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Due volontari internazionali delle YPG uccisi da un raid turco a Manbij

Anton Leschek – nome di battaglia: Zana Ciwan, Germania – si era unito al Concilio Militare di Manbij nel settembre 2016, veniva descritto come il giovane tedesco senza paura, è il quarto tedesco ucciso nelle forze YPG.

Uccisi da un raid aereo turco il 24 novembre 2016 a ovest di Manbij, la notizia è stata riportata dal Concilio Militare di Manbij. Il raid s’inserisce all’interno dell’operazione turca Euphrates Shield Operation iniziata dieci giorni dopo la liberazione di Manbij contro IS, ma che mira anche ad indebolire le Forze Democratiche Siriane, tra cui appunto il Concilio Militare di Manbij.
Le YPG si trovano a Manbij ovest per difendere la città e portare avanti l’offensiva contro l’ISIS.
L’operazione turca in cui sono morti i due compagni era iniziata il 2 novembre con degli attacchi che si sono tradotti in conflitto aperto dal 21 novembre; in quei giorni sono morti almeno cinque combattenti delle YPG.

I due compagni erano rimasti a Manbij dopo la sua liberazione dallo Stato Islamico avvenuta il 15 agosto per aiutare le unità locali a difendere la regione da ulteriori attacchi esterni. In particolare volevano difendere la zona dalle minacce turche che stavano aumentando nel nord della Siria.

Michael ad agosto aveva scritto in un post sul suo profilo Facebook:

“Ciao a tutti, sono ritornato in Rojava e mi fermerò qua diversi mesi per dare il mio contributo, per difen-dere la rivoluzione. La lotta del Rojava rappresenta il movimento più dinamico e rivoluzionario dei nostri tempi. Credo vivamente che il compito fondamentale dei nostri alleati comunisti e internazionalisti sia quello di unirsi a tale movimento per aiutare il suo consolidamento e per imparare da esso.  In Rojava si concretizzano aspetti su cui abbiamo solo fantasticato attraverso letture astratte, vengono modificati e adattati alla lotta per diventare realtà. Oltre a questo, il Rojava sta riorganizzando la propria società nono-stante il caos e la devastazione causati da cinque anni di guerra civile. I miglioramenti ottenuti dalla rivo-luzione sono davvero notevoli in queste dure ed austere condizioni.
Ora che sono tornato in Rojava so che tutti i miei bisogni saranno soddisfatti: in questo luogo non sentirò il bisogno di possedere del denaro per soddisfare le mie necessità di base, io – come tutti gli altri – non ri-marrò mai senza acqua e cibo né senza vestiti o senza un posto in cui riposare la notte. Qua il movimento si prende cura delle persone.
Ciò non vuol dire tuttavia che il Rojava ed il resto della Siria non abbiano bisogno di aiuto.
Invito tutti i miei amici e compagni ad informarsi sulla rivoluzione del Rojava e a studiare come il movi-mento ha guidato l’offensiva contro i fascisti dell’ISIS. A tutti coloro che hanno la possibilità di dare una mano chiedo di aiutare concretamente il movimento attraverso l’invio di donazioni in modo tale da raffor-zare questa rivoluzione attraverso l’aiuto della comunità internazionale.
Mike”

Vicini alle famiglie dei compagni caduti mandiamo tutto il nostro sostegno a loro e a tutti/e i/le combatten-ti/e delle YPG che ogni giorno mettono i propri corpi e le proprie vite contro un sistema che guarda solo allo schiacciamento di queste popolazioni che da decenni vivono in una continua e devastante distruzione. Sia-no dedicati dei momenti di silenzio in memoria dei compagni colpiti dalla violenza di Erdogan.


Riportiamo di seguito anche il commento facebook di Davide Grasso appena tornato in Italia dopo aver combattutto con la YPG dopo essersi recato in medioriente come inviato di Infoaut e Radio Onda d’Urto:

 

 

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