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Genova la battaglia “No-global”

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Lungi da noi la volontà di riproporre una cronaca dettagliata degli avvenimenti ci interessa pero ricordare alcuni tratti salienti che hanno caratterizzato socialmente e politicamente le giornate memorabili di Genova 2001.

Dall’inizio della settimana incominciano ad affluire a Genova le persone che intendono partecipare ed essere protagoniste dell’evento. In un primo momento ci si dedica ad affrontare i problemi logistici e organizzativi che non sono pochi come collocare e come gestire la presenza di decine di migliaia di persone. la città di Genova aveva concesso alcuni spazi che si mostrarono comunque insufficienti. A partire da martedì incominciano a svolgersi gli appuntamenti calendarizzati si trattava soprattutto di eventi musicali, incontri e momenti di dibattito che avvenivano nella forma assembleare o seminariale. A questi parteciparono anche numerose associazioni e personaggi anche stranieri, che in qualche modo vogliono contribuire un discorso contro il liberismo è in opposizione al vertice programmato. Contemporaneamente incomincia da parte delle forze dell’ordine e delle istituzioni la separazione degli spazi della città è la costruzione della zona rossa. Le forze di polizia dispiegano il dispositivo che militarizza l’intero territorio. Sono decine di migliaia i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri e gli agenti dei servizi impegnati. Nella città ligure si intensificano i controlli alle autostrade alle stazioni e all’aeroporto. dalla giornata di mercoledì diventa operante il blocco della città.

Il social forum di Genoa aveva stabilito che dovevano svolgersi 3 giornate di mobilitazione: la prima giovedì prevedeva un corteo dei migranti, si voleva sottolineare l’influenza delle scelte del neoliberismo sullo spostamento di grosse masse di persone che erano costrette ad abbandonare i territori in cui erano nati in cui erano vissuti a causa delle scelte economiche di depauperare vaste zone del cosiddetto terzo mondo soprattutto in Africa, America Latina manca e Asia.

La giornata di venerdì 20 era dedicata alle Piazze tematiche, per questo erano stati fissati dei punti di ritrovo all’interno dei quali le diverse componenti avrebbero espresso le loro posizioni e costruito forme di lotta in contrapposizione ai lavori del vertice. Quella era anche la giornata scelta per le iniziative che in qualche modo dovevano rappresentare la violazione delle imposizioni poliziesche. Sabato doveva prevedere invece la partecipazione più ampia con il corteo internazionale che doveva raccogliere tutte le componenti confluite a Genova per esprimere la contestazione e la contrapposizione alle decisioni attuate dal vertice degli otto grandi della Terra.

Giovedì vede una partecipazione di massa imprevista al corteo degli immigrati, decine di migliaia di persone confluiscono nella manifestazione grandiosa per slancio e partecipazione pacifica.

Colpisce il modo di fluire dei partecipanti completamente spontaneo non raggruppato in spezzoni distintivi di posizione o di appartenenza. Si trattava di un fluire continuo di persone che percorrevano la città seguendo itinerario stabilito fino a raggiungere il lungo mare. Si comprese immediatamente che la partecipazione di massa e la spontaneità sarebbe stata la cifra che avrebbe caratterizzato anche le altre giornate.

Venerdì giorno delle piazze tematiche. Sì comprese subito già dal mattino che sarebbe stata una giornata conflittuale. Nei giorni precedenti numerosi partecipanti raccolti in piccoli gruppi avevano cercato di contestare e di violare simbolicamente la zona rossa, nella notte tra mercoledì e giovedì chi gestiva l’ordine pubblico della città decise di rafforzare il dispositivo predisponendo lungo tutto il percorso tutto il perimetro che definiva la zona rossa un ulteriore rafforzamento degli sbarramenti con il posizionamento di container che sostanzialmente costruivano un muro artificiale invalicabile che divideva la città in due. Completamente controllate e gestite alle forze dell’ordine le porte di entrata e di uscita che dovevano permettere ai residenti di spostarsi. Il resto del territorio fu completamente militarizzato.

