L’analisi delle motivazioni giuridiche di un’ingiustizia: l’arresto di Dana

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Le motivazioni dell’arresto di Dana sono un atto d’ingiustizia che grida vendetta da qualunque parte la si guardi.

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La cronaca giornalistica riporta oggi (https://www.lastampa.it/torino/2020/09/18/news/due-anni-di-carcere-all-attivista-no-tav-persona-violenta-1.39318616) un’interpretazione delle 4 pagine redatte dal Magistrato Estensore Elena Bonu, pressapochista che denota la fretta e la poca attenzione nell’approfondire una notizia.

La stessa fretta che ieri faceva si che la Stampa online pubblicasse un titolo del genere

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Dando serenamente dell’ex terrorista a Dana

Innanzitutto è necessario ribadire sempre che la condanna in oggetto riguarda un fatto avvenuto 8 anni fa e la condanna è stata di 2 anni per avere parlato al megafono durante una manifestazione al casello autostradale di Avigliana il 3 marzo 2012, durante la quale sono state fatte passare le macchine senza pagare, con un danno quantificato in circa 800 euro.

Per queste motivazioni a lei ed altre 11 notav (tra cui Nicoletta Dosio) non sono stati riconosciuti i benefici normalmente ammessi, e quindi si è trasformata in una condanna senza condizionale, cioè da scontare in carcere, nonostante vi fossero tutti i principi per avere una condanna (abnorme per i fatti contestati) con la “sospensione”. 18 anni di carcere complessivamente

Questo avviene molte volte nei processi a carico dei notav, che è bene ricordare che si svolgono in un clima di tensione creato ad arte dai tempi in cui Giancarlo Caselli era il procuratore generale: palazzo di giustizia blindato con agenti in antisommossa fuori e dentro, fascicoli personali della digos farciti di segnalazioni e consegnato al pm e al giudice prima di ogni processo, e infine corsie preferenziali per i nostri processi: i risultati sono sempre quelli di ricevere condanne sempre spropositate rispetto ai fatti contestati.

Entrando nel merito delle motivazioni depositate dalla dott.ssa Bonu si comprende molto bene di come un’ingiustizia venga confezionata ad arte.

(da qui il virgolettato è la trascrizione fedele delle motivazioni)

Infatti se nella prima parte delle stesse vengono ricostruiti i fatti in maniera asettica, senza citare mai il contesto di quella manifestazione (Luca Abbà era caduto folgorato da un traliccio dell’alta tensione inseguito da un poliziotto ed erano giorni di mobilitazione massiccia visto che Luca lottava tra la vita e la morte), prosegue con le moltissime segnalazioni che la Digos ha fornito minuziosamente sull’attività politica di Dana: tutte violazioni di norme relative agli innumerevoli divieti di circolazione ed accesso che esistono in Val di Susa (saremo probabilmente tutti segnalati a questo punto).

Dopo una lunga lista di “possibili reati” (perché né giudicati né altro, quindi solo “possibili) il magistrato, nonostante le affermazioni della difesa che dimostra come siano tutte riconducibili ad azioni di speakeraggio come nel caso specifico, e sebbene analizzi la vita privata di Dana e la giudichi “apparentemente normoinserita” (un lavoro stabile, una vita familiare ecc…) sostiene che siccome “nel corso del tempo non ha mai dato segno di resipiscenza “ e addirittura era presente all’arresto di Nicoletta Dosio, “dando prova di dispregio per la sentenza emessa”.

Essendo che “lo svolgimento del lavoro non l’ha mai distolta dalla sua militanza politica” al magistrato non interessa che Dana lo possa perdere andando in carcere, come da lei stessa affermato nei colloqui, e quindi la manda serenamente in carcere.

Ancor più che il suo ruolo di coordinatrice al lavoro la porta ad avere molti appuntamenti (documentati e programmati) non può interessare assolutamente alla giudicante.

“La sua condotta non ha mai mostrato segni di pentimento” e inoltre “nonostante le svariate assoluzioni pronunciate in secondo grado in altri procedimenti penali in cui è stata coinvolta” (leggasi bene SVARIATE ASSOLUZIONI che significa quanti processi sono imbastiti sul niente!) deve andare in carcere!

Vengono chieste quindi un’abiura e un pentimento a Dana e ai notav, come si usa fare nei processi per terrorismo o mafia, per poter beneficiare delle pene alternative al carcere, siamo all’assurdo!

E poi a questo va aggiunta la residenza di Dana, a Bussoleno (che il magistrato scrive si trovi in Alta Valle di Susa, dimostrando di sapere poco persino dei “teatri di scontro e violenza” che cita spesso), luogo indicato dal magistrato come non idoneo perché coincide “con il territorio scelto come teatro d’azione del movimento notav” e frequentato da “pregiudicati” (dai 15 agli 80 anni ci teniamo a sottolineare)

Quindi Dana vive in un territorio criminale, pieno di criminali, ed è pericolosa perché non si è mai pentita di essere notav. Ha delle relazioni sociali, un buon lavoro, ma non è sufficiente a scontare la pena ai domiciliari, piuttosto che con altre forme di detenzione alternative al carcere, perché “potrebbe proseguire la propria attività di proselitismo”

Quindi la dottoressa Bonu si assume la responsabilità di rinchiudere per due anni Dana al carcere delle Vallette in piena emergenza sanitaria, con la possibilità di farle perdere il lavoro, senza avere mai commesso un atto di violenza in quella sua lunga carriera che non manca mai di citare e analizzare attraverso i fascicoli della Digos.

Quando parliamo di ingiustizia, come si può ben vedere, usiamo i termini adatti e non possiamo che, ancora una volta, non abbassare la testa di fronte a tanta arroganza e autoritarismo.

Sosteniamo Dana e tutti e tutte le notav!

Avanti notav!

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Da notav.info

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