe di discutere pubblicamente? Certo non la possibilità di evitare futuri errori (magari fosse così semplice), sicuramente la possibilità di evitare future divisioni e incomprensioni. E’ per questo che avremmo gradito, e nel nostro piccolo ci siamo impegnati – infruttuosamente – nel costruirla, un’assemblea pubblica di confronto. Per leggere il dato elettorale, commentarlo, capire quali spazi si aprono dopo le elezioni, in quale direzioni muoverci. Capire, cioè, le future linee politiche di chi ha deciso di candidarsi e di chi ha deciso di astenersi. Non un confronto accomodante, e neanche tribunali del popolo in sedicesimi, ma solo una presa di coscienza pubblica delle proprie posizioni, senza per forza ricercare una sintesi. Gli onori di chi si candida sono tali solo se ci si confronta con gli oneri di una presa di posizione pubblica. Che questa volta sta mancando.

Concludiamo: si dice sempre, in questi casi, “ci si vede nelle lotte” (al di là di divisioni e antipatie) ed è vero, per carità. Aggiungiamo: “ci si vede dove si fa politica”, dove ci si confronta, anche aspramente, ma a testa alta e con dignità.

da votanessuno.wordpress.com

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile

L’imperialismo nel XXI secolo va configurandosi sempre più come un incessante conflitto per il controllo delle risorse naturali

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Corollario globale all’attacco in Venezuela

Dopo il rapimento in grande stile del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro si sono scatenate molte reazioni a livello globale

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Repressione di Stato e complicità con il genocidio: colpire i palestinesi per servire Israele

Riprendiamo da Osservatorio repressione Colpire i palestinesi in Italia per coprire il genocidio a Gaza. La criminalizzazione della solidarietà come arma politica al servizio israeliano. Ancora una volta lo Stato italiano colpisce le organizzazioni palestinesi presenti nel nostro Paese. Nove persone arrestate, la solita accusa di “sostegno a Hamas”, il solito copione costruito per criminalizzare […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Combattere la macchina genocidiaria!

Ripensare il due, la divisione, la rivoluzione

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Viva Askatasuna! Torino e la deindustrializzazione

Una volta chiamavano Torino la città dell’automobile.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Ancora catene da spezzare – Appunti su pratiche di libertà e ed autodifesa

Negli ultimi anni, all’interno dei movimenti transfemministi italiani ed europei, si è manifestata una dinamica preoccupante: l’uso di linguaggi e strumenti nati per la liberazione come dispositivi di delegittimazione e controllo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Nuova strategia Usa e chi non vuol capire

A proposito della nuova strategia degli Stati Uniti e le reazioni che ha suscitato

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Bulgaria: cade il governo dopo le proteste. Quali scenari?

Giovedì il primo ministro della Bulgaria Rosen Zhelyazkov ha annunciato le sue dimissioni.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’importante non è partecipare

Penso tuttavia che il punto cruciale, l’oggetto della nostra critica, debba essere la democrazia nel suo pieno sviluppo: la democrazia politica moderna.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: ancora ampie proteste in tutto il paese contro l’ICE, la polizia federale controllata da Trump

Terzo giorno consecutivo di proteste a Minneapolis, dopo l’uccisione della 37enne Renee Nicole Good, avvenuta durante un’operazione di rastrellamento condotta da agenti dell’ICE, l’agenzia anti-immigrazione.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Via libera all’accordo di libero scambio UE-Mercosur. Proteste degli agricoltori, anche in Italia

09 gennaio 2026. Milano. Dal serbatoio fuoriescono litri di latte. Siamo davanti al Pirellone, sede del consiglio regionale della Lombardia.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: nuove misure cautelari nei confronti di 13 giovani

Ieri mattina a Torino sono state recapitate 13 misure cautelari nei confronti di studenti e studentesse universitarie, ragazzi e ragazze che studiano e lavorano per fare quadrare il proprio futuro e si impegnano nelle dimensioni di lotta collettive.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Esecuzione federale a Minneapolis: l’ICE uccide, Trump approva

Una donna uccisa in pieno giorno da un agente mascherato. Le autorità federali bloccano le indagini, la propaganda riscrive i fatti, le piazze insorgono.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siamo dentro una lunga tempesta

Quanto accaduto in Venezuela conferma che l’America Latina vive una svolta storica, che non sarà breve e che colpirà i popoli più dei governi, dice Raúl Zibechi in un’intervista con Radio Alas, in Argentina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Speciale Venezuela a cura della redazione informativa di Radio Blackout

Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti lanciano un’operazione militare contro basi civili e militari a Caracas, lasciando più di 80 morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito: sciopero della fame dei detenuti per la Palestina al limite

Prigionieri per la Palestina in sciopero della fame: dopo 64 giorni di digiuno, soffrono di spasmi muscolari incontrollabili e difficoltà respiratorie