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Perché opporci al dilagare dei data center? Opuscolo informativo con focus sulla regione Piemonte

Per avvicinarsi all’iniziativa “La vera faccia dei data center: cosa succede in Piemonte?” che si terrà al Dipartimento di Fisica di Torino mercoledì 21 ottobre alle ore 17.30, abbiamo scritto un primo opuscolo informativo (scaricabile in formato pdf al fondo) che riporta alcuni ragionamenti collettivi sugli impatti e sulle ragioni per opporsi al dilagare dei data center.

L’opuscolo propone poi un focus sulla regione Piemonte e i progetti al momento individuati: per mettersi in rete ed entrare in contatto con i comitati o i cittadini che si stanno attivando su questo tema sui territori coinvolti in Piemonte scrivi a confluenza.info@gmail.com

  1. INTRODUZIONE: PERCHÉ OPPORCI AL DILAGARE DEI DATA CENTER 

La dispensa verso “La vera faccia dei data center: cosa succede in Piemonte?” è organizzata su due livelli-obiettivi: 1) un’iniziale mappatura dei progetti di data center rivolti al territorio piemontese che, sulla scorta del prezioso lavoro fatto dai comitati lombardi che per primi si sono trovati a fronteggiare questo fenomeno, sia fondamento per la costruzione di strumenti in grado di anticipare le dinamiche di sfruttamento; 2) la sistematizzazione dei casi puntuali, non solo piemontesi, in un quadro interpretativo generale in grado di leggere la portata di questa “rivoluzione industriale”, da cui riemerge il triangolo industriale Milano-Genova-Torino in connessione con la guerra mondiale a pezzi e l’espropriazione capitalista della natura.

La guerra e l’innovazione tecnologica

Oggi abbiamo l’urgenza di comprendere meglio e più a fondo quanto sta accadendo ai nostri territori quando si parla di nuovi data center. Nello scenario di guerra globale i territori sono obiettivo di trasformazione in funzione strategica per gli interessi dei governi che vogliono mandarci in guerra. Torino e il Piemonte, per la loro collocazione geografica, per gli interessi che si giocano e i capitali in circolo, diventano, così, luogo centrale in questo processo. Torino è la città dell’aerospazio: lo spazio oggi è diventato un dominio di guerra a seguito della svolta americana in questo senso. Il controllo spaziale diventa un’ulteriore dimensione per il controllo sulle infrastrutture e altri asset strategici. La militarizzazione dello spazio necessita di un’infrastruttura concreta, di corridoi energetici e dimensioni materiali: in base a tale logica  il nord-ovest rappresenta un territorio fondamentale. A Settimo Torinese la mega industria di satelliti, visitata anche dalla Ministra Anna Maria Bernini (accompagnata dal rettore del Politecnico Corgnati e della rettrice di UniTo Cristina Prandi, a dimostrazione del ruolo delle università in questo quadro ), è un polo strategico fondamentale e fa parte di un triangolo che collega Milano e Genova. I satelliti nello spazio infatti producono moltissime informazioni. A Genova approdano i cavi sottomarini ad alta capacità per la fibra ottica mentre Lombardia e Piemonte  sono i due poli per l’innovazione computazionale e dispongono di ampie aree e infrastrutture per accogliere questa produzione importante di dati. Per questa ragione  servono data center soprattutto sull’asse Torino-Milano. “L’accentramento dei dati della Pubblica Amministrazione, dei servizi finanziari e della difesa all’interno di questi centri crea un punto critico di vulnerabilità strategica, trasformando la loro tutela fisica e informatica in una priorità assoluta di sicurezza nazionale1.” 

L’energia non è una merce

La domanda di energia per il funzionamento di questo insieme di server, costante e imponente, produrrà costi e pressione sulla società che gestisce l’infrastruttura elettrica nazionale ossia Terna. Da Terna dipende l’accesso all’energia per i consumi delle città e i consumi domestici di ciascuno di noi. Se Terna collassa, collassano gli ospedali, le fabbriche, le scuole, le nostre case. Se Terna collassa perché l’infrastruttura è vetusta, centralizzata, incapace di sopportare picchi di richiesta energetica – come hanno dimostrato i numerosi blackout dell’estate 2026 – allora significa che l’interesse generale e pubblico è stato messo in secondo piano rispetto all’interesse dell’industria bellica, dell’aerospazio e della guerra. “Le decisioni geostrategiche sul controllo delle orbite, l’evoluzione del diritto spaziale internazionale, le dichiarazioni dei leader mondiali, le gigafactory satellitari di Settimo Torinese, i data center lombardo-piemontesi e i cavi di trasmissione elettrica e digitale non sono elementi isolati2”.

