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Prima Classe e sfruttamento di classe

Il commissariamento dell’azienda Alviero Martini Spa di Milano per sfruttamento lavorativo è l’ennesima occasione per riflettere sulle trasformazioni delle filiere del nostro paese e sulle devastanti condizioni di lavoro che stanno dietro il tanto celebrato “Made in Italy”.

Il brand si sa è già una dichiarazione di intenti. Nel caso di Prima Classe è evidente quale sia il target di riferimento: leggiamo sul sito che il cliente ideale è

“Dinamico. Cosmopolita. Contemporaneo.

Una clientela amplia e diversificata per età, stili di vita e culture.

Uno stile casual-chic per chi desidera esprimere un’identità personale.”

Un marchio per chi viaggia in prima classe appunto, per chi vuole un po’ di avventura, ma senza rinunciare alle comodità, senza rischiare di insozzarsi troppo. L’estetica dei prodotti di Prima Classe l’abbiamo presente un po’ tutti, mappe anticate di luoghi “esotici” dal sapore ottocentesco per richiamare il periodo delle grandi esplorazioni (e degli imperi coloniali). Prodotti di sicuro successo vantati come eccellenze del Made in Italy. Leggiamo ancora dal sito del brand:

Tradizione Italiana

La tradizione di un laboratorio artigiano; è da qui che prende vita l’inconfondibile Mappa Geo.

La sapienza artigianale, l’abilità manuale, i colori vivi delle miscele, la luce negli occhi di chi crea dal nulla un prodotto senza eguali.

Grazie ad un processo di stampa lungo e laborioso, di estrema precisione, i colori vengono stesi e sovrapposti 9 passaggi di colore, fino a creare un disegno definito riproducendo la pergamena delle antiche carte geografiche.

La tela grezza si trasforma in un tessuto unico, inimitabile, 9 volte perfetto con il suo inconfondibile aspetto.

Infine, il tessuto Geo si trasforma nelle mani di maestri pellettieri, unendosi ad elementi quali la pelle, le metallerie, i preziosi dettagli, dando vita a prodotti unici e dalla qualità senza tempo di autentica manifattura italiana.

Un team di stilisti disegna a mano, esclusivamente in Italia ogni singolo modello, espressione dell’universo Alviero Martini 1A Classe.

Maestri dello storytelling: come non sentirsi all’interno di uno di quei laboratori artigiani con l’odore della pelle, le mani callose ed esperte, gli sguardi felici e fuori i campi di grano illuminati dal sole?

Peccato che quasi nulla di quanto scritto in queste righe sia neanche lontanamente vicino alla realtà. Secondo l’inchiesta del Tribunale di Milano i prodotti di Alviero Martini Prima Classe sarebbero prodotti all’interno di una filiera interamente fondata sul caporalato attraverso appalti e subappalti commissionati soltanto a voce, ad esclusione di quello originario.

Le attività di controllo condotte dal Nucleo ispettorato del lavodo del comando dei carabinieri di Milano sono iniziate nel 2015. Da quanto appreso, Alviero Martini affida l’intera produzione di borse, cinture e scarpe a società terze che esternalizzano completamente il lavoro. Quello che è emerso, però, è che le stesse aziende appaltatrici non hanno le capacità produttive sufficienti e a loro volta spostano la produzione in sub-appalto non autorizzato a opifici cinesi tra Milano, Monza e Pavia che abbattono i costi attraverso la manovalanza irregolare, clandestina e in condizioni di sfruttamento.

La griffe ha esternalizzato a società come la Crocolux di Trezzano sul Naviglio, il Calzaturificio Ester di Garlasco e la Minoronzoni srl di Ponte San Pietro la produzione della linea “Prima Classe”. In barba ad accordi scritti che vietavano espressamente subappalti, le tre aziende, che per i magistrati non avevano le capacità per farsi carico della mole di lavoro commissionata, si sono a loro volta rivolte a ditte individuali cinesi per il lavoro artigianale vero e proprio.

I carabinieri hanno controllato 8 opifici cinesi che sono risultati irregolari. Qui hanno identificato 197 lavoratori, di cui 37 in nero e clandestini. Inoltre, le condizioni di lavoro sono risultate pessime: paga sotto la soglia, orari di lavoro illegali, ambiente di lavoro malsano. Sarebbero state riscontrate gravi omissioni in fatto di sicurezza sul lavoro, senza sorveglianza sanitaria, formazione o informazione. Negli opifici sono stati anche trovati dormitori abusivi e in condizioni igienico-sanitarie pessime: gli operai venivano stipati in stanzette senza aria né luce naturale che arrivavano a contenere 17 brande in pochi metri quadrati.

Lo scorso maggio in una delle aziende di manodopera cinesi, a Trezzano sul Naviglio, un lavoratore in nero è morto schiacciato da un macchinario. Per camuffare il fatto che il dipendente non fosse in regola, l’azienda aveva inviato, subito dopo l’infortunio, il modello telematico di assunzione al centro per l’impiego, a Inps e Inail.

