InfoAut
Immagine di copertina per il post

Settembre nero alle Olimpiadi di Monaco

||||
||||

All’alba del 5 settembre 1972, a Monaco di Baviera sono in corso le ventesime Olimpiadi, un commando di fedayn (in arabo: uomini di sacrificio) irrompe nel villaggio olimpico e sequestra undici atleti israeliani.

Dopo venti ore di estenuanti trattative l’azione si conclude tragicamente all’aeroporto di Furstenfeldbruck dove muoiono cinque sequestratori, due uomini delle forze dell’ordine e tutti gli ostaggi. Sono i Giochi Olimpici più tragici e drammatici della storia. Dalla strage di Monaco nasce un’incredibile vendetta pianificata, voluta e organizzata dal servizio segreto israeliano il Mossad su preciso ordine di Golda Meir. Viene istituita una squadra top secret, nome in codice “Comitato X” con il compito di rintracciare, stanare e uccidere tutti i mandanti, i finanziatori e gli organizzatori di quel massacro. È la lista di Golda che seminerà morte per anni in Europa e anche in Medio Oriente. Le drammatiche testimonianze di Abu Daud, l’ultimo fedayn del comando di Monaco sopravvissuto alla vendetta e di Ilana Romano, moglie di Joseph Romano, campione di sollevamento pesi, una delle prime vittime dell’attacco terrorista in quel tragico settembre del 1972 a Monaco. Wael Abdel Zwaiter è un poeta palestinese di 38 anni. È esule a Roma dove rappresenta l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Per vivere lavora come traduttore presso l’ambasciata libica di Via Nomentana. La sera del 16 ottobre 1972 fa tardi al lavoro. Sono passate da poco le 22 quando si avvia, a piedi, verso la vicina Piazza Annibaliano dove abita. Pochi minuti e raggiunge il portone del palazzo. Entra e chiama l’ascensore. E’ un attimo. Dalla penombra sbucano due uomini. Zwaiter non fa neanche in tempo a reagire. Viene freddato da undici colpi esplosi da una Beretta calibro 9. Undici colpi. I suoi assassini non hanno sparato a caso. Undici sono gli atleti della nazionale olimpica israeliana morti a Monaco un mese prima durante il raid dei terroristi palestinesi di “Settembre Nero”. I servizi segreti israeliani ritengono Zwaiter un esponente dell’organizzazione terrorista. Il suo nome è il primo di una lunga lista. 5 settembre 1972, a Monaco di Baviera sono in corso le ventesime Olimpiadi. All’alba un commando di otto fedayn irrompe nel villaggio olimpico e sequestra undici atleti israeliani. Joseph Romano, campione di sollevamento pesi e Moshe Weinberg, allenatore di lotta vengono subito uccisi mentre tentano di reagire ai terroristi. Dopo venti ore di estenuanti trattative l’azione si conclude tragicamente all’aeroporto di Furstenfeldbruck dove muoiono cinque sequestratori, due uomini delle forze dell’ordine e tutti gli ostaggi. Sono i Giochi Olimpici più tragici e drammatici della storia.

La Palestina era stata esclusa dalla partecipazione ai giochi, poiché non rappresentava uno stato sovrano. Un gruppo di guerriglieri di Settembre Nero decise però di partecipare in un altro modo e far conoscere al mondo la questione nazionale dei palestinesi con un’azione terroristica spettacolare e clamorosa. Abu Daud, l’ultimo superstite del nucleo organizzativo di Monaco, ricorda le circostanze in cui fu ideata l’azione: ‘L’idea mi venne a Roma. Vi spiego come: premetto che a me delle olimpiadi non interessava nulla. A Roma però all’epoca c’eraMuhammad al-Umari che aveva un incarico diplomatico in Italia. Fu lui ad annunciarmi la notizia che la richiesta palestinese di partecipare alle olimpiadi era stata respinta dal comitato olimpico perché non eravamo uno Stato. Noi decidemmo di partecipare lo stesso a modo nostro, in modo particolare. Andammo a Beirut a incontrare Abu Iyad e gli dicemmo che c’era la possibilità concreta di spostarci da Roma a Monaco. Lo rassicurammo che non ci sarebbe stato alcun spargimento di sangue per questa operazione e che l’obiettivo era quello di liberare i nostri prigionieri in Cisgiordania. Assicurammo che avremmo sparato solo per legittima difesa, se attaccati dal nemico. Non c’era da parte nostra alcuna intenzione di uccidere’ .