Tre questioni: Torino e il Piemonte sono secondi solo alla Lombardia nelle richieste di accesso alla rete per nuovi data center e ci sono alcune specificità:

  1. Chi è la proprietà di questi data center? I dati lì raccolti a chi appartengono? Google, Meta, Amazon, TIM, Noovle, Microsoft. Stiamo per assistere alla svendita di intere porzioni di territorio in città e in provincia ad aziende americane. Il principio di sovranità nazionale viene così completamente disatteso nonostante questi progetti vengano imposti in quanto “opere di interesse strategico nazionale”.
  2. Questa è una rivoluzione industriale dei nostri tempi: il punto è se tutta questa energia, che dovrà essere generata dai nostri campi e terreni tramite fotovoltaico, sarà sufficiente per sostenere la domanda. Probabilmente no, e dunque la propaganda del governo e della Regione Piemonte entra in campo per appoggiare e giustificare l’esigenza di ritorno all’atomo. Una follia a fronte dei costi economici, ambientali e sociali a esso connessi. La tecnologia, se in mano alle classi dominanti, non farà altro che tenerci dominati ancor di più. E i due referendum che hanno sancito il  NO al nucleare? Vengono completamente bypassati. 
  3. Torino e il Piemonte detengono un territorio costellato di zone industriali dismesse e da bonificare: pensiamo all’ex-centrale di Trino Vercellese, luogo individuato per un progetto di data center hyper-scale o all’area ex Bonafous a Torino, o al data center hyper-scale previsto all’ex ILTE di Moncalieri. I soldi per la reale bonifica di questi siti non esistono: è molto più conveniente per l’amministrazione delegare lavori di ripristino ad aziende private che avranno di che guadagnarci con la costruzione di data center. I profitti di questi interventi sono completamente espropriati al territorio comunale e all’amministrazione locale, di fatto allungano le chiavi della città e del portafoglio a soggetti privati che fanno riferimento a grandi fondi di investimento americani e magari anche israeliani, come accade per le energie rinnovabili. 

“I dati forniti dal gestore della rete elettrica nazionale Terna registrano una pressione senza precedenti sul territorio piemontese, dove si concentrano 64 istanze ufficiali di prenotazione di potenza per oltre 13 gigawatt complessivi. La sola provincia di Torino assorbe 43 pratiche per una potenza teorica richiesta pari a oltre 8 gigawatt, trasformando la mappa dei comuni dell’hinterland in una scacchiera di speculazione infrastrutturale dove la disponibilità di suolo, acqua ed elettricità pubblica rischia di essere larghissimamente asservita alle esigenze dei grandi complessi di elaborazione dati.3” 

L’insufficienza della rete e la necessità di operazioni di adeguamento causeranno un aumento dei costi in bolletta, senza se e senza ma. 

I progetti si trovano in luoghi strategici come a Torino accanto alla Città  dell’Aerospazio che rappresenta il mix tra urbanistica, “difesa” (secondo loro) e gestione dei dati in quanto accanto all’area di Leonardo sorge anche un centro di ricerca e data center dedicato all’elaborazione di dati della ricerca aerospaziale. Qui gioca un ruolo chiave il Politecnico di Torino, che convoglierà laboratori, ricerca, formazione di expertise in questo campo proprio nella città dell’aerospazio.  

Strategici è anche il termine con cui essi vengono imposti:  molto spesso infatti non  hanno bisogno di passare dalla Valutazione di Impatto Ambientale perché valutati  direttamente dal Ministero delle Opere di interesse strategico nazionale. Continua però a non essere chiaro quale sia questo interesse strategico nazionale. 

In parallelo, per soddisfare la richiesta di energia che i data center dedicati all’Intelligenza Artificiale, alla finanza e alla guerra richiedono, occorre riorganizzare la rete e dunque prevedere la costruzione di enormi impianti FER su scala industriale e/o di installazione di mega fattorie di accumulo tramite batterie, i BESS. A Rondissone ad esempio è previsto un progetto di mega BESS, così come a Chivasso, Settimo Torinese, Orbassano e lungo l’asse della Val Susa.

