InfoAut
Immagine di copertina per il post

Liberazione di due partigiani

||||

Casciano di Murlo, liberazione di due partigiani catturati dai fascisti.

A scrivere è ” Serpente “, il sottotenente lucano Pasquale Plantera, caposquadra partigiano della Brigata ” Spartaco Lavagnini ”, comunista.

… ‘’Viro’’ mi comunicò che il Comando aveva deciso che io partissi immediatamente con una trentina di uomini alla volta di Casciano per tentare di liberare due nostri partigiani arrestati, prima dell’alba, da una pattuglia della G.N.R. di Vescovado. Occorreva agire con la massima celerità poiché i due prigionieri potevano, da un momento all’altro, essere trasferiti altrove. Dopo l’azione non avremmo dovuto riprendere la strada per Pian di Rocca e Pian dei Pescini, ma andare verso la Merse, attraversarla e montare sui poggi di Pornella che si elevano col loro verde cupo tra Brenna ed Orgia.

Mi precipitai a Casa Belvedere e, dopo brevissimo tempo, da quella località ebbe inizio la marcia verso Casciano. Eravamo circa 30 armati, per la maggior parte, di armi automatiche, tra cui cinque fucili mitragliatori ‘’Bren’’ ed una mitragliatrice ‘’Breda 27” caricata su di un mulo.

Casciano, l’antico Cassiano di Vescovado, è una piccola borgata del Comune di Murlo. Sono poche case raggruppate su di un poggio tutto circondato da fitte boscaglie di lecci, albatri, querciaioli e lontano solo una decina di chilometri da Pian di Rocca a cui è unito con una strada carrozzabile. Marciammo proprio lungo quella strada, adottando le dovute misure di sicurezza: un boscaiolo, Artemio Rabazzi, appartenente al Comitato di Liberazione del posto, ci faceva da battistrada.

Non è certamente buona norma della guerra partigiana marciare lungo le rotabili e specialmente di giorno, ma in quel caso dovemmo rinunciare a passare attraverso i boschi data la necessità di giungere a Casciano il più presto possibile.

La giornata era piuttosto calda. Dopo pochi chilometri il sudore cominciò a inzuppare i nostri vestiti inzaccherati dal fango dei sentieri e mezzi stracciati dai rovi e dai prunalbi di boscaglie.

Intanto dai casolari non lontani dalla strada la gente si accorgeva del nostro passaggio e ci correva incontro. Erano uomini, donne, fanciulli: tutti volevano vederci da vicino. Essi avevano già altre volte visto i partigiani; ma quasi sempre alla timida luce di una lucerna e come fuggevoli ombre nella notte. Ora potevano conoscerli meglio alla luce del sole, di un sole che in quella giornata di maggio brillava meravigliosamente e come una fiamma faceva splendere i fazzoletti rossi che portavamo al collo. Tutti volevano guardarci negli occhi e abbracciarci e volevano anche che ci fermassimo a mangiare il loro pane e bere il loro vino. Spesso sentimmo gridare ‘’ Viva i Partigiani ’’ !

Alcuni contadini, trascinati dall’entusiasmo, presero i fucili da caccia e si unirono a noi, anche un vecchio, ricordo, si armò di forcone e volle per forza seguirci.

Trafelati, in un bagno di sudore e con la bava alla bocca, arrivammo a Casa del Poggio, nelle vicinanze di Casciano. Là, senza perdere un attimo, feci buttare giù dal mulo la mitragliatrice e con altri due fucili mitragliatori formai tre gruppi di quattro uomini ciascuno che mandai immediatamente a bloccare le tre strade di accesso al paese. Appena fui sicuro che le tre armi automatiche erano già in postazione decisi di entrare di corsa in Casciano col rimanente dei partigiani, suddivisi in due squadre alle quali avevo assegnato due diversi itinerari.

Certe situazioni vanno affrontate a viso aperto e soprattutto con rapidità ed audacia.

Io comandavo la squadra che aveva il compito di piombare alle scuole e liberare i due partigiani, là tenuti prigionieri. L’altra, affidata a ‘’Paolo’’, doveva rendere subito inefficiente il telefono e neutralizzare la reazione dei fascisti che eventualmente si fossero trovati in giro per il paese.