Che cosa è Settembre Nero’

Settembre Nero nasce nel 1970 e prende il nome dalla violenta repressione scatenata da re Hussein di Giordania contro i palestinesi proprio nel settembre del 1970. Dalla fine della Guerra dei Sei Giorni (1967) la capitale giordana Amman era la sede del quartier generale di Fatah, la frangia militare dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con a capo Yasser Arafat. Dal senso di sconfitta ed emarginazione scaturito da quegli eventi si fa strada, in alcune frange dell’organizzazione palestinese, la ferma volontà di far sentire al mondo la propria voce. Nasce Settembre Nero. La prima operazione in cui questo nome viene usato è proprio un? azione di rappresaglia contro la Giordania: l’assassinio del primo ministro giordano Wasfi Tel nel 1971 al Cairo. Ma l’azione più nota del gruppo è proprio il sequestro degli atleti israeliani a Monaco. Settembre Nero prepara l’azione nei minimi particolari collegandosi anche ai terroristi tedeschi della RAF (Rote ArmeeFraktion) che procura armi e informazioni logistiche al commando palestinese. Tra le condizioni per il rilascio degli atleti israeliani c’è, oltre alla liberazione di 234 detenuti nelle carceri d’Israele, anche il rilascio di due noti capi della RAF (Ulrike Meinhof e Andreas Baader, arrestati dalla polizia tedesca nel giugno di quell’anno) e tre aerei per essere trasportati con gli ostaggi in una destinazione sicura.

La reazione israeliana: la lista di Golda

L’esercito israeliano reagisce immediatamente con una serie di raid aerei sui campi palestinesi in Siria e Libano che provocano decine di morti e feriti. Ma non basta. Il 12 settembre del 1972, il primo ministro Golda Meirprende la parola nella Knesset, il parlamento israeliano e annuncia : “Non abbiamo altra scelta se non quella di colpire le organizzazioni terroristiche ovunque siamo in grado di farlo, è un dovere che abbiamo verso noi stessi e verso la pace e assolveremo a questo dovere in modo inflessibile”. Dalla strage di Monaco nasce una vendetta pianificata, voluta e organizzata dal servizio segreto israeliano, il Mossad, su preciso ordine di GoldaMeir. Viene istituita una squadra top secret, nome in codice “Comitato X”, con il compito di rintracciare, stanare e uccidere tutti i mandanti, i finanziatori e gli organizzatori di quel massacro. È la lista di Golda, che seminerà morte per anni in Europa e anche in Medio Oriente.

Sulla lista ci sono dodici terroristi: il primo è Zwaiter colpito a Roma il 16 ottobre. Il 29 ottobre dello stesso anno un comando palestinese dirotta un aereo della Lufthansa, chiedendo e ottenendo la liberazione dei tre guerriglieri di Monaco detenuti in Germania. Israele parla di ‘resa tedesca al ricatto dei terroristi’; è una conferma ulteriore che bisogna farsi giustizia da soli. A dicembre viene colpito a Parigi Mahmud Hamshari, rappresentante dell’OLP in Francia, ferito gravemente da una bomba piazzata all’interno dell’apparecchio telefonico nel suo appartamento. Ricoverato in ospedale, morirà un mese dopo.

Il 24 gennaio 1973, viene ucciso a Nicosia Abed Al Chir,contatto dell’Olp con i sovietici e il Kgb. Muore nell’esplosione di una bomba piazzata sotto il materasso. Il 6 aprile, ancora a Parigi è la volta di Basil Al Kubaisi, professore universitario di legge, freddato mentre esce da un caffè, con undici colpi di pistola come Zweiter. Sulla lista di Golda ci sono anche obiettivi che si nascondono in alcuni paesi del Medio Oriente, tradizionali nemici d’Israele: Siria e Libano. Con un’azione coordinata tra il Mossad e le unità speciali dell’esercito israeliano, il 10 aprile 1973 ha inizio l’operazione “Primavera della Giovinezza”. Una squadra speciale al comando di EhudBarak, futuro primo ministro israeliano, penetra a Beirut in Libano. I militari si travestono da turisti e riescono ad eliminare tre attivisti di Settembre Nero: Yusuf Najar, numero tre dell’OLP, uno degli architetti di Monaco,Kemal Adwan, leader di Settembre Nero e Kamal Nasser un portavoce dell’OLP. Nella sparatoria rimangono uccise alcune persone innocenti. Pochi giorni dopo, il 12 aprile ad Atene, viene rintracciato un altro componente del commando di Monaco: Abu Ziad. Una bomba al plastico sotto il letto lo uccide.