Nella sostanza si può dunque affermare che imposizione dall’alto senza consultazione né con le amministrazioni locali né con la popolazione, svuotamento del concetto di sovranità nazionale, consumo di acqua, suolo ed energia significano integrare nell’infrastruttura militare (in quanto obiettivo o mezzo per la guerra) il territorio nella sua interezza.  

  1. FACCIAMO IL PUNTO GENERALE

Riprendiamo i prossimi passaggi dal Manifesto4 pubblicato dalla Rete dei Comitati No Data Center Lombardia: 

Cosa sono i data center? 

 I data center sono infrastrutture che ospitano server e apparecchiature, impiegate prevalentemente per la potenza di calcolo necessaria al funzionamento della cosiddetta “intelligenza artificiale”, alla digitalizzazione, all’ecommerce e a finalità di difesa, militari e di competizione economica internazionale. L’Italia è coinvolta nello sviluppo dei data center in modo enorme: le richieste di nuovi progetti e nuove costruzioni di data center sono centinaia e a esse si legano molti problemi, di diversi ordini e livelli, che a oggi ci sembrano poco o per nulla affrontati. 

L’Italia come hub del Mediterraneo: le mosse del governo 

Il Governo Meloni ha scelto di aprire a massicci investimenti esteri per la costruzione di nuovi data center. L’Italia si trova inoltre al centro dei progetti per il passaggio di grandi corridoi digitali, destinati a collegare l’Europa con Israele, i Paesi arabi e l’India. Queste infrastrutture hanno però bisogno di grandi capacità di stoccaggio ed elaborazione dei dati, oltre che di strutture per il loro trattamento e controllo. 

A livello nazionale non esiste ancora una legislazione organica sui data center. Nel frattempo, il Governo sta introducendo, attraverso provvedimenti e decreti d’urgenza, strumenti finalizzati ad accelerarne la realizzazione. L’introduzione dell’autorizzazione unica rischia di modificare profondamente il sistema delle valutazioni ambientali, accorpando in un unico procedimento valutazioni e autorizzazioni che hanno funzioni differenti. Siamo quindi di fronte al rischio di una progressiva deroga alla legislazione ambientale, costruita nel corso di decenni anche attraverso la normativa europea. Il paradigma che si sta affermando sembra essere quello dell’eccezione e della sospensione delle regole ordinarie, ogni volta che un’opera viene definita strategica o ogni volta che viene adottata l’autorizzazione unica. 

LA RETE ELETTRICA

L’aumento esponenziale delle richieste pone anche una domanda sulla capacità della rete nazionale di reggere questa trasformazione. La rete elettrica italiana arriva a questo appuntamento dopo anni di investimenti insufficienti e deve già affrontare: 

• infrastrutture obsolete; 

• aumento della domanda elettrica; 

• eventi climatici estremi; 

• ondate di calore sempre più frequenti; 

• aumento dell’utilizzo dei sistemi di climatizzazione; 

• episodi di sovraccarico e interruzioni dell’alimentazione. 

Nonostante queste criticità, Terna sta sviluppando piani di potenziamento della rete principalmente in funzione dell’alimentazione dei nuovi data center. 

OPERE IMPATTANTI, COSTI SUI TERRITORI 

Mentre i data center diventano infrastrutture sempre più grandi e impattanti, numerosi studi internazionali ne evidenziano le conseguenze ambientali. I costi territoriali e ambientali ricadono innanzitutto sulle comunità che ospitano questi impianti. 

I data center richiedono infatti enormi quantità di: 

• energia; 

• acqua; 

• suolo; 

• infrastrutture; 

• materiali; 

• sistemi di raffreddamento.

 A questo si aggiungono impatti ambientali e sanitari e spesso aumento dei costi in bolletta.

ALTRI RISCHI Esistono inoltre rischi tecnologici e di sicurezza che devono essere valutati attentamente. 

I data center possono ospitare: 

• grandi quantità di carburante per i generatori di emergenza; 

• sistemi UPS e grandi batterie; 

• impianti elettrici ad alta potenza; 

• sistemi di raffreddamento complessi. 

ALCUNI DATI DA TENERE A MENTE 

“Isola di calore dei dati” (Data Heat Island): la temperatura del terreno circostante aumenta di due gradi e si estende a raggiera per 7-10 km. Secondo una ricerca sul campo condotta dall’Arizona State University nell’area metropolitana di Phoenix5, i sistemi di raffreddamento ad aria causano delle “piume termiche” propagando flussi termici nei territori circostanti di 8-14 gradi superiori alla media.