Già poco prima, nel passare da Montepescini, ‘’Paolo’’ ed altri tre partigiani avevano fatto una corsa alla fattoria per interrompere il telefono. Il fattore si era affrettato a staccare il filo, ma ‘’Paolo’’, non ritenendo tale azione sufficiente, col calcio del moschetto aveva fracassato tutto l’apparecchio.

Il 20 maggio c’è sempre molta gente a Casciano, essendo giorno di fiera. Ma allora, cioè il 20 maggio del 1944, ve n’era più degli altri anni.

La notizia della cattura dei due partigiani si era subito diffusa ed immediatamente dalle borgate e dai casolari dei poggi vicini uomini e donne, in gran numero, si erano incamminati alla volta di Casciano con la speranza di poter fare qualcosa per impedire che i due prigionieri venissero tradotti a Siena dove certamente sarebbero stati fucilati.

Già nelle prime ore del mattino, per ben tre volte, le popolane Ernesta Meiarini e Annunziata Cortonesi, alla testa di un numeroso gruppo di donne, si erano portate sotto l’edificio delle scuole chiedendo a gran voce la liberazione dei due giovani.

Il brigadiere Massaiu, che durante le prime due dimostrazioni si era d affacciato ad una finestra col fucile spianato sulla folla minacciando di far fuoco, alla terza non aveva esitato a lasciar partire alcuni colpi dalla sua arma. Subito dopo, accompagnato da un carabiniere, aveva lasciato le scuole per informare il Comando della Milizia di Siena dell’arroventata situazione di Casciano, sollecitando ancora una volta il trasferimento dei prigionieri.

A questo punto le due squadre della brigata ‘’Lavagnini’’ irrompevano nel paese. La gente attendeva il nostro arrivo da un momento all’altro: tutti erano convinti che non avremmo abbandonato alla loro sorte i due sfortunati compagni. La nostra apparizione fu seguita da un grido generale di evviva, quasi a significare la fine di un’ansia e di un’apprensione che in quel mattino avevano tenuto col cuore sospeso il popolo di Casciano.

Donne e uomini con grande animazione ci vennero incontro, pronti a darci il loro aiuto e vollero affiancarsi a noi diretti alle scuole. Vi giungemmo proprio quando echeggiavano poco lontano alcune fucilate; anche questa volta era stato il brigadiere Massaiu a sparare. Accortosi dell’arrivo dei partigiani si era rifugiato in una casa e da una finestra, col moschetto, aveva aperto il fuoco all’improvviso sugli uomini della squadra di ‘’Paolo’’. Datosi poi alla fuga, fu presto raggiunto ed acciuffato insieme al carabiniere che l’aveva seguito e che però non aveva fatto uso delle armi.

Intanto anche dalle finestre delle scuole partivano alcune fucilate; sparavano i militi rimasti a guardia dei prigionieri.

A gran voce chiesi la resa immediata. Dopo aver atteso qualche minuto ordinai alla mia squadra di aprire il fuoco a solo scopo intimidatorio, in quanto non si poteva sparare contro le finestre per il pericolo di colpire i nostri stessi compagni.

Il fuoco eccitò la folla che, ad un certo momento spinta da un irrefrenabile impulso, irruppe nell’edificio scolastico. Dei militi qualcuno si arrese, altri tentarono la fuga buttandosi dalle finestre, però vennero catturati e fatti prigionieri. I due partigiani arrestati, ‘’ Il Piccino’’ (Altero Cortonesi) e ‘’Gino’’ (Renato Masi), poterono tornare in mezzo a noi.

L’azione ormai poteva considerarsi conclusa. Non ci restava che riprendere la via dei boschi e dileguarsi.

In pochi minuti tornarono alle nostre file tutti i partigiani che avevano costituito i tre posti di blocco e già ci apprestavamo a filar via quando sulla rotabile, proveniente dalle Ville di Corsano, apparve una macchina tipo 1100 nera che veniva verso Casciano. Prontamente ci buttammo ai lati della strada aspettandola, ma era ancora ala distanza di oltre 200 metri che il partigiano ‘’Sicilia’’, senza ricevere alcun ordine. Fece fuoco contro di essa lasciando partire una raffica col parabellum Sten, il cui tiro può considerarsi efficace non oltre gli 80-90 metri.

