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I furbetti del cartellino della procura di Torino

Un’udienza, dicevamo, che si sarebbe dovuta tenere ma che in realtà non c’è stata. Stamattina imputati, solidali e avvocati hanno scoperto che la procuratrice, l’inenarrabile Manuela Pedrotta (cf. processo Geovalsusa e processone notav), oggi non è venuta a lavorare: “assente ingiustificata” ha ammesso il giudice, piuttosto sorpreso delle libertà che si prende l’accusa torinese. Ma tanto Pedrotta sa che tutto è permesso alla procura di Torino in nome della guerra dichiarata a chiunque osi in questa città battersi contro il razzismo e la devastazione dei territori non solo con le parole ma anche coi fatti. E allora giù di processi-farsa (come quello per il “sequestro del carabiniere”), ricorsi su ricorsi in cassazione per riproporre lo stanco teorema del terrorismo notav (tanto le spese processuali e i loro stipendi li paghiamo noi) e addirittura il tentativo di rinviare le udienze il più possibile per evitare la scarcerazione dei compagni imprigionati senza processo. Eh sì, perché questo è l’obiettivo dei furbetti del cartellino della procura, spingere più in là l’inizio del procedimento per allungare le misure cautelari degli imputati che hanno ormai raggiunto praticamente l’entità dell’eventuale condanna. Il tutto senza neanche una sentenza di primo grado (il garantismo è roba da politici) e con il rifiuto categorico di poter lasciare gli arresti domiciliari per studiare o lavorare. 

Chissà se i giornali, che tanto sproloquiano sui “dipendenti pubblici fannulloni”, s’indigneranno anche stavolta…

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