Un data center standard consuma in media 300.000 galloni (circa 1,1 milioni di litri) di acqua al giorno, pari al fabbisogno di circa 1.000 famiglie6.

Nel 2025, lo studio Onu stima che i data center mondiali abbiano consumato 448 TWh di elettricità: l’equivalente di un paese all’11° posto a livello globale per consumo di energia7.

In Italia, si stima che entro la metà del prossimo decennio la potenza installata di data center potrebbe raggiungere i 2,3 GW in uno scenario tendenziale e i 4,6 GW in una prospettiva full potential (contro i 513 MW nel 2024) e i loro consumi elettrici oscillare tra il 7% e il 13% del totale nazionale8.

Questi consumi hanno generato un’impronta di carbonio pari a 189 milioni di tonnellate di CO₂ e un’impronta idrica di 4.500 miliardi di litri d’acqua, sufficienti a riempire 1,8 milioni di piscine olimpioniche. 

L’impronta sul suolo sarebbe superiore a 14.500 km², più dell’intera regione Campania. 

Un gigawatt di elettricità può alimentare più di 600.000 case.

  1. IL CASO DEL PIEMONTE

La Regione Piemonte ha avviato una consultazione pubblica finalizzata a raccogliere osservazioni, contributi e proposte da parte di cittadini, imprese, enti locali, associazioni di categoria, ordini professionali e da tutti i soggetti portatori di interesse in merito alla proposta di disegno di legge regionale in materia di insediamento dei data center sul territorio regionale, in fase di predisposizione. La consultazione si è conclusa a luglio 2026. Al momento non ci sono informazioni specifiche se non che una consigliera di opposizione ha sollevato la questione in Consiglio Regionale con l’obiettivo di chiedere una “regolamentazione” della materia e che gli articoli usciti sui giornali locali mostrano una chiara intenzione da parte della Regione Piemonte: le energie rinnovabili non sono sufficienti a soddisfare la domanda di energia dei data center dunque occorre aprire al nucleare. Questo non significa che i molteplici impianti FER su scala industriale, grandi impianti di accumulo e agrivoltaico su terreni agricoli saranno stoppati. La tendenza sarà infatti diversificare, moltiplicare e aggiungere opere nella direzione del mix energetico.

I seguenti dati e mappe li riprendiamo dalla tesi di laurea di Alessandro Rusco dal titolo “Area ex-Bonafous un progetto di data center. Strategie insediative e rigenerazione urbana nel contesto torinese9” svolta al Politecnico di Torino. 

Tra i data center urbani, tutti situati nel comune di Torino, quelli mappati sono i seguenti:

– CSI Piemonte, Corso Unione Sovietica 216, Torino

– Irideos, Corso Svizzera 185, Torino

– Colt Turin, Via Livorno 60, Torino

Mentre tra i data center metropolitani sono presenti tutte strutture di una medesima azienda, ovvero Noovle:

– Noovle DC Settimo Torinese, Via Leinì, Settimo Torinese

– Noovle DC Rivoli, Via Ferrero 10, Rivoli

– Noovle DC Moncalieri, Via Cruto 2, Moncalieri

Dalla tesi del Politecnico consultabile qui https://webthesis.biblio.polito.it/38859/1/tesi.pdf
  1. FOCUS CASI SPECIFICI

Analizziamo ora alcuni casi specifici di progetti di data center previsti sia a livello metropolitano che a livello regionale per capire meglio quali impatti avrebbero sul territorio e le loro interconnessioni con l’infrastruttura bellica che innerva queste zone. 

LUCENTO

Dalla tesi del Politecnico consultabile qui https://webthesis.biblio.polito.it/38859/1/tesi.pdf

A Torino città, nel quartiere Lucento, la riqualificazione dell’ex Laminatoio Bonafous vede protagonista la società Reba Projects, riconducibile al gruppo Asja Energy di Agostino Re Rebaudengo. Il progetto di trasformazione dell’area industriale dismessa prevede l’insediamento di un data center con una potenza di carico iniziale di 125 megawatt e una capacità d’espansione programmata oltre i 300 megawatt, per un investimento finanziario che parte da oltre un miliardo di euro. L’infrastruttura è nativamente concepita per supportare il calcolo intensivo dell’Intelligenza Artificiale e la gestione di grandi moli di dati a servizio del tessuto economico ed economico-statale10.