Numerosi gruppi anche consistenti si avvicinavano alla alle barriere in qualche modo esprimevano il loro dissenso. In questa guerriglia virtuale, anche con performance significative, erano attivi soprattutto i componenti dei gruppi alternativi come i Pink che poi confluirono anche all’interno delle manifestazioni che si allargavano all’interno della città non presidiata.

Nella tarda mattinata comincia un affluire, dai luoghi in cui si erano insediati le masse di manifestanti, che volevano partecipare alle piazze tematiche in particolare i network antagonisti che con i COBAS si radunano nei pressi di piazza Da Novi, dopo poco si unisce il corteo che si era formato raggruppando il blocco nero. Si forma così uno spezzone consistente e gli antagonisti (autonomi, internazionalisti e anarco-libertari) incominciarono a muoversi all’interno della città. È una componente numerosissima composta soprattutto da giovani che muovendosi sanziona i simboli del neoliberismo, si incominciò distruggendo alcune vetrine di banche, filiali di Assicurazioni sedi di multinazionali o di imprese. il corteo tenta di snodarsi nella città fino a che intervennero nutriti plotoni delle forze dell’ordine che con l’uso di lacrimogeni e di cariche tentarono di disperderlo. A questo punto i manifestanti incominciarono a fare uso di sassaiole e bottiglie molotov. La polizia sorpresa dalla risposta continuo con cariche di alleggerimento spingendo il corteo fino a quando a un certo punto riuscì a spezzarlo dividendo le sue componenti in due parti una di queste in cui erano presenti soprattutto esponenti e le forze organizzate dai Cobas e dai sindacati di base fu spinto e seguito verso il mare, altri gruppi sparpagliandosi e riunendosi ripetutamente continuarono a percorrere le vie cittadine proseguendo l’opera di attacco dei simboli capitalistici. In questo percorso fu toccato anche il carcere di Marassi e qui ci fu l’attacco con la rottura dei vetri e il tentativo, con incendio, di sfondare il portone principale poi il corteo si diresse nuovamente all’interno della città.

La divisione in gruppi impediva alla polizia di costruire un efficiente controllo della situazione, a più riprese furono bersagliati mezzi delle forze dell’ordine e piccoli plotoni rimasti isolati. In molte strade furono erette barricate con l’utilizzo di macchine presenti, di cassonetti e di altri suppellettili urbani che venivano rimossi e incendiati. già nella mattina e nel primo pomeriggio si verificarono fatti significativi, più di una volta furono presi di mira blindati delle forze dell’ordine E in almeno due occasioni questi furono fermati, circondati e furono assaltati dai manifestanti: successe che gli appartenenti della polizia trovandosi isolati decisero immediatamente di abbandonare i mezzi e di scappare velocemente a piedi inseguiti, ma senza molta determinazione dai manifestanti presenti.

Questa forma di conflitto prosegui e si estese in molti quartieri e durò ore.

Nel frattempo le Tute Bianche decisero di anticipare la partenza del loro spezzone. Anche perché sempre più era diventato evidente che la giornata stava prendendo una piega diversa da quella prevista.

Il loro spezzone molto consistente organizzato scenicamente incominciò a sfilare scendendo dallo stadio e percorrendo una direttiva che portava a imboccare via Tolemaide. Il corteo si trova a percorrere vie in cui erano presenti carcasse di barricate, macchine che ancora bruciavano.

La tensione cominciò a salire fino a quando un consistente gruppo di carabinieri improvvisamente caricò la testa del corteo dei disobbedienti. Questo sconvolse lo spezzone perché gli organizzatori avevano concordato un “impatto” formale in un altro luogo nella città.

