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Accordo separato alla Fiat di Pomigliano

E’ emerso dalle cronache che la Fim nell’incontro di venerdì pomeriggio avrebbe chiesto alla Fiat sette volte (!) di siglare con una firma ufficiale l’accordo ma l’azienda non ha acconsentito. Rincara la dose Marchionne il giorno dopo: sono sufficienti quattro sigle sindacali su cinque per andare avanti? «No, la dichiarazione della Fiat, ieri, era stata chiara. Ci riserviamo il diritto di vedere le condizioni che verranno accordate alla fine. Sulla base di quelle decideremo» (vedi su La Stampa). Quindi per il Lingotto l’accordo non è chiuso. Vuole l’assenso della Fiom.

Cosa significa ciò (oltre all’ipotesi di cui sopra)?

1. Che fino alla riunione centrale Fiom di lunedì pomeriggio si farà sentire molto forte la pressione Cgil sul sindacato metalmeccanici per riaprire la trattattiva e non “farsi escludere dalla contrattazione”. A questa si unirà probabilmente la pressione della Fiom di Pomigliano, già nota per la sua moderazione.
2. Se la Fiom dovesse rivedere la sua decisione (pur in una forma che salvi un minimo le apparenze) sarebbe la fine di questa relativa “anomalia” del panorama sindacale istituzionale (oltretutto con spaccature interne e territoriali difficilmente superabili). In caso contrario, auspicabile ma non scontato, sarà comunque inevitabile per non accartocciarsi una riflessione sulla necessità di un organizing su basi assai diverse dalle attuali.
3. La stessa Cgil -subito violentemente attaccata dal ministro Sacconi ma non così direttamente dalla Confindustria che è consapevole della fragilità degli assetti politici ed economici italiani- non riceverebbe comunque nulla di sostanziale in cambio. Ma certo, pur con un’operazione da suicidio sul medio-lungo termine, avrebbe fatto un passo decisivo verso la normalizzazione della sua spina nel fianco.

Dovremo tornare sulla questione dello sciopero generale del 25 giugno (2 luglio in Piemonte Liguria e Toscana). L’approccio Cgil è quello che si è visto in piazza a Roma sabato: “manovra e sacrifici sì ma equi” (vedi su Rassegna). La vicenda Pomigliano, comunque si chiuda, per il suo significato più generale non può non pesare sulla valutazione di come rapportarsi all’appuntamento…

vedi anche il “richiamo” del Sole 24 Ore alla Cgil:

__________

Il destino di Pomigliano, la Cgil, verso lo sciopero generale del 25 giugno

Nota del 12 giugno

Come prevedibile, l’ultimatum sottoposto dalla Fiat ai sindacati sulla riorganizzazione delle attività produttive dello stabilimento di Pomigliano è stato accettato da Fim-Cisl, Uilm, Fismic, Ugl, ma non dalla Fiom. In cambio del rientro della produzione della Panda oggi prodotta in Polonia, e per la quale dovrebbero essere stanziati 700 milioni di euro, il gruppo del Lingotto ha chiesto il massimo utilizzo degli impianti (18 turni), flessibilità e altre misure che nell’insieme rappresentano una revisione radicale del modello contrattuale fin qui vigente con un colpo durissimo al contratto nazionale – già intaccato nella parte retributiva dalla revisione dello scorso anno tra Cisl e Uil e governo, e non firmato dalla Cgil.

Due gli elementi rilevanti:

1. una nuova organizzazione basata su 18 turni alla settimana con riposo a scorrimento in cui, di fatto, si riducono le pause di lavoro e si sposta la pausa mensa a fine turno che, a totale discrezione dell’azienda, può essere abolita e trasformata in lavoro straordinario obbligatorio qualora le esigenze di produzione lo impongano. Con ciò l’azienda deroga di fatto alla legge (D. Leg. 66, 8 aprile 2003) che prevede che fra un turno e l’altro debbano passare 11 ore, e innalza le ore di straordinario decise unilateralmente senza contrattazione con le RSU. Inoltre aumentano i ritmi di lavoro e non si pagano i giorni di malattia relativi a “forme anomale di assenteismo”.

2. tutti i dipendenti Fiat sono vincolati al rispetto delle nuove norme: “il mancato rispetto degli impegni eventualmente assunti dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU” e comportamenti individuali o collettivi (scioperi) “non idonei” verranno sanzionalti fino al licenziamento per mancata presenza. Si tratta di una richiesta, espressa nel linguaggio bizantino degli accordi, alla rinuncia al diritto di sciopero.

La sostanza è chiara: viene varato – coi sindacati che definire collaborazionisti è oramai un eufemismo – un nuovo modello contrattuale che nei fatti porta all’individualizzazione del contratto con “esigibilità” da parte dell’azienda delle nuove condizioni che non possono essere contestate. E’ una sorta di clausola no strike già strappata ai sindacati statunitensi fino al 2015 per il “salvataggio” della Chrysler.

Ovviamente non si è trattato di una vera trattativa: in assenza di un accordo con i sindacati lo stabilimento di Pomigliano del gruppo Fiat è destinato a chiudere, ha da subito minacciato Marchionne. Ma anche di fronte alla disponibilità per l’accordo di Fim e Uilm – e questo potrebbe dire qualcosa sulle reali intenzioni Fiat per Pomigliano – l’azienda ha precisato che “qualora la situazione individuata con Fim, Uilm, Fismic e Ugl non risultasse praticabile, la responsabilità del mancato investimento a Pomigliano ricadrebbe tutta sulla Fiom” (vedi articolo del Sole 24 Ore). Chiaro? E la sfacciataggine di Bonanni&c. è tale che adesso andranno al referendum, quello che hanno sempre negato ai lavoratori sugli accordi firmati, ben sapendo del ricatto fortissimo cui questi sono sottoposti, di fatto e direttamente (v. lettera dell’azienda). L’offensiva mediatica, e politico-camorristica (nb.), è già iniziata.

La Fiom ha mostrato la disponibilità a concedere sulla riorganizzazione del lavoro ma ha posto una linea rossa su quegli aspetti che rappresentano nei fatti la fine della contrattazione nazionale e quindi di un certo fare sindacato. Per la Fiom il testo imposto dall’azienda deroga infatti ai contratti e alle leggi nazionali e verrebbe presto esteso non solo al resto del gruppo ma anche all’intera industria metalmeccanica (vedi l’appoggio entusiasta della Confindustria). E sarà effettivamente così. Non solo: la strategia della Cgil di Epifani, sancita dal recente congresso, di tornare all’ovile ed essere riammessa alla contrattazione subisce un bel colpo. Anche se è vero che al momento sul banco degli imputati viene messa l’organizzazione dei metalmeccanici. La Cgil farà come nel film di Totò: “e che, sono mica io la Fiom”?

Dovremo tornare sul significato complessivo della vicenda, anche in relazione a quello che si prospetta per il Meridione dentro la crisi globale. Questa vicenda è un assaggio del piano del capitale globale di farne, insieme a Grecia Spagna Portogallo, una sorta di Est asiatico nel Mediterraneo. Per intanto non escluderemmo un’altra ipotesi di lettura: Marchionne non ha né soldi né intenzioni di produrre a Pomigliano e in Italia e cercherà di scaricarne la responsabilità sugli… “irresponsabili”. Vedremo.

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