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Giù le mani dagli Orti Urbani: sulla manifestazione del 5 settembre a Livorno

Lo scorso weekend a Livorno si è tenuto un campeggio e una manifestazione nazionale per difendere l’oasi verde dove sono presenti gli Orti Urbani. Più di 3.000 persone hanno partecipato alla marcia per le vie della città. Il messaggio, portato forte e chiaro fino al Comune, è stato quello di non piegarsi di fronte alle scelte sconsiderate delle giunte che da nord a sud del paese intendono soffocare nel cemento le ultime aree verdi delle città. Le alternative esistono e, dopo un’estate soffocante, pensare di costruire edifici al posto di mantenere spazi verdi curati dal basso è una scelta politica a cui si deve rispondere: gli Orti urbani lo hanno fatto e continueranno a farlo e come loro tanti comitati in tutta Italia.

A Livorno, proprio nei pressi del centro città, è sopravvissuta all’espansione urbana un’area verde di 6 ettari. E’ qui che sorgono gli orti urbani di via Goito, un insieme di appezzamenti di terra immersi nella vegetazione e gestiti dagli abitanti della città. Gli orti nascono più di 10 anni fa con l’intento di rendere l’area accessibile a tutti e tutte dal momento che in precedenza era lasciata all’incuria: poco sicura da attraversare e ampiamente inquinata. 

Un atto politico di riappropriazione che è resistito negli anni e ha fatto sì che in quell’area ancora non fosse calato nel cemento. Gli orti, gestiti da sempre in comune e orizzontalmente, erano e sono casa di attività disparate, un presidio per la città e soprattutto un rifugio in queste estati dalle temperature infernali. Una delle poche possibilità per gli abitanti di autoprodursi il cibo, cosa che nelle città è sempre più difficile. Molto più di un esperimento riuscito: una possibilità da percorrere e replicare. 

In questi tempi tuttavia, le arie di sgombero si fanno sentire anche a Livorno, dove, la brama di profitto ha portato la giunta comunale a convertire l’area promuovendo un progetto edilizio che vorrebbe costruire appartamenti vista mare e, di conseguenza, strade per accedervi, proprio sopra gli Orti. Ed è a questo punto che nasce la necessità di resistere per proteggere gli Orti urbani e di aprire una battaglia per difenderli. 

Di seguito proponiamo un riassunto delle questioni al centro della lotta ribadite in conferenza stampa e durante le giornate di mobilitazione dal collettivo degli Orti urbani e di tutte le voci che a Livorno si sono espresse in loro difesa.

Chi ha deciso di porre una fine all’esperienza degli orti urbani? Su questo, è necessario fare chiarezza. Non si tratta di una questione di legislazione, ma come spesso e volentieri accade in questi contesti, è una scelta politica ben precisa. 

Anche in questo caso, è l’amministrazione (PD) che sceglie il cemento al posto del verde. Nel caso specifico di Livorno, bisogna puntare il dito contro la giunta Salvetti, sorda alle osservazioni poste dagli abitanti che sottolinevano la necessità di rimuovere l’edificabilità dell’area per evitare qualsiasi consumo di suolo e chiedevano la messa in discussione del piano operativo proposto, ricordando le norme che dovrebbero tutelare aree verdi e boschive. L’amministrazione livornese, ignorando queste considerazioni, si sta prendendo due responsabilità: cementificare l’area e sgomberare in modo violento il terreno. Le giustificazioni messe in campo sono tra le più creative e le considerazioni tecniche fallaci sono numerose: la stima dell’ingombro dei vari cantieri che andranno ad insistere sull’area è totalmente falsata, ad esempio.

La costruzione di quattro palazzi (48 appartamenti di lusso), posti ai 4 angoli della mappa, non occupano solo quell’area, ma implicano ampie aree necessarie alla loro edificazione. Per dare un’idea dell’ampiezza dell’area che verrà trasformata si può fare ricorso alle parole dell’imprenditore Frangerini che si occupa del progetto e che si riferisce a questo come di un “nuovo eco-quartiere). Se Frangerini parla di eco-quartieri e quindi di un contesto completamente trasformato rispetto al passato, il sindaco Salvetti, tentando di salvare la faccia maldestramente, parla di un impatto minimo dei cantieri e garantisce che l’80% dell’area verrà restituita ai livornesi. Sembra che i due non abbiano le idee chiare sul futuro, le hanno invece sul presente, ovvero la necessità di sgomberare l’area dagli occupanti per consegnare il terreno alla ditta “libero da cose o persone”. L’unico punto di accordo sembra essere quello di liberarsi del comitato e di chi ha intenzione di difendere lo spazio.