L’errore di Lillehammer

Il comitato X è ora sulle tracce di Ali Hassan Salameh, il principe rosso, uno dei principali organizzatori di Monaco, capo delle operazioni di Settembre Nero. Le tracce in possesso del Mossad lo individuano in Norvegia, in una piccola cittadina chiamata Lillehammer. Sarà un tragico errore. Uccidono un cameriere marocchino, Ahmed Bouchikhi, che ha l’unica colpa di assomigliare a Salameh; è il luglio del 1973. La polizia norvegese arresta sei agenti del Mossad coinvolti nell’attentato. La comunità internazionale reagisce, per Israele è un momento difficile. Golda Meir richiama gli agenti del Mossad, poi nell’aprile del 1974 lascia la carica di primo ministro. Golda Meir morirà quattro anni dopo all’età di ottant’anni. Ma la lista di Golda non si fermerà. Ali Hassan Salameh, l’obiettivo principale degli israeliani, fin dall’inizio, verrà ucciso con un autobomba a Beirut il 22 gennaio del 1979.

Nel 1988 un altro nome viene cancellato dalla lista di Golda: Abu Jihad, ucciso a Tunisi. La maggior parte dei terroristi è stata eliminata dal Mossad, con due eccezioni : Abu Daud che vive ad Amman e Abu Iyad, il capo di Settembre Nero, che verrà assassinato dal suo rivale palestinese Abu Nidal, nel gennaio del 1991 a Tunisi. Abu Daoud rimane l’unico sopravvissuto dei diretti responsabili di Monaco.

Guarda “Il massacro di Monaco – OVO“:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Val di Cornia: una manifestazione a Suvereto per difendere i terreni agricoli da Terna e maxi progetti speculativi

Venerdì 3 luglio è stato organizzato un corteo per il paese e i campi intorno a Suvereto (Li) per ribadire un messaggio semplice, come viene riportato dal comunicato del Comitato Terre Val di Cornia: “la transizione ecologica non può diventare il pretesto per nuove speculazioni sul territorio”.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Il fortino più costoso di Torino

In questi giorni il sindacato di Polizia Siap ha diffuso a mezzo stampa i numeri di quanto costa mantenere militarizzato il centro sociale Askatasuna e le vie limitrofe: 5 milioni e mezzo spesi in 6 mesi. Quasi un milione al mese.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Sull’ennesimo rogo nell’area industriale di Lamezia

L’ennesimo rogo che colpisce l’area industriale di Lamezia non è un incidente da archiviare come una tragica fatalità.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Bernini: una nuova riforma per legalizzare il clientelismo in università?

L’ennesima proposta di legge è stata avanzata dalla ministra Bernini. La cosiddetta “Riforma sul reclutamento universitario” andrà presto in discussione alla Camera e affronterà questioni legate alle procedure concorsuali.

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

Su mondiali, razzismo, remigrazione e identità. Il contributo di Immigrital.

Questi giorni, come ogni competizione internazionale, si intensificano i tentativi di dirci chi siamo e dove dovremmo stare. A partire dall’essenzialismo razzista che sta provando a normalizzare l’idea della remigrazione in tutto il mondo.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Faida: alcune tesi sulla crisi (definitiva?) della Lega-Parte 2

In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Seano (Prato): sgombero poliziesco del picchetto operaio alla acca. Domenica 5 luglio nuova mobilitazione di piazza.

Lotte operaie. Sgombero poliziesco all’alba di oggi, venerdì 3 luglio 2026, del picchetto alla Acca di Seano, Prato, azienda di consegna pronto moda in tutta Europa che ha annunciato la chiusura, lasciando a casa 100 lavoratori. Dal 20 giugno è in corso un presidio-picchetto no stop, con Sudd Cobas, per impedire che l’attività continui come nulla fosse, mentre 100 lavoratori –migranti – sono sull’orlo del licenziamento. Una lotta dura, passata anche dal pestaggio di massa di qualche giorno fa, con un nugolo di padroncini arrivati ad hoc a Seano per caricare il picchetto, facendo alcuni feriti persino tra i poliziotti.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve

La Procura di Torino, tramite l’indagine guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco Basoccu.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Politiche energetiche?

Pubblichiamo queste note inviateci dal nostro esperto e collaboratore Angelo Tartaglia, fisico. E’ utile leggerle in parallelo all’intervista pubblicata con il titolo Make your money work for you: ecco il reale obiettivo della transizione energetica in quanto approfondisce il tema della fattibilità di una transizione energetica che sia giusta, popolare e autonoma.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

27 giugno e 3 luglio 2011: 15 anni di lotta e di resistenza

Ci sono date che non appartengono al passato. Date che, ogni anno, tornano a ricordarci non soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che siamo ancora chiamati a fare. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 sono due di queste.