L’area a cui fa riferimento, situata a Torino nord (tra corso Regina Margherita e via Pianezza), corrisponde allo storico complesso industriale dismesso ex Ilva / Laminatoio Teksid / ex Bonafous, area a ridosso del parco della Pellerina e dei quartieri Lucento e borgata Frassati, che hanno una densità fortemente residenziale, a pochi metri di distanza dal progetto previsto. 

L’intervento copre un’area di circa 90.000 metri quadrati. La struttura sfrutterà l’energia termica di scarto dei server per alimentare la rete di teleriscaldamento di Iren, con una temperatura di 40 gradi quindi molto al disotto dei 90/120 richiesti dal teleriscaldamento, servendo ipoteticamente fino a 50.000 residenti della zona.

Le attività di bonifica dall’amianto e demolizione dei vecchi capannoni industriali sono state avviate e concluse. Attualmente i lavori sono fermi dato che non c’è ancora una delibera comunale per il progetto in atto.

A Lucento il Comitato Teleriscaldati Torino si sta occupando di approfondire gli impatti di questo progetto sulle bollette, sulle isole di calore e sulla svalutazione del patrimonio immobiliare. 

Mentre un gruppo di persone, alcune di Lucento altre no, hanno cominciato a informarsi sul progetto di data center in costruzione nel quartiere di Torino nord-ovest e a diffondere materiale. Hanno anche scritto un opuscolo che si trova qui.

Dalla tesi del Politecnico consultabile qui https://webthesis.biblio.polito.it/38859/1/tesi.pdf
Dalla tesi del Politecnico consultabile qui https://webthesis.biblio.polito.it/38859/1/tesi.pdf

Infine, come dimostra la Mappatura delle aziende e infrastrutture belliche sul territorio piemontese11, l’area della “piccola industria” ospita in realtà tre aziende di componentistica che hanno diretti collegamenti con il settore militare. 

Di seguito gli screenshot alla mappatura in merito al sito specifico: 

https://mappaturedalbasso.weebly.com/
https://mappaturedalbasso.weebly.com/
https://mappaturedalbasso.weebly.com/

GRUGLIASCO 

Nel Comune di Grugliasco, dove sull’area ex Pininfarina di Borgata Lesna la variante urbanistica riguarda un primo modulo di circa 58 mila metri quadrati, è previsto un progetto con una potenza indicata nell’ordine dei 200 megawatt e un investimento stimato in circa 4 miliardi di euro, a fronte di almeno 200 posti di lavoro promessi. 

L’operazione è seguita da Added Value Capital e dall’imprenditore Alfiero Massimini, che agiscono da intermediari; il nome dell’utilizzatore finale del data center non è stato reso pubblico. Il 30 giugno 2026 il Consiglio comunale di Grugliasco ha approvato, con 17 voti favorevoli, la delibera che riconosce l’interesse pubblico alla deroga urbanistica richiesta per l’intervento. Considerando però l’intero comparto industriale dismesso di Grugliasco, risulta depositata a Terna una richiesta di allaccio alla rete per l’incredibile potenza complessiva di 1,23 gigawatt (pensata per grandi cluster di supercalcolo per l’IA) con impatti idrici massicci per il raffreddamento, un dato che supera di circa sei volte la potenza dichiarata per il solo progetto ex Pininfarina, e che lascia aperti interrogativi su quali ulteriori ampliamenti, margini tecnici o progetti paralleli possano comporlo12. 

A Grugliasco l’Associazione Una Zona Franca sta studiando la documentazione sul progetto. 

CASELLE 

Dalla tesi del Politecnico consultabile qui https://webthesis.biblio.polito.it/38859/1/tesi.pdf

A Caselle Torinese la variante numero 3 al Piano Regolatore Generale, approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale e supportata da compensazioni ambientali negoziate con l’Ente Parco La Mandria per interventi di deimpermeabilizzazione e forestazione urbana, ha trasformato la destinazione d’uso di 450 mila metri quadrati delle aree Ata vicine all’aeroporto “Sandro Pertini” da commerciale a industriale produttiva ad alta tecnologia. 