La macchina si arrestò di colpo e ne vedemmo saltar giù alcuni militi che fecero in tempo a sparire dietro una casa prima di che aprissero il fuoco due nostri fucili mitragliatori Bren. Circa sessanta cartucce, cioè quante ne contengono due caricatori, vennero esplose contro la 1100 che fu resa inservibile: era la macchina inviata dal Comando della Milizia di Siena per prelevare i due partigiani arrestati.

(…) In breve riprendemmo la formazione di marcia e, adottando le dovute misure di sicurezza, ci incamminammo verso Pornella (…) dove giungemmo mentre si spengeva la luce del giorno e con essa l’eco delle ultime fucilate tirate all’impazzata, per tutto il pomeriggio, nell’abitato di Casciano da un centinaio di militi fascisti giunti colà dopo appena qualche ora dalla nostra partenza.

Anche quel giorno i fascisti colsero l’occasione per mostrare il loro eroismo ! Minacce, arresti di povera gente, cose alle quali va aggiunta la rapina da essi compiuta alla Tagliata, in casa di due poveri vecchi ai quali portarono via una decina di chilogrammi di formaggio, frutto di lavoro e di sacrificio.

I fatti di Casciano portarono alla fucilazione del brigadiere Massaiu e di due militi presi prigionieri. Essa non va considerata quale vendetta o rappresaglia, ma come compimento di una dura necessità imposta dalle particolari esigenze della guerra partigiana dove la parola prigioniero difficilmente può avere senso. Come potevano tenere della gente prigioniera coloro che non avevano a disposizione campi di concentramento o carceri e, per di più, erano continuamente braccati dai nazifascisti e perciò costretti a spostarsi e molte volte a disperdersi per poi riunirsi secondo le norme dell’agile ed insidiosa guerra partigiana ?

‘’I partigiani – sono le testuali parole del Comandante garibaldino Pietro Secchia – non disponevano né di prigioni né di fortezze, né di territori liberati stabilmente. Non si può pretendere che in una guerra per la vita e per la morte, in una guerra in cui ci si batteva con ogni mezzo per conquistare al nostro Paese la libertà, i partigiani si limitassero a tenere prigionieri i nemici, le spie e i traditori catturati (…) quando il nemico passava per le armi ogni partigiano che cadeva nelle sue mani …’’ (dal discorso tenuto ad Abbadia S.Salvatore il 17 febbraio 1957).

Guarda “Funerale Vanda Bianchi, partigiana “Sonia” – L’Internazionale di Fortini”:

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Storia di Classedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Culture

Guerra. Per una nuova antropologia politica

l volume di Silvano Cacciari si apre facendo riferimento a opere cinematografiche che hanno saputo mostrare come sia cambiata la guerra rispetto a come la si era conosciuta e messa in scena in passato. Se Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola aveva saputo mostrare una guerra ormai indirizzata ad autoalimentarsi priva di scopo e indipendente dalle forze che si proponevano di controllarla, più recentemente il film russo Best in Hell (2022) di Andrey Batov, prodotto dai mercenari del Gruppo Wagner, ha evidenziato lo stato di assoluta incontrollabilità raggiunto dalla guerra. «La grammatica delle immagini della guerra contemporanea, dai film strutturati all’universo di video postati sui social, propone un processo di significazione della crisi radicale del télos, della finalità politica che Clausewitz poneva a fondamento della razionalità bellica»

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Torino-Cuba 26

Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana, per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai strangolata
dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

L’inganno nucleare torna in auge: ma quale sovranità energetica?

In queste settimane di escalation bellica a livello globale fa capolino la malaugurata idea di intervenire sulle conseguenze della crisi energetica facendo ricorso a un’energia costosissima, assolutamente non sicura e altamente inquinante in quanto produttrice di scorie che non si sa come smaltire, come il nucleare.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Procure e repressione: rete di resistenza legale

Questo sabato si tiene la prima occasione d’incontro nazionale della rete di legali che ragiona a partire dai vecchi e nuovi dispositivi di repressione penale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Quando il neofascismo entra in caserma

Proselitismo politico, culture autoritarie e zone d’ombra nelle forze armate

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La réclame, ancor prima della talpa

Prosegue la narrazione sensazionalistica sull’avanzamento della Torino-Lione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordine mondiale / 33 – Guerra infinita e fine delle alleanze (tra stati e classi)

di Sandro Moiso da Carmillaonline
Redazione di InfoAut, La lunga frattura, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 168, 15 euro