Prima Classe aveva un ricarico impressionante su questa filiera: i prodotti uscivano dagli opifici cinesi al prezzo di 20 euro. Poi passavano al subappaltatore che le vendeva a 30 euro agli appaltatori ufficiali. Alviero Martini pagava quelle stesse borse a 50 euro e le metteva in vendita nei negozi al prezzo di 350 euro: sette volte tanto.

Si consideri che la Alviero Martini nel 2022 ha avuto vendite per 52,4 milioni in crescita dai 43,5 milioni dell’anno prima tanto che l’utile è salito da 2,9 a 3,3 milioni.

Ecco la ricetta segreta del famigerato Made in Italy: appalti selvaggi, ipersfruttamento e massimizzazione dei profitti. Quello di Prima Classe non è un caso eccezionale, è generalmente la norma. Si tratta di una vera e propria mutazione del tessuto della piccola e media impresa italiana, quella dei distretti. Infatti è ormai sempre più comune che solo le due fasi all’inizio ed alla fine della catena produttiva, la progettazione e la fase di marketing e vendita siano tenuti “in house”, mentre le funzioni più lasche vengono delocalizzate o subappaltate in Italia ad aziende che producono in regimi semi-schiavili. Se questa organizzazione del lavoro in un primo tempo era diffusa soprattutto tra aziende “a basso valore aggiunto” come ad esempio i pronto-moda oggi è comune anche tra marchi rinomati (non solo del settore tessile) grazie proprio alla rete di appalti e subappalti che in ultima istanza permettono al commitente originario di estrarre molto più valore e di non avere importanti ricadute legali o di immagine. Non a caso, al netto del commissariamento dell’azienda, ad essere indagati penalmente nell’operazione della magistratura di Milano sono i titolari delle aziende di origine cinese. Ammende pari a oltre 152mila euro e sanzioni amministrative per un totale di 150mila euro. Per sei aziende è stata disposta la sospensione dell’attività.

L’azienda infatti è stata ritenuta incapace di prevenire e arginare lo sfruttamento della manodopera, ma non è indagata. Secondo quanto emerso, la società in questione non avrebbe mai effettuato ispezioni sulla filiera produttiva per comprendere le condizioni dei lavoratori forniti dalle aziende appaltatrici. L’accusa dunque è quella di aver agevolato, per omesso controllo, quelle stesse appaltatrici, da qui il commissariamento per “incapacità”. Una logica particolare: da dove venivano quei prezzi al ribasso che hanno permesso all’azienda di vendere a sette volte il prezzo di produzione borse ed accessori se non dall’ipersfruttamento? La vera domanda sarebbe come facevano a non sapere.

Il caso di Prima Classe oltre ad offrirci una mappa della catena di sfruttamento in Italia ci mostra in controluce gli assetti societari che si muovono sullo sfondo: infatti l’azienda fondata dallo stilista Alviero Martini nel 1991 viene acquisita dal Gruppo Final S.p.A. nel 2003. Final SpA è un gruppo imprenditoriale italiano che ha le sue origini nell’industria farmaceutica. Fondata nel 1996 da Luisa Angelini, è oggi una holding di partecipazione operante in diversi settori di attività: farmaceutico, moda, residenze sanitarie, vitivinicolo, ospitality di lusso.

Final non redige un bilancio consolidato (cioè il bilancio complessivo della holding che contiene in sé una serie di imprese) e pur contando su un attivo di 113,9 milioni di euro e un patrimonio netto di 55,2 milioni, ha chiuso l’ultimo bilancio (2022) in perdita per 1,2 milioni. Ma oltre ai già citati utili di Prima Classe la holding della Angelini opera nel farmaceutico con Polifarma e la sua controllata principale Polifarma Benessere che nel 2022 hanno registrato ricavi, rispettivamente, per 55,7 e 29,4 milioni con un utile di 6,8 e un milione. Nel portafoglio di Final c’è poi la Lusan che gestisce la casa di riposo “Residenza Magnolia” a Roma e che nel 2022 ha segnato ricavi per 2,1 milioni anche se il bilancio s’è chiuso con una lieve perdita. Final è poi attiva nell’hospitality con Tuscan Country Estate e la Società Agricola Usiglian del Bosco.

E’ piuttosto evidente che una holding del genere non ha interesse ad avere qualche tipo di controllo sul processo produttivo, ma solo che il risultato in termini di profitti sia performativo. In questo senso la qualità dei prodotti e soprattutto i salari e le condizioni di lavoro possono essere difformi, ma devono rispondere alla massima valorizzazione possibile. Per spiegarsi meglio: il ritorno delle boite del lavoro nero e sfruttato non è un passo indietro dall’economia di scala a carattere industriale, perché ormai ciò che è importante per queste holding è mantenere il controllo finanziario del momento apicale in cui la merce diventa valore ed utilizzare quella leva come comando sulla filiera.

La retorica bipartisan del Made in Italy, di cui questo governo fa particolare vanto, è solo una nuvola di fumo dietro cui si nasconde il più feroce sfruttamento di classe. E’ ora di ribaltarla.

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pubblicato il in Sfruttamentodi redazioneTag correlati:

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