Sull’area sarebbe dovuto sorgere un centro commerciale ma alla fine è stato privilegiato un data center. Su questa variante si innesta il progetto promosso dal colosso immobiliare Hines, che prevede un campus di sei edifici industriali per oltre 150 mila metri quadrati coperti più un fabbricato d’appoggio tecnologico, con una richiesta di potenza elettrica di 250 megawatt e un investimento di 500 milioni di euro13.

L’analisi del suolo mette in evidenza la probabilità che una data porzione di territorio sia soggetta a zone alluvionabili. Siamo di fronte a un progetto che non utilizza una superficie già impermeabilizzata bensì area agricola, causando quindi ulteriore consumo di suolo e cementificazione in una zona ad alta intensità di consumo vista la vicinanza con l’aeroporto, strade a scorrimento veloce e autostrade. 

Un progetto che va a completare questa cintura di grandi città collegata dall’autostrada A1 e accomunata da amministrazioni di centrosinistra. Il progetto prevederebbe la costruzione di sei edifici alti trenta metri che immagazzineranno e processeranno miliardi di dati per i servizi cloud e intelligenza artificiale per grandi aziende. Non a casa accanto all’aeroporto già si trova l’azienda Leonardo. 

A Caselle è nato un comitato dal nome Comitato No Data Center Caselle Torinese.

Mappature dal basso

Mappature dal basso.

TRINO 

“Cavour Hyperscale Campus”, riguarda la riqualificazione e la riconversione dell’ex centrale elettrica “Galileo Ferraris” di Trino, in provincia di Vercelli, attraverso la realizzazione di un campus per l’elaborazione dei dati di rilevanza nazionale ed europea, progettato per una potenza complessiva compresa tra 300 e 400 megawatt, con un investimento di circa 4 miliardi di euro. Il cronoprogramma prevede l’avvio della conferenza di servizi entro la fine del 2026, il rilascio dell’autorizzazione unica entro la fine del 2027 e l’entrata in funzione del primo lotto entro la fine del 2028. 

A Trino Legambiente del Vercellese e della Valsesia ha iniziato a studiare i legami tra data center e nucleare.

MONCALIERI 

A Moncalieri è previsto un campus di quattro grandi edifici per 270 mila metri quadrati di superficie complessiva e una potenza elettrica di ben 576 megawatt. Di questa potenza soltanto 384 MGW saranno destinati all’alimentazione dei server, il resto serve a fare funzionare questo mega campus di 4 edifici14. Si tratta di una potenza persino superiore a quella prevista per il mega-impianto nell’area dell’ex centrale di Trino Vercellese (compreso tra i 300 e i 400 MW con 4,5 miliardi di investimento), per un valore economico complessivo stimato in oltre 4,5 miliardi di euro e un’occupazione dichiarata di 400 posti di lavoro15. Rispetto a questo numero non ci sono certezze: sui quotidiani si parla di 500 posti di lavoro, secondo la documentazione dell’azienda stessa di circa 300. 

Slide della presentazione di Giacomo Pagani, come sopra. 

Da parte dei proponenti del progetto al momento non esiste uno studio sul rumore del cantiere né dell’infrastruttura in sé. I generatori previsti per fare funzionare il campus sono 288, su di essi manca l’informazione rispetto alla potenza termica. Nel progetto non esiste uno studio sulla qualità dell’aria, lo studio sull’impatto viene rimandato a dopo che il Comune avrà preso una decisione. Anche rispetto alla bonifica del sito in questione: i proponenti non hanno l’obbligo di farla. 

Altro dato importante, sottolineato nelle slide di Giacomo Pagani, riguarda l’investimento previsto e il ritorno al Comune di Moncalieri: alla fine di tutta la procedura si parla di un ritorno economico a beneficio del Comune pari allo 0.05% dell’investimento. Inoltre, nel pacchetto del progetto viene prevista come compensazione la realizzazione di un “parco pubblico”. Gli oneri della manutenzione di un parco che difficilmente verrà utilizzato dalla cittadinanza dato che sorgerà all’ombra della sottostazione elettrica ad alta tensione (per cui non esiste uno studio sugli impatti dati dal campo elettromagnetico) in una zona in cui la temperatura aumenterà di circa 2 gradi, saranno a carico del Comune. 

Sul progetto di Moncalieri lo studio condotto da Giacomo Pagani è stato restituito a una serata organizzata dal Collettivo Gramsci. 