In questo quadro, non mancano una serie di proposte alternative: il progetto si potrebbe benissimo spostare in uno dei diversi vuoti urbani che la città di livorno “offre”. Una opportunità che il sindaco non ha il coraggio di cogliere, preferendo accontentare le volontà speculative delle ditte private. Per far digerire la pillola, si propone la cornice della “riqualificazione dell’area”, l’utilizzo di compensazioni, che non sono altro che una forma di giustificazione discorsiva. Compensazioni che implicherebbo la piantumazione di qualche alberello in altre aree della città che dovrebbe “abbattere le emissioni” prodotte dal progetto: un grande classico della speculazione green. In questo caso, addirittura, si raggiungono livelli dell’assurdo: l’imprenditore Frangerini parla di sè come un “custode dell’ambiente” e sembra essere rammaricato della sua nomea di “palazzinaro”

In ogni caso, questa retorica viene presto rispedita al mittente dal momento che i bisogni della città sarebbero bene altri e suggerirebbero altre zone dove edificare.

La richiesta, ribadita più volte davanti al Comune di Livorno durante la giornata di manifestazione, è quindi quella di far aprire un tavolo per trovare un’alternativa e impedire la cementificazione dell’area verde di via Goito.

Alcuni numeri permettono anche di inquadrare questo progetto come atto criminale dal punto di vista ecologico e sanitario. L’Agenzia Regionale della Sanità segnala che 18 è l’incremento del numero di persone oltre i 65 anni morte al giorno a Livorno, nel solo periodo della prima ondata di calore (iniziata il 25 maggio). Livorno registra quindi un aumento rispetto alla media attesa del 12%, a fronte dell’aumento del 3% su tutta la penisola. Nonostante questo, non sembra ragionevole tener conto della potenza filtrante del verde, indispensabile per porteggere la popolazione dall’inquinamento.

E’ importante precisare come gli orti in sè non siano il punto focale della questione. Si sarebbe potuto prendere accordi per ottenere altri spazi dove ubicare altri orti urbani, il comune li avrebbe concessi. Quello che è importante sottolineare è che questo progetto in toto, per come è stato proposto, è irricevibile oltre che anacronistico in questo momento storico. Gli orti rappresentano un mezzo, non lo scopo di quello che si sta muovendo intorno a via Goito. Un mezzo attraverso cui presidiare e difendere un’area verde indispensabile per salute, la socialità e il benessere dei livornesi. 

Dalla manifestazione del 5 settembre 

Più di 3.000 persone si sono radunate nel pomeriggio del 5 settembre in via Goito presso gli Orti urbani, da dove poi è partita la manifestazione, momento apicale delle giornate di campeggio iniziate il giovedì e conclusesi domenica. 

Più di 100 associazioni, collettivi cittadini e non, comitati provenienti da diverse parti della penisola hanno aderito a quella che è stata la prima manifestazione nazionale in difesa di uno spazio verde: da Reggio Emilia per difendere il Bosco Ospizio, a Torino per difendere il Parco del Meisino, a Pisa dove il Movimento No Base coniuga benissimo lo sfruttamento del verde con la lotta contro la guerra e la militarizzazione dei territori. 

Residenti giovani e meno giovani, studenti, universitari, collettivi di fabbrica, tutti hanno percorso insieme le strade della città per raggiungere il Comune e pretendere un tavolo per decidere una diversa ubicazione per il progetto edilizio che dovrebbe sorgere sugli Orti. Le intenzioni sono chiare: verranno difesi fino alla fine. 

Prima del corteo abbiamo posto qualche domanda a Stefano del Comitato di difesa degli Orti urbani per spiegarci meglio il contesto e le dinamiche di questa lotta, ecco la video-intervista: 

Durante il corteo abbiamo avuto modo di intervistare alcuni partecipanti, per capire meglio cosa li ha spinti in quella calda giornata a sfidare le temperature e mettersi in marcia. Qua un riassunto di quello che ci hanno raccontato: 

Ad oggi Livorno si sta preparando a un eventuale inizio dei lavori nell’area che dovrebbe essere sgomberata per poter procedere con il progetto. 

Già dal lunedì 7 settembre sono incominciati i turni per presidiare il perimetro e impedire l’accesso ai mezzi. 

Resteremo sintonizzati e daremo notizie dei prossimi passi. 

Viva gli Orti urbani! 

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