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Ultima lettera di Holger Meins

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Pubblico di seguito l’ultima lettera di Holger Meins (nomi di battaglia Starbuck), scritta dal carcere di Wittlich, dove Meins era detenuto dal 1 giugno 1972 con l’accusa di «terrorismo», la lettera fu scritta il 31 ottobre1974, 9 giorni prima di morire a causa del nutrimento forzato durante uno sciopero della fame contro le condizioni annientanti dei detenuti politici. Holger Meins era un artista, si occupava di pittura, fotografia e cinema, ma soprattutto era un guerrigliero ed un rivoluzionario e tale restò per tutta la vita. Era un bel ragazzo, alto più di un metro e novanta, al momento della sua morte (nell’immediato spacciata per un suicidio determinato dalle condizioni inumane in cui i detenuti politici erano costretti a vivere) pesava meno di 45 kg. Lo stato tedesco assassino non permise a nessun medico al di fuori del carcere di intervenire a controllare le sue condizioni, nonostante le ripetute richieste del suo avvocato, il quale già durante la prima conferenza stampa parlò senza mezzi termini di assassinio, documentando le sue affermazioni con esempi concreti, tra i quali la decisione sulla scia dell’insegnamento nazista del Ministro regionale della giustizia, Martin, di ordinare il blocco della distribuzione dell’acqua a coloro che facevano lo sciopero della fame, dichiarando che “chi non voleva mangiare non aveva diritto a bere” (decisione che provocò la cecità ad alcuni detenuti) e di ordinare il nutrimento forzato dei detenuti, per effettuare il quale il medico incaricato si servì infatti di una canula di dimensioni pari a quelle di un tubo digerente, che provocò agli imputati lesioni interne inguaribili. Fu un assassinio, così come furono assassinii le morti di Ulrike Meinhof (il 9 maggio 1974) e di Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan-Carl Raspe (il 18 ottobre 1977) nel carcere speciale di Stammheim-Stoccarda, e la responsabilità di questi delitti è della socialdemocrazia di Willy Brandt e Helmut Schmidt, cancellieri dal 1969 al 1982.

“L’unica cosa che conta è la lotta – ora, oggi, domani, che tu abbia mangiato o no. Ciò che conta è quello che tu ne fai: un balzo in avanti. Migliorare. Imparare dalle esperienze. È proprio questo che bisogna fare. Tutto il resto è merda.

La lotta continua. Ogni nuova lotta, ogni azione, ogni combattimento porta con sé espe-rienze nuove e sconosciute, ed è così che la lotta si sviluppa. Anzi si sviluppa soltanto così.

Il lato soggettivo della dialettica rivoluzione/controrivoluzione: «La cosa decisiva è saper imparare».

Attraverso la lotta per la lotta. Dalle vittorie, ma più ancora dagli errori, dagli sbanda-menti, dalle sconfitte…

Lottare, soccombere, ancora combattere, di nuovo soccombere, nuovamente combattere, e così fino alla vittoria finale – questa è la logica del popolo. (Dice il vecchio).

«Materia»: l’uomo non è altro che materia come tutte le cose. Tutto l’uomo, ciò che egli è, la sua libertà, è che la coscienza domina la materia – sé stesso e la natura esterna e soprattutto il proprio essere. La pagina di Engels: chiarissima. Ma il guerrigliero si ma-terializza nella lotta – nell’azione rivoluzionaria, e cioè: senza fine – la lotta fino alla morte e naturalmente in modo collettivo.

Ieri è passato. Un criterio, ma soprattutto una cosa concreta. Ciò che è – ora – dipende in primo luogo da te. Lo sciopero della fame è ben lontano dall’essere terminato.

E la lotta non finisce mai.

O porco o uomo

O sopravvivere ad ogni costo

O la lotta fino alla morte

O il problema o la soluzione

In mezzo non c’è nulla.

La vittoria o la morte, dicono dappertutto, ed è il linguaggio della guerriglia – anche in questa piccolissima dimensione con la vita è come con la morte: «Degli uomini (quindi noi) che si rifiutano di por fine alla lotta – o vincono o muoiono, invece di perdere o morire».

Naturalmente non so come è quando si muore o quando ne uccidono uno. Come potrei saperlo? In un attimo di verità, una mattina, un’idea mi ha attraversato la mente: allora è così (non lo sapevo ancora) e poi (davanti a un’arma puntata esattamente tra gli occhi): va bene, si tratta di questo. In ogni caso dalla parte giusta. In fin dei conti tutti muoiono. La questione è solo come, e come tu hai vissuto, e la cosa è del tutto chiara: combattendo contro i porci in quanto uomo per la liberazione dell’uomo: come rivoluzionario, nella lotta – con tutto l’amore per la vita: disprezzando la morte. Questo è per me servire il popolo – la RAF“.

Fonte : madaleinarobinblog

Guarda “Margrit Schiller über Holger Meins“:

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pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

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