Altri progetti sono previsti a Novara, in relazione all’enorme domanda per nuovi progetti di agrivoltaico e dell’apertura di un enorme sito produttore di semiconduttori.  

Tutto questo significa costellare il nostro territorio di obiettivi strategici militari che, in uno scenario di guerra aperta, hanno conseguenze che non è difficile immaginare. 

Per mettersi in rete e organizzarsi insieme scrivi a: 

confluenza.info@gmail.com

  1. Francesco Cappello, “Il sistema di guerra invade lo spazio. Dal controllo orbitale alla spina industriale del Nord-Ovest.” https://www.francescocappello.com/2026/09/21/larchitettura-invisibile-dello-spazio-dal-controllo-orbitale-alla-spina-dorsale-industriale-del-nord-ovest/

    ↩︎
  2. Come sopra. ↩︎
  3. Francesco Cappello, “L’invasione barbarica dei data center a Torino e Provincia” https://www.francescocappello.com/2026/09/18/linvasione-barbarica-dei-data-center-a-torino-e-provincia/

    ↩︎
  4. https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:eu:0f24d6dd-6c60-456c-87f5-4ef13871ae8a?fbclid=IwY2xjawUptkZleHRuA2FlbQIxMABwZG9mBWJyaWQRMEU1TEVPUlB0SThJZk1jZWtzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeDo5l4OrGmUqVE-tGBsrL12NF5NCfqBV32bow8AJd4jPavk8G8aPi6EW0oXE_aem_BT54g2uj8xHPUqS8IgoCnw
    ↩︎
  5. ​​https://www.smartcitiesdive.com/news/data-centers-raise-temperatures-4-degrees-ASU-Sailor-thermal-plume/821359/

    ↩︎
  6. Francesco Cappello, La grande invasione dei data centerhttps://www.francescocappello.com/2026/07/25/la-grande-invasione-dei-data-center-dietro-la-retorica-del-cloud-si-nasconde-unindustria-pesante-che-consuma-territorio-acqua-ed-energia-svuota-la-sovranita-locale-e-arruola-lital/

    ↩︎
  7. Fabio Balocco https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2026/06/entro-il-2030-i-data-center-dellintelligenza-artificiale-consumeranno-quanto-il-giappone/

    ↩︎
  8. https://www.qualenergia.it/articoli/consumi-efficienza-opportunita-data-center-italia/
    ↩︎
  9. https://webthesis.biblio.polito.it/38859/1/tesi.pdf ↩︎
  10. Come sopra. ↩︎
  11. Consulta la mappa completa su Mappature dal basso.  https://umap.openstreetmap.fr/it/map/filiera-aerospacedefense_1303893#17/45.094516/7.643459 

    https://mappaturedalbasso.weebly.com/ ↩︎
  12. Francesco Cappello, come sopra.

    ↩︎
  13. Francesco Cappello, come sopra. ↩︎
  14. Dalla presentazione di Giacomo Pagani, slide consultabili qui https://drive.google.com/file/d/1gXnSY_zk2fOu2hB__-FwYW60UX-GbOtf/view?fbclid=IwY2xjawUu4QFleHRuA2FlbQIxMABwZG9mBWJyaWQRMEU1TEVPUlB0SThJZk1jZWtzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeASjkDTCUXdCxlAe-aSKBlbyY_D3yzx_pN43fBC0B–sLVdWIJ3Q5uCq4I_I_aem_dWeIwB45ZzAVvzU2sjVfwQ 

    ↩︎
  15. Francesco Cappello, come sopra.

    ↩︎

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Considerazioni a caldo: anatomia di un’estate italiana, tra ondate di calore e siccità

Settembre è ormai iniziato. È da giorni superata la quinta ondata di calore e le tempeste che ne sono seguite. L’estate 2026 verrà ricordata come la più calda di sempre (almeno fino al prossimo anno): persino più calda di quella del 2003, considerata fino ad ora la peggiore per le alte temperature.

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Più canadair meno armi

In vista della due giorni di iniziativa che si terrà a Torino il 19-20 settembre contro il riarmo (al fondo all’articolo il programma completo) alla quale anche Confluenza contribuirà per portare il tema su come la guerra investe il nostro territorio, condividiamo un’intervista che abbiamo svolto a Don Renato Sacco, prete della Val d’Ossola sconvolta dagli incendi durante questa estate di calore ed emergenza ecoclimatica.