La testa del corteo dei disobbedienti non resse all’impatto con le cariche dei Carabinieri si sfaldò e incominciarono ad arretrare sempre su via Tolemaide. Tuttavia a più riprese le cariche continuarlo. A questo punto tutte le componenti e tutti i manifestanti presenti nella città compresi i giovani del blocco nero confluirono e risposero alle cariche della polizia e delle forze dell’ordine. Emerse così una forte rabbia di massa che spontaneamente contrastando l’avanzata dei plotoni, rispondendo ai caroselli dei blindati e dei mezzi anfibi portati in piazza dalla polizia, contrapponendosi al lancio d’acqua degli idranti e dei lacrimogeni che nel frattempo erano incominciati anche a piovere dal cielo lanciati da elicotteri della polizia. Il movimento spontaneo resistette più di un’ora in via Tolemaide e nelle vie intorno. Gli scontri furono violentissimi la contrapposizione molto massificata. Si vedevano momenti in cui i manifestanti arretravano, in altre situazioni i manifestanti avanzavano mettendo in seria difficoltà le forze dell’ordine che alcune volte erano costrette anche a arretrare per non dire ad abbandonare il terreno, in questo susseguirsi di andata e ritorno si produsse quello che poi portò ai fatti di Piazza Alimonda un plotone di carabinieri fu messo in fuga dai manifestanti due mezzi dei carabinieri rimasero fermi e isolati, un carabiniere sparò e uccise Carlo Giuliani.

Quando si diffuse la notizia che è un ragazzo era stato ammazzato colpito da un proiettile crebbe lo sgomento e la rabbia, continuano gli scontri e le contrapposizioni fino al tardo pomeriggio mentre nel frattempo lo spezzone dei disobbedienti decide di arretrare e di ritornare allo stadio Carlini.

Non è importante tanto scendere al dettaglio dei fatti accaduti già ampiamente descritti e analizzati da altri. Quello che va sottolineato è che in questa giornata si espresse una conflittualità altissima una conflittualità data dalla partecipazione spontanea di massa di decine di migliaia di giovani che erano conflitti a Genova è che indipendentemente dalle formazioni ideologiche di appartenenza decisero di contare e di rispondere alle cariche delle forze dell’ordine e di non scappare. La situazione era ormai uscita dal controllo sia nella polizia sia degli organizzatori della protesta.

La valenza politica di questa protesta fu significativa perché mise in luce come una forte disponibilità antagonista e antistituzionale stava prevalendo all’interno del movimento no global.

La giornata di sabato, 21 luglio, vide una immensa partecipazione, sicuramente alla manifestazione parteciparono più di centomila persone confluite da tutta Italia.

Si ripropose scontri importanti in risposta alle provocazioni e alla militarizzazione delle forze dell’ordine, ma gli effetti di questi contrasti furono meno nefasti. La polizia non decise di ripetere le cariche del giorno precedente, grazie anche all’ immensa partecipazione di massa e al fatto che le forze dell’ordine non poterono che contenere e contrastare anche da lontano i gruppi che si contrapponevano e che agivano violentemente all’interno è la città. Si continuò ad utilizzare gli elicotteri per gasare i manifestanti, numerosi furono i pestaggi operati nei confronti di partecipanti inermi alla manifestazione la polizia cominciò così a vendicarsi del fatto che le era stato impedito. Il controllo e l’esercizio dell’ordine pubblico all’interno della città non metallizzata dalla zona rossa.

La cronaca ci consegna l’incredibile volontà di vendetta delle istituzioni “democratiche” nei confronti dei manifestanti che si erano fermati a dormire nella scuola Diaz e quanto avvenne nel carcere di Bolzaneto. Tuttavia quello che è prevalso in quelle giornate è la forza spontanea di massa che ha saputo esprimere comportamenti consapevoli di resistenza di antistituzionalità e anticapitalisti.

Guarda “Genova 2001: un momento in cui non si poteva non esserci”:

Sfoglia “Interrogatorio di Massimo Guido e Richiesta proroga termine indagini preliminari“:

Guarda “G8 20.07.01 – L’uccisione di Carlo Giuliani in piazza Alimonda